Sclerosi multipla, ozanimod mantiene l'efficacia a 96 settimane

Alla 32a edizione del Congresso dell'European Committee for Treatment and Research in Multiple Sclerosis (ECTRIMS) sono stati presentati i dati relativi alla fase di estensione della durata di 96 settimane dello studio di fase II RADIANCE condotto in pazienti con sclerosi multipla recidivante remittente trattati con il modulatore sperimentale dei recettori 1 e 5 della sfingosina-1-fosfato (S1P) ozanimod.

Alla 32a edizione del Congresso dell’European Committee for Treatment and Research in Multiple Sclerosis (ECTRIMS) sono stati presentati i dati relativi alla fase di estensione della durata di 96 settimane dello studio di fase II RADIANCE condotto in pazienti con sclerosi multipla recidivante remittente trattati con il modulatore sperimentale dei recettori 1 e 5 della sfingosina-1-fosfato (S1P) ozanimod.

I risultati dello studio RADIANCE presentati nel 2014 avevano dimostrato una riduzione del numero di lesioni captanti gadolinio (GdE) tra la settimana 12 e la 24 nei pazienti trattati con ozanimod. Nella fase di estensione dello studio, i pazienti originariamente trattati con il farmaco hanno continuato il trattamento alla dose da 0,5 mg (n=41) o 1 mg (n=42). Il 90% dei pazienti che erano entrati nella fase di estensione dello studio ha terminato le 96 settimane previste per l’analisi.
Alla settimana 96, il numero medio di GdE era pari a 0,3 per i pazienti trattati con la dose da 0,5 mg di ozanimod e 0,1 per i pazienti trattati con 1 mg del farmaco, rispetto a 0,4 e 0,1 GdE osservate alla settimana 48 rispettivamente con le due dosi del medicinale.

La percentuale di pazienti senza lesioni GdE era pari al 91% nei pazienti trattati con la dose da 0,5 mg e 89% per i soggetti trattati con la dose da 1 mg del farmaco. Il numero cumulativo di nuove lesioni  o lesioni iperintense in T2 allargate era pari a 1,8 con la dose da 0,5 mg e 0,6 con la dose da 1 mg di ozanimod, rispetto a 1,3 e 0,7 lesioni osservate alla settimana 48 rispettivamente con le due dosi del medicinale.

Il 44 e il 39% dei pazienti dei pazienti trattati con la dose da 0,5 mg ha raggiunto lo stato di NEDA (nessuna attività di malattia) rispettivamente alla settimana 48 e 96 e il 62 e il 47% dei pazienti trattati con la dose da 1 mg ha raggiunto tale risultato.

Per quanto riguarda la sicurezza, gli eventi avversi più frequenti osservati con ozanimod alle settimane 48 e 96 erano infezioni minori, come nasofaringiti, infezioni del trattato urinario e respiratorio, ed emicrania. Undici pazienti hanno presentato un aumento di circa tre volte dei livelli di alanina amino transferasi nella fase di estensione di 96 settimane. In questo periodo non sono stati osservati casi di infezioni opportunistiche, cardiache, polmonari, oftalmologiche degne di nota, così come neoplasie associate al trattamento.

Ozanimod
La S1P è una molecola solubile di segnalazione coinvolta in una vasta gamma di processi immunologici, cardiovascolari e neurologici attraverso l'interazione con cinque componenti di una famiglia di recettori accoppiati alla proteina G: S1PR1, S1PR2, S1PR3, S1PR4 e S1PR5.

Ozanimod è una nuovo modulatore per via orale selettivo che regola le piccole molecole S1PR1 e S1PR5 nella fase di sviluppo di patologie infiammatorie immuno-mediate, tra le quali la sclerosi multipla recidivante remittente e le malattie infiammatorie croniche dell'intestino.

A differenza di fingolimod, ozanimod non ha bisogno di fosforilazione per l'attivazione e ha un tempo di dimezzamento di 19 ore, consentendo una somministrazione once-daily. Pertanto provoca una riduzione dose-dipendente della conta dei linfociti circolanti, ma con recupero rapido degli stessi dopo l'interruzione del trattamento a causa della sua breve emivita.

Inoltre ozanimod attraversa la barriera emato-encefalica e ha una bassa concentrazione di picco nel plasma a causa del suo elevato volume di distribuzione di un assorbimento ritardato, portando a bassa esposizione sistemica che riduce gli effetti di prima dose sulla frequenza cardiaca. Un regime di titolazione della dose terapeutica mitiga ulteriormente potenziali effetti cardiaci di prima dose.