Hiv, arriva in Italia dolutegravir/lamivudina, nuovo regime a 2 farmaci in unica compressa giornaliera 

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Interessante novitā nella terapia dell'Hiv. Il regime a due farmaci a base dolutegravir/lamivudina č oggi disponibile in Italia per il trattamento dell'infezione HIV-1 in adulti e adolescenti di etā superiore ai 12 anni con peso corporeo di almeno 40 Kg, con nessuna resistenza nota o sospetta alla classe degli inibitori dell'integrasi, o a lamivudina.

Interessante novità nella terapia dell’Hiv. Il regime a due farmaci a base dolutegravir/lamivudina è oggi disponibile in Italia per il trattamento dell’infezione HIV-1 in adulti e adolescenti di età superiore ai 12 anni con peso corporeo di almeno 40 Kg, con nessuna resistenza nota o sospetta alla classe degli inibitori dell’integrasi, o a lamivudina.

L’autorizzazione all’immissione in commercio in Italia per dolutegravir/lamivudina è stata concessa in maggio 2020. Il farmaco è stato sviluppato da ViiV Healthcare, azienda farmaceutica a maggioranza GlaxoSmithKline, in partecipazione con Pfizer e Shionogi.

“Grazie all’impatto dei farmaci antiretrovirali, negli ultimi 20 anni la storia di questa malattia si è completamente modificata passando da una malattia rapidamente progressiva, nell’arco di mesi, a un’infezione cronica. Rimane aperto il problema dell’attesa di vita che non è ncora esattamente quella della popolazione generale come ci ricorda un lavoro su JAMA (su 40mila persone con HIV e 400mila controlli comparabili) ci sono ancora dai 6 ai 9 anni di differenza. Esiste un gap che non si è ancora del tutto colmato.

In questa situazione di raggiunta cronicizzazione della malattia diventa fondamentale l’impatto delle terapie nel lungo periodo perché parliamo di decenni di trattamento in cui è necessario raggiungere e mantenere un’efficacia virologica molto elevata, proteggere la persona da eventuale fallimento virologico, ma soprattutto minimizzare gli eventi avversi e gli effetti collaterali e l’impatto che tutte le terapie croniche possono provocare” sottolinea Andrea Antinori, direttore dell'U.O.C. Immunodeficienze Virali - INMI "Lazzaro Spallanzani" I.R.C.C.S. – Roma.

In Europa ogni anno sono circa 25mila le nuove diagnosi di infezione da HIV. In Italia i nuovi casi sono stati 2847 nel 2018, mentre si stima che le persone che vivono con HIV in Italia siano oltre  130 mila.

«Dal 1995 a oggi tutto quello che è stato fatto nel trattamento dell’Hiv è stato legato a tre farmaci, indispensabili per garantire questo successo di lungo periodo. Oggi presentiamo dei dati molti importanti che segnano la disponibilità in Italia di una solida combinazione con due farmaci antiretrovirali, che associa dolutegravir e lamivudina. Questi risultati a 96 settimane sono relativi agli Studi GEMINI 1 e 2, che ne hanno valutato l’efficacia e la sicurezza rispetto al trattamento standard a tre farmaci nei pazienti mai trattati in precedenza, anche con carica virale di oltre 100.000 copie/mL – spiega Antinori. Sul fronte della pratica clinica questo aspetto è cruciale, in quanto si potrà fin dall’inizio del trattamento utilizzare il minor numero di farmaci possibile, utili a garantire l’efficacia virologica e il benessere del paziente, aumentando la sicurezza e la tollerabilità».

L’autorizzazione all’immissione in commercio per la combinazione dolutegravir/lamivudina è supportata dai dati degli studi globali GEMINI 1 e 2, che hanno coinvolto oltre 1400 adulti con infezione da HIV-1. In questi studi, dolutegravir e lamivudina hanno dimostrato un’efficacia non inferiore in confronto al regime a tre farmaci di dolutegravir e due inibitori della transcriptasi inversa (NRTIs), tenofovir disoproxil fumarato/emtricitabina (TDF/FTC), sulla scorta dei valori di RNA plasmatico HIV-1 <50 copie per millilitro (c/mL), misura standard di controllo dell’HIV, alla 48esima settimana.

I risultati relativi alla sicurezza per dolutegravir e lamivudina osservati negli studi GEMINI 1 e 2 sono in linea con i foglietti illustrativi relativi ai due farmaci. 4 pazienti (1%) in entrambi i gruppi, dolutegravir e lamivudina e dolutegravir associato a TDF/FTC, hanno avuto eventi avversi seri legati al trattamento, 15 pazienti (2%) nel gruppo dolutegravir e lamivudina e 16 pazienti (2%) nel gruppo dolutegravir e TDF/FTC hanno avuto eventi avversi legati alla sospensione del trattamento. Le reazioni avverse più comuni sono state cefalea, diarrea, nausea, insonnia e astenia. Nessun paziente è andato incontro a fallimento virologico in entrambi i bracci di trattamento né ha sviluppato resistenza al trattamento.

“Ventiquattro anni fa con la pubblicazione del New England Journal of Medicine che mostrava come con tre farmaci il virus andava in crisi mentre se mettevamo insieme due di questi farmaci, non ottenevamo buoni risultati. Abbiamo provato anche nel proseguo a tornare indietro a due farmaci ma i risultati sono stati sempre non buoni quindi la triplice terapia è stato un punto fermo per 20 anni salvando i nostri pazienti.

Adesso sono cambiati i farmaci, siamo arrivati alla terza generazione, con molecole estremamente potenti. Questa terapia con regime a due farmaci è un avanzamento nel campo della cura dell’infezione da HIV ed è legata al superamento dello schema classico che richiedeva necessariamente tre farmaci per ottenere un effetto antivirale duraturo – afferma Carlo Federico Perno, Professore Ordinario di Microbiologia e Microbiologia Clinica Università degli studi di Milano e Direttore Microbiologia Ospedale Niguarda – Non tutti i regimi a due farmaci possono però garantire efficacia, perché il virus dell’HIV è in grado di “sfuggire” in caso di protezione inadeguata del trattamento antiretrovirale. Quindi sì alla terapia a due farmaci, ma solo con molecole adeguatamente potenti e in grado di controllare la replicazione, anche se usati in uno schema a due farmaci e non a tre”.

“Precisiamo che questa duplice terapia è indicata per una grande fetta di pazienti ma non per tutti. Esistono condizioni in cui questa terapia va benissimo come l’inizio terapia nel soggetto naive; per queste persone può essere considerato uno standard come mostrato dai risultati degli studi GEMINI. Anche nei pazienti che si spostano da un regime a 3 farmaci verso questo nuovo regime a due farmaci non ci sono problemi, in quanto sussiste la presenza di una soppressione virologica prolungata. Rimane fuori una piccola quota di pazienti che sta sperimentando fallimento virologico, quelli che possono avere una resistenza  in corso o avuta in passato. I pazienti falliti e multifalliti non hanno una indicazione per un regime a due farmaci, aggiunge Antinori.

Filippo von Schloesser, presidente associazione Nadir, ha voluto ricordare “Anche grazie all’innovazione terapeutica, l’aspettativa di vita della maggior parte delle persone con HIV è oggi confrontabile a quella della popolazione generale. Avere a disposizione, dunque, una terapia antiretrovirale che ha tra i suoi razionali più importanti, oltre quelli viro-immunologici, anche quello di essere un valido contributo al miglioramento della qualità della vita, è davvero cruciale nel percorso di lungo termine. Fino a pochi anni fa era impensabile avere a disposizione una terapia completa con due soli farmaci che non imponesse cautele per possibili danni d’organo, fattore chiave da considerare quando si invecchia e si assumono terapie per le patologie tipiche di questa situazione”.

“Con l’introduzione di questo nuovo regime duplice ovviamente non possiamo dire che finisce l’utilizzo della terapia a tre farmaci  ma la duplice si va ad affiancare ad altre soluzioni” sottolinea Antinori.

“Oggi abbiamo bisogno di una terapia personalizzata, questa nuova duplice è un cambiamento di approccio, è l’unica doppia consigliata oggi nei primi regimi terapeutici affiancandosi alle triplici che rimangono valide per certi tipi di pazienti” aggiunge Perno.

“Nell’area dell’HIV, nonostante i grandi progressi della terapia degli ultimi anni, continuano ad esserci bisogni insoddisfatti. Ne deriva l’esigenza di continuare ad investire in R&D anche in quest’area terapeutica. ViiV Healthcare fin dalla sua nascita nel 2009 è dedicata all’obiettivo di creare un futuro migliore per le persone che vivono con l’HIV Lo fa insieme alle Associazioni, Medici e Istituzioni concentrandosi sulla ricerca di soluzioni terapeutiche innovative che uniscono efficacia ad attenzione alla qualità della vita e senza paura di sfidare lo status quo”, ha dichiarato Maurizio Amato, Presidente e Amministratore Delegato di ViiV HC Italia.

Informazioni su dolutegravir/lamivudina
La combinazione dolutegravir 50 mg/ lamivudine 300 mg compresse è stata autorizzata in Europa per il trattamento dell’infezione HIV-1 in adulti e adolescent di età superiore ai 12 anni con peso corporeo di almeno 40 Kg, con nessuna resistenza nota o sospetta alla classe degli inibitori dell’integrasi o lamivudina. Dolutegravir/lamivudina è un regime di trattamento composto da due soli farmaci in una singola compressa giornaliera che comprende un inibitore dell’integrasi (INSTI) dolutegravir (50 mg) e un inibitore nucleosidico della transcriptasi (NRTI) lamivudine (300 mg).

In Europa, l’autorizzazione per l’immissione in commercio della combinazione dolutegravir/lamivudina per il trattamento del’infezione da HIV-1 in adulti e adolescenti con più di 12 anni di età e peso di almeno 40 kg, senza resistenza nota o sospetta alla classe degli inibitori dell’integrasi o a lamivudina è stata approvata dall’European Medicines Agency nel luglio 2019.

Come un regime a tre farmaci a base di dolutegravir, dolutegravir/lamivudina utilizza due farmaci per inibire il ciclo virale in due diversi siti. Gli INSTI, come dolutegravir, inibiscono la replicazione dell'HIV impedendo al DNA virale di integrarsi nel materiale genetico delle cellule immunitarie umane (cellule T). Questo passaggio è essenziale nel ciclo di replicazione dell'HIV ed è anche responsabile dell'instaurarsi dell'infezione cronica. Lamivudina è un NRTI che agisce interferendo con la conversione dell'acido ribonucleico virale (RNA) in acido desossiribonucleico (DNA) che a sua volta impedisce la moltiplicazione del virus.
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