Parkinson, lieve aumento di sopravvivenza con la Deep Brain Stimulation rispetto alla gestione medica

Neurologia

Secondo uno studio pubblicato online su "Movement Disorders", nei pazienti affetti da malattia di Parkinson (PD) la stimolazione cerebrale profonda (Deep Brain Stimulation, DBS) risulta associata a un modesto vantaggio di sopravvivenza rispetto a pazienti non trattati con DBS e gestiti medicalmente.

Secondo uno studio pubblicato online su “Movement Disorders”, nei pazienti affetti da malattia di Parkinson (PD) la stimolazione cerebrale profonda (Deep Brain Stimulation, DBS) risulta associata a un modesto vantaggio di sopravvivenza rispetto a pazienti non trattati con DBS e gestiti medicalmente.

La ricerca sulla DBS ha stabilito che questa è efficace nel migliorare la funzione motoria nelle persone con PD, ricordano i ricercatori, guidati da Frances M. Weaver, Hines VA Hospital, Center of Innovation for Complex Chronic Healthcare, Hines (Illinois, USA). Inoltre, questo miglioramento è stato mantenuto fino ad almeno 10 anni dopo l'impianto.

Ricerche precedenti con risultati non univoci per limiti metodologici
«Le persone con PD hanno un'aspettativa di vita più breve rispetto alle persone non affette da PD» riprendono gli autori. «Diversi studi recenti hanno valutato la sopravvivenza dopo impianto di DBS per determinare se questa strategia di trattamento prolungasse l’aspettativa di vita nelle persone con PD». I risultati sono stati però non univoci.

Questo perché «ciascuna di queste ricerche è limitata dal fatto di non avere un gruppo di confronto non trattato, dall’essere condotto in un singolo centro e/o dall’avere piccole dimensioni del campione», come spiegano Weaver e colleghi.

In questo studio gli autori hanno confrontato i tassi di sopravvivenza in una grande coorte di veterani basata sulla popolazione nazionale con PD che aveva ricevuto la DBS presso un ospedale del Dipartimento dei Veteran Affairs (VA) o in una struttura rimborsata da Medicare dal 1° ottobre 2007 al 30 settembre 2013 con i tassi di sopravvivenza di una coorte di veterani con PD gestiti con terapia medica durante il medesimo periodo di tempo.

Il principale quesito della ricerca era verificare se la DBS fosse associata a un vantaggio di sopravvivenza per le persone con PD rispetto a pazienti simili senza impianto con DBS. Secondariamente, gli autori erano interessati a sapere se la causa della morte differisse tra questi gruppi.

Il disegno dello studio e i risultati
«Abbiamo condotto uno studio osservazionale longitudinale retrospettivo in cui abbiamo confrontato i casi di chirurgia (DBS) con i pazienti del gruppo di confronto (gestito medicalmente) utilizzando un disegno di corrispondenza multistep basato sui punteggi di propensione» riportano Weaver e colleghi.

«I pazienti trattati con DBS e i casi di confronto sono stati identificati tra il 2007 e il 2013. Per creare queste coorti, abbiamo fatto uso dei file di utilizzo sanitario e richieste di prestazioni del VA e i file delle richieste del Centro per i servizi Medicare e Medicaid. I file sono stati quindi unificati» scrivono. Per il gruppo di confronto, i ricercatori - iniziando con la data del 1° ottobre 2006 – hanno identificato tutti i pazienti che avevano avuto un trattamento farmacologico e/o sanitario con una diagnosi di PD per almeno 4 dei 5 anni precedenti tale data.

Prima di applicare le esclusioni e la corrispondenza, c'erano 300.196 veterani nel database riunito. Dopo aver applicato le esclusioni, sono rimasti 620 veterani con DBS e 38.644 veterani con PD senza impianto di DBS. Dopo aver usato la corrispondenza per propensione senza sostituzione, sono stati identificati 611 veterani che avevano ricevuto DBS e un gruppo di 611 veterani che non erano stati sottoposti a DBS.

I due gruppi erano simili per caratteristiche, con una differenza d tra deviazioni standard inferiore a 0,10. Le età al momento dell’impianto della DBS e l'età della data indice del gruppo di confronto corrispondente erano analoghe: 69,2 anni.

I veterani con PD che hanno ricevuto DBS hanno avuto una sopravvivenza maggiore misurata in giorni rispetto al gruppo di veterani che non hanno subito l’impianto della DBS (media = 2291,1 giorni [6,3 anni] vs 2063,8 giorni [5,7 anni]; P = 0,006; hazard ratio = 0,69 [intervallo di confidenza al 95% 0,56-0,85]).

L'età media alla morte era simile per entrambi i gruppi (76,5 [deviazione standard = 7,2] vs 75,9 [deviazione standard = 8,4] anni, P = 0,67), rispettivamente. La causa più comune di morte in entrambi i gruppi è stata il PD stesso (42,8% dei decessi nel gruppo DBS e 29,4% nel gruppo gestito da personale medico).

Resta aperto il quesito delle ragioni del moderato vantaggio
«Pur avendo una coorte più vecchia di quelle tipicamente riportate, abbiamo identificato un modesto vantaggio di sopravvivenza per le persone che hanno ricevuto la DBS rispetto ai pazienti con PD che non l’hanno ricevuta» ribadiscono gli autori. Al contrario, continuano Weaver e colleghi, la gestione mediante farmaci non ha dimostrato di fornire un vantaggio in termini di sopravvivenza.

«Se l'effetto vantaggioso della DBS sulla sopravvivenza rifletta una moderata influenza della DBS sul PD o sulle comorbilità che potrebbero ridurre la vita oppure se le differenze possano essere il risultato di differenze non misurate tra i gruppi è un quesito al quale potrebbe meglio rispondere uno studio prospettico longitudinale» concludono.

Arturo Zenorini

Riferimento bibliografico:
Weaver FM, Stroupe KT, Smith B, et al. Survival in patients with Parkinson's disease after deep brain stimulation or medical management. Mov Disord, 2017 Nov 18. [Epub ahead of print]
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