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Mieloma multiplo, arriva in Italia il belantamab mafodotin, primo della classe degli anti BCMA

Arriva anche in Italia un farmaco nuovo e innovativo per la terapia del mieloma multiplo. Inizialmente sarà disponibile per i pazienti più gravi, che sono andati incontro ad almeno quattro ricadute di malattia dopo altri trattamenti. Si tratta di belantamab mafodotin, un anticorpo monoclonale 'coniugato', composto cioè da due molecole. La prima è un anticorpo monoclonale umanizzato (belantamab) specializzato per raggiungere un recettore espresso sulla superficie delle plasmacellule mielomatose, chiamato BCMA, l'antigene di maturazione dei linfociti B. Tramite un linker resistente alle proteasi, il belantamab è coniugato con un potente chemioterapiaco, l'inibitore dei microtubuli monometil auristatina F (MMAF).

Arriva anche in Italia un farmaco nuovo e innovativo per la terapia del mieloma multiplo. Inizialmente sarà disponibile per i pazienti più gravi, che sono andati incontro ad almeno quattro ricadute di malattia dopo altri trattamenti. Si tratta di belantamab mafodotin, un anticorpo monoclonale ‘coniugato’, composto cioè da due molecole. La prima è un anticorpo monoclonale umanizzato (belantamab) specializzato per raggiungere un recettore espresso sulla superficie delle plasmacellule mielomatose, chiamato BCMA, l’antigene di maturazione dei linfociti B.

Tramite un linker resistente alle proteasi, il belantamab è coniugato con un potente chemioterapiaco, l’inibitore dei microtubuli monometil auristatina F (MMAF) che blocca i processi vitali della plasmacellula, provocandone la morte attraverso un meccanismo definito di “apoptosi”.



Come agisce
Il belantamab mafodotin è diretto contro un nuovo bersaglio terapeutico emergente per il trattamento del mieloma multiplo: l’antigene di maturazione delle cellule B (B-Cell Maturation Antigen, BCMA), una proteina della superficie cellulare che gioca un ruolo essenziale nella proliferazione e nella sopravvivenza delle plasmacellule ed è sovra espressa sulle plasmacellule mielomatose.

A questa azione principale se ne affiancano altre di attivazione del sistema immunitario del paziente, che potenziano l’effetto anti-mielomatoso. Il dato significativo è che negli studi clinici, e nella real life, questa nuova cura ha dimostrato di saper tenere a bada il mieloma e di aumentare la sopravvivenza in pazienti pluritrattati, per i quali non esistono ad oggi ulteriori possibilità terapeutiche.

Prodotto in Italia
Il farmaco arriva anche grazie al contributo della specializzazione farmaceutica italiana: belantamab mafoditin viene prodotto ed esportato in tutto il mondo dallo stabilimento GSK di San Polo di Torrile, a due passi da Parma. La produzione è iniziata nel 2019 con un investimento di 7,5 milioni di euro.



Per chi è indicato
In base alle indicazioni approvative, attualmente ne possono beneficiare circa 200 pazienti, dei circa 5700 a cui ogni anno viene diagnosticato un mieloma. Per tutto il 2021, in attesa del via libera dell’AIFA, GSK ha messo a disposizione gratuitamente belantamab ai centri che ne hanno fatto richiesta, grazie ad un progetto di Expanded Access Program. Questo ha permesso di dare più tempo e qualità alla vita a molti pazienti con pochissime opzioni terapeutiche efficaci o altrimenti sarebbero stati destinati alla palliazione. Entriamo nel merito cercando di dare concretezza all’aggettivo “significativo”.

Lo studio registrativo
Il trattamento con belantamab mafodotin, che prevede un’infusione endovenosa ogni 3 settimane, nello studio clinico registrativo DREAMM-2, pubblicato da Lancet Oncology, ha ottenuto un tasso di risposta globale del 32%. Oltre la metà dei pazienti (58%) ha raggiunto una risposta parziale molto buona o superiore e in alcuni casi completa. La sopravvivenza globale mediana è stata di circa 14 mesi, un risultato sorprendente in questa particolare sottopopolazione di pazienti. Numeri importanti, dunque, che aprono nuovi scenari nella lunga partita con il mieloma multiplo. Una malattia, ricordiamo, per la quale non c’è ancora una cura definitiva.

I numeri del mieloma multiplo
Il mieloma multiplo è al secondo posto fra le neoplasie ematologiche più frequenti dopo il linfoma non-Hodgkin ed è responsabile dell’1-2% di tutte le neoplasie e del 10- 15% dei tumori ematologici. Colpisce soprattutto gli anziani, con un’età media alla diagnosi di circa 70 anni (solo il 2% dei pazienti ha meno di 40 anni); inoltre, è leggermente più diffuso negli uomini.

L’incidenza stimata è di circa 39000 nuovi casi ogni anno in Europa. La decima edizione de I numeri del cancro in Italia, pubblicata nel 2020 dall’Associazione Italiana Registri Tumori (AIRTUM), in collaborazione con l’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM), riporta che nel nostro Paese ogni anno si stimano circa 5700 nuovi casi di mieloma multiplo, con un’incidenza di 3019 casi negli uomini e 2740 nelle donne.

In Italia, il mieloma multiplo rappresenta l’1,5% di tutti i tumori diagnosticati nella donna (7,7 casi ogni 100.000 abitanti per anno) e l’1,6% di tutti i tumori diagnosticati nell’uomo (11,1 casi ogni 100.000 abitanti per anno).

La svolta nella terapia si è vista a partire dagli anni 2000 che hanno visto la scoperta di numerose molecole che consentono di gestire sia i pazienti di nuova diagnosi sia quelli recidivati/refrattari: gli inibitori del proteosoma di seconda generazione, i farmaci immunomodulanti, gli anticorpi monoclonali e gli inibitori delle istone deacetilasi. Questi farmaci hanno permesso sia di raggiungere miglioramenti notevoli in termini di sopravvivenza libera da progressione e sopravvivenza globale, sia di offrire al paziente una buona qualità di vita.