Malattia di Parkinson, disponibile in Italia opicapone, nuovo COMT-inibitore di terza generazione

Italia

I malati di Parkinson italiani potranno avere a disposizione un nuovo farmaco per migliorare il controllo dei sintomi nelle fasi più avanzate della malattia. Si tratta di opicapone, un inibitore orale delle COMT (catecol-O-metiltransferasi) di terza generazione, disponibile in mono-somministrazione giornaliera e dotato di una azione inibitoria potente e duratura, con un buon profilo di tollerabilità.

I malati di Parkinson italiani potranno avere a disposizione un nuovo farmaco per migliorare il controllo dei sintomi nelle fasi più avanzate della malattia. Si tratta di opicapone, un inibitore orale delle COMT (catecol-O-metiltransferasi) di terza generazione, disponibile in mono-somministrazione giornaliera e dotato di una azione inibitoria potente e duratura, con un buon profilo di tollerabilità.

Approvato dall’Unione Europea nel giugno del 2016, è ora disponibile in Italia con il marchio Ongentys ed è indicato come terapia aggiuntiva alle combinazioni di levodopa/inibitori della DOPA decarbossilasi (DDCI) in pazienti adulti con malattia di Parkinson e fluttuazioni motorie di fine dose che non sono stabilizzati con queste combinazioni.

È stato sviluppato dall’azienda portoghese BIAL e progettato per fornire un'elevata potenza inibitoria delle COMT evitando la tossicità cellulare, un problema che aveva fortemente limitato l’uso di un precedente inibitore, tolcapone.

Efficacia e sicurezza di opicapone
Opicapone è stato approvato grazie a due studi multicentrici di fase III, BIPARK-I e BIPARK-II, randomizzati, controllati con placebo, con una fase in doppio cieco e una fase di estensione in aperto della durata di un anno e su un ampio numero di pazienti, che ne hanno valutato l’efficacia e la tollerabilità.

«Opicapone è stato confrontato al placebo e a un comparatore attivo, un altro COMT-inibitore già in commercio in Italia, entacapone» ha dichiarato ai microfoni di Pharmastar Fabrizio Stocchi, Responsabile del Centro per la cura e la diagnosi del Parkinson, IRCCS San Raffaele di Roma. «Gli studi hanno dimostrato che opicapone è efficace nel migliorare le fluttuazioni motorie e non-motorie dei pazienti con malattia di Parkinson, aumentando il tempo di ON e diminuendo il tempo di OFF. Il farmaco ha dimostrato di non essere inferiore a entacapone ma, guardando meglio i risultati, si è rivelato superiore soprattutto nel numero di pazienti responder alla terapia e anche, in una comparazione indiretta, come miglioramento del tempo di OFF».

Dal punto di vista della sicurezza «opicapone è molto tollerabile. Se consideriamo che gli effetti collaterali di entacapone sono soprattutto la discolorazione delle urine e la diarrea, questo non si è verificato e non si verifica con l’uso opicapone», ha continuato Stocchi. «In più è stata data molta attenzione alla tollerabilità epatica, perché in passato i COMT-inibitori, in particolare tolcapone, avevano dato dei problemi. Questo è da sottolineare, infatti opicapone ha dato un’ottima tollerabilità dal punto di vista epatico, senza nessun segno di sofferenza a carico di questo organo».

Il ruolo di opicapone nella terapia
In assenza di farmaci in grado di rallentare o arrestare la progressione della malattia, l’obiettivo principale della terapia è fornire un controllo dei sintomi più duraturo possibile, riducendo al minimo gli effetti avversi.
Il trattamento sintomatico più efficace consiste nella somministrazione di levodopa, il precursore naturale della dopamina.

La progressione della malattia richiede un graduale aumento del dosaggio della levodopa per mantenere un adeguato controllo motorio, che a sua volta porta allo sviluppo di complicanze come fluttuazioni motorie e discinesie. Fino al 50% dei pazienti trattati con levodopa sviluppa infatti fluttuazioni motorie entro due anni. La levodopa per via orale è soggetta a metabolizzazione, soprattutto periferica, da parte dell’enzima DDC e per questo motivo viene di solito somministrata in combinazione con benserazide o carbidopa, due inibitori della DDC periferica.

Nonostante questo, solo una quantità relativamente piccola di una dose orale di levodopa raggiunge il cervello, poiché la maggior parte viene metilata a 3-metossitiramina (3-MT) dall’enzima COMT. L'uso di COMT-inibitori previene l'O-metilazione della levodopa e ne aumenta la disponibilità, in particolare nel cervello.

«Il farmaco è da usare in pazienti che assumono levodopa e che hanno fluttuazioni nelle loro performance quotidiane, cioè soffrono di fenomeni ON/OFF», ha precisato Stocchi. «Opicapone può essere molto utile aggiunto alla levodopa ma anche ad altri farmaci antiparkinsoniani, infatti negli studi è stato aggiunto a qualsiasi altra terapia, portando sempre a un miglioramento delle performance e del tempo di ON e OFF».

La malattia di Parkinson
E’ la seconda patologia neurodegenerativa più comune dopo l’Alzheimer e la sua prevalenza cresce all’aumentare dell'età. Esordisce mediamente intorno ai 60 anni e ha una durata media, dalla diagnosi alla morte, di circa 15 anni.
I sintomi motori rappresentano le manifestazioni più evidenti della malattia. Bradicinesia, rigidità e tremore a riposo compaiono solo dopo una sostanziale degenerazione (>70%) dei neuroni dopaminergici nigrostriatali. Sono altamente responsivi alla levodopa, ma la loro gestione si complica quando la finestra terapeutica si riduce per via della progressiva neurodegenerazione, che rende via via più difficile ottenere un adeguato controllo dei sintomi senza la comparsa di complicanze.

Le complicanze motorie includono le fluttuazioni motorie, caratterizzate da periodi di riduzione del beneficio dal farmaco, e la discinesia, in cui compaiono movimenti involontari ipercinetici. Il miglioramento dei sintomi dopo una risposta individuale alla levodopa è descritto come fase "ON", mentre la ricomparsa dei sintomi viene definita fase "OFF"

La maggior parte dei pazienti sperimenta anche una varietà di sintomi non-motori, che includono disturbi dell'umore, apatia, anedonia (incapacità a provare piacere) e depressione, disfunzione cognitiva e allucinazioni, oltre a disturbi comportamentali. Nella maggior parte dei pazienti sono comuni anche disfunzioni del sistema nervoso autonomo come ipotensione ortostatica, disfunzione urogenitale e costipazione.


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