Una fotografia del mercato farmaceutico del 2017 e gli scenari per il 2018

Qual l'andamento del mercato farmaceutico italiano? Quali sono i canali in maggiore evoluzione? Qual il ruolo dei farmaci OTC? Sono questi alcuni dei temi dell'incontro svoltosi a Pavia dal titolo "Il mercato pharma: commento 2017 e prospettive 2018" organizzato dall'Associazione Italiana Sviluppo Marketing (AIMS), nel corso del quale stato fatto il punto sul mercato farmaceutico dell'anno appena concluso e sono stati discussi i possibili scenari per il 2018.

Qual è l’andamento del mercato farmaceutico italiano? Quali sono i canali in maggiore evoluzione? Qual è il ruolo dei farmaci OTC? Sono questi alcuni dei temi dell’incontro svoltosi a Pavia dal titolo “Il mercato pharma: commento 2017 e prospettive 2018” organizzato dall’Associazione Italiana Sviluppo Marketing (AIMS), nel corso del quale è stato fatto il punto sul mercato farmaceutico dell’anno appena concluso e sono stati discussi i possibili scenari per il 2018.

Una panoramica dei dati del mercato è stata illustrata da Carlo Salvioni, direttore vendite e marketing di IQVIA Italia.

Il mercato totale del farmaco etico in Italia (ospedaliero e farmacia) chiude in crescita il 2017 raggiungendo un fatturato totale di 21,2 miliardi di euro, +2,9% rispetto al 2016. L’andamento del mercato a valori è quindi in crescita, anche se si registra un rallentamento rispetto agli anni precedenti.  Per quanto riguarda i volumi, il mercato è sostanzialmente invariato.

Vediamo più in dettaglio i singoli canali distributivi come si sono comportati, sia pe ri farmaci etici, gli OTC e i nutraceutici.

Mercato totale farmacia
Il fatturato complessivo in farmacia è stabile a 24,5 miliardi di euro, suddiviso in farmaci rimborsati dal SSN (42,1%) e farmaci acquistati privatamente dai cittadini (57,9%), siano essi prodotti etici o commerciali. Da evidenziare un calo della spesa da parte del servizio sanitario, che in cinque anni è sceso del 6,3%, bilanciato da un aumento dell’acquisto privato, a conferma di un trend presente anche negli passati.

Più nel dettaglio, la quota privata è costituita per il 13% di farmaci in classe C, per il 6% di farmaci in fascia A acquistati dai cittadini e in costante crescita anno dopo anno, e per il 39% di altri prodotti.

La distribuzione regionale delle due categorie delinea un quadro estremamente differenziato, con una quota decisamente maggiore di farmaci rimborsati venduti nelle regioni meridionali, con un massimo del 51% in Puglia, che via via diminuisce spostandosi verso il nord del paese, fino a un minimo del 35% in Liguria.

In base invece alla tipologia di acquisto, le farmacie acquistano farmaci etici direttamente dalle aziende per una quota del 15%, cresciuta del 2,7% in cinque anni. Il motivo è legato soprattutto al modello di business delle aziende genericiste, le cui vendite per il 38% vengono fatte direttamente alle farmacie, senza passare attraverso i canali distributivi, diversamente da quanto avviene per le farmaceutiche tradizionali (10% di vendite dirette).

Farmaci generici
Prosegue la crescita del mercato dei farmaci equivalenti (generici) catalogati secondo la lista di trasparenza AIFA. Nel 2017 questo mercato in farmacia ha rappresentato l’81% a volumi e il 64% a valori del totale dei farmaci di classe A. I farmaci equivalenti sono ormai considerati intercambiabili rispetto al farmaco originale. Pertanto sono un'opzione terapeutica a basso costo che porta una potenziale riduzione dei costi sanitari.

Mercato OTC
Complessivamente, nel 2017 i farmaci da banco hanno realizzato un fatturato di 6,4 miliardi di euro (prezzi al pubblico), con una crescita media del 2,4%. Facendo un distinguo tra canali distributivi, la parte del leone la fanno le farmacie (5,8 mld), con le parafarmacie e i corner GDO (grande distribuzione organizzata) che ancora rappresentano realtà minoritarie (419 e 193 mln rispettivamente) ma in costante crescita.

L’incremento maggiore si verifica proprio nelle parafarmacie, principalmente localizzate al Sud, che vedono aumentare il loro giro d’affari del 6%, un canale che secondo Salvioni «le aziende farmaceutiche stanno sottovalutando, che merita invece la giusta attenzione»

La crescita è data principalmente dai nuovi prodotti, non necessariamente nuovi “lanci”, ma anche nuove formulazioni, cambiamenti nel dosaggio o nel packaging.

Mercato nutraceutici
Ormai da anni sono la star del mercato commerciale, in crescita del 6% rispetto al 2016 e «questa è un po’ un’eccellenza, o un’anomalia, perché di fatto la spesa pro capite per questi prodotti in Italia è la più alta d’Europa». La domanda è forte, in tutti i canali, con una crescita non solo legata ai nuovi prodotti ma in buona parte anche ai prodotti maturi.

Vendite on line
Per il quarto anno consecutivo, le vendite online dei prodotti di libera vendita mettono a segno una promettente crescita a doppia cifra (+17%), ma il giro di affari arriva ad appena 96 milioni di euro. Dal portale del Ministero della Salute si evince che 623 farmacie sono autorizzate alla vendita online. Tuttavia dai dati IQVIA si capisce che soltanto una cinquantina di farmacie ha investito realmente su questo canale.

Mercato ospedaliero e DPC
Nel settore ospedaliero, che ha raggiunto i 10,3 miliardi, in aumento del 4% rispetto al 2016, avviene la vera crescita del mercato in questo momento.
Per la prima volta, i valori non sono calcolati in maniera standard, cioè la metà del prezzo al pubblico, ma  “si basano sui prezzi medi d’asta reali di aggiudicazione nelle regioni», una valorizzazione più realistica. Crescono entrambe le aree di spesa, ovvero i consumi interni del 5%, e la distribuzione diretta del 3,1%.

La modalità della distribuzione in nome e per conto (DPC), particolarità italiana unica al mondo, con un meccanismo di acquisto simile a quello ospedaliero ma che poi passa attraverso le farmacie al pubblico per la distribuzione al paziente, si è molto sviluppato negli ultimi anni, con tassi di crescita a doppia cifra. Nel 2017 con questa modalità sono stati realizzati 2 miliardi di fatturato, in aumento del 13,3% rispetto al 2016.

A livello regionale si verificano le situazioni più disparate, grazie al fatto che ogni regione, ogni ospedale e ogni ASL è autonoma nel decidere quali farmaci distribuire attraverso questa formula. Come risultato, assistiamo a enormi differenze nel numero di referenze inserite nella DPC per ogni regione, dal momento che si passa dalle 793 della Toscana alle 230 della Lombardia.
In alcuni casi vengono inseriti in DPC anche i farmaci generici, scelta possibile, ma forse non era proprio per questo che il meccanismo era stato ideato.

Come risultato anche i prezzi medi sono molto diversi da regione a regione, a seconda che nella DPC siano stati inseriti farmaci con prezzi più o meno alti. In questo caso gli estremi sono rappresentati dal Friuli Venezia Giulia, con un prezzo medio di 80 euro, e dall’Emilia Romagna, con un prezzo medio di 29 euro.

Tavola rotonda: Scenario 2018
Secondo Gadi Schönheit, vicepresidente di Doxa Pharma, ipotizzare uno scenario attendibile è un’operazione problematica alla luce di quanto avvenuto negli ultimi dodici mesi. Nel 2017, in ambito sanitario, è cresciuto il ruolo delle regioni e si sono amplificate le differenze tra regione e regione. A questo trend ha fatto da contraltare, in una direzione però contraria alla regionalizzazione in atto, un aumento del ruolo decisionale dell’Aifa.

Aifa che ha invece fatto qualcosa di importante nei confronti dei farmaci innovativi, per quali sono stati istituiti dei fondi speciali, definendo con precisione, dice Schönheit, cosa vuol dire farmaco innovativo e stabilendo anche la durata temporale di questo status, in modo da facilitare una previsione più accurata delle spese future per questa categoria. Questo processo purtroppo si è arrestato per via dello stato di incertezza istituzionale, e pertanto diventa difficile prevedere se e come evolverà il meccanismo della spesa sanitaria.

Leonardo Vingiani, direttore di Assobiotec Federchimica si è fatto portavoce di alcune proposte dell’associazione.

La prima proposta ha posto l’accento sul meccanismo per il quale i fondi risparmiati sulla spesa regionale vengono riacquisiti dallo Stato anziché essere mantenuti in ambito sanitario, al fine perlomeno di ammortizzare, anche in piccola parte, il disavanzo sul canale ospedaliero. Si vorrebbe quindi iniziare ad affermare il concetto di interconnessione tra i tetti di spesa.

La seconda proposta è relativa al delicato il tema del presunto sfondamento del tetto per i farmaci orfani, per le malattie rare, commentando che «da qualunque sfondamento deve essere sottratta la quota che, per scelta politica generale condivisa dal paese, è una quota di pura solidarietà che tutti noi vogliamo e dobbiamo a chi è portatore di una malattia rara e ha bisogno del farmaco orfano».

Ultima proposta è una revisione del prontuario farmaceutico nazionale, un processo quanto mai necessario per effettuare un delisting di farmaci che hanno prezzi molto bassi. Viene portato l’esempio degli inibitori di pompa, rimborsati dal SSN pur avendo oramai prezzi decisamente inferiori ai comuni antiacidi di automedicazione.

Giorgio Colombo, direttore scientifico S.A.V.E. (Studi Analisi Valutazioni Economiche) ha commentato i dati relativi al numero di nuove farmacie aperte in Italia lo scorso anno, ben 400, che però si inseriscono in un mercato piatto. «Da economista mi chiedo, se aggiungo nuova offerta in un mercato stabile significa che l’offerta ridurrà il fatturato dei singoli punti vendita. Salvo che si possa aumentare la marginalità, e per farlo ci sono poche strade, la riduzione dei costi o l’aumento dei prezzi. Inoltre, queste nuove farmacie le innestiamo in un settore che oggi è alla prova dell’ingresso di capitali privati.»

Il settore è infatti all’inizio di un percorso che porterà grandi cambiamenti, che andranno a modificare in modo radicale il concetto stesso di farmacia a cui siamo abituati.
La questione delle farmacie è resa complessa e imprevedibile a seguito del disegno di legge sulla concorrenza dello scorso agosto, che consente l’ingresso delle società di capitali per acquistare una o più farmacie, aprendo la strada alla creazione di catene di farmacie.

Le catene, aggiunge Salvioni «potranno offrire percorsi di carriera, implementare tecnologie digitali che oggi la farmacia media difficilmente offre. Alcune faranno una grossa concorrenza, soprattutto nelle grandi città, probabilmente avvieranno servizi 24h o consegne a domicilio, insomma una serie di cambiamenti che discrimineranno molto, ma consentiranno un ammodernamento del settore».

L’evoluzione della situazione porterà a una forte selezione delle farmacie classiche, da cui emergeranno le figure professionali più preparate e in grado di svolgere il ruolo di consiglieri per i consumatori, le capacità di gestione più innovative, l’uso di nuove tecnologie e le offerte di servizi per il paziente più ampie e variegate. Anche perché nuovi attori, vedasi il caso di Amazon che si sta attrezzando per vendere farmaci online, comporteranno un’ulteriore rivoluzione.