Alzheimer, aderenza a dieta mediterranea e alta assunzione di frutta legate a minor accumulo di beta-amiloide

L'aderenza a una dieta mediterranea (MeDi) Ŕ legata a una riduzione nel tempo dell'accumulo di beta-amiloide (A-beta), biomarcatore della malattia di Alzheimer (AD), secondo una nuova ricerca pubblicata su "Translational Psychiatry", rivista del gruppo "Nature".

L'aderenza a una dieta mediterranea (MeDi) è legata a una riduzione nel tempo dell'accumulo di beta-amiloide (A-beta), biomarcatore della malattia di Alzheimer (AD), secondo una nuova ricerca pubblicata su “Translational Psychiatry”, rivista del gruppo “Nature”.

In una coorte di 77 partecipanti allo studio AIBL (Australian Imaging, Biomarkers e Lifestyle Study of Aging), che erano considerati cognitivamente sani al basale ma a rischio di AD, un più alto punteggio basale per l'adesione complessiva a MeDi era significativamente associato a un minore accumulo di A-beta , come dimostrato mediante tomografia a emissione di positroni (PET).

Nel valutare i singoli componenti di MeDi, solo l'elevata assunzione di frutta era significativamente legata a un minore accumulo di A-beta. Ciò che ha sorpreso gli stessi autori – coordinati da Stephanie R. Rainey-Smith, del Centro di eccellenza per la ricerca e la cura dell’AD presso la Edith Cowan University, a Joondalup (Australia) - è stata la forza dei risultati dello studio.

Il take-home message, sostengono, è che ci sono cose che tutti possono fare, come modificare la propria dieta, in grado di aiutare a ritardare l'insorgenza dell'AD. Inoltre, «sarebbe una buona idea chiedere ai propri pazienti di seguire MeDi», aggiungono. «C'è un enorme corpo di prove che suggerisce come questa sia utile in molti modi, non solo in termini di riduzione del rischio di AD».

Ricerca di strategie preventive dati gli insuccessi farmacologici conseguiti finora
I ricercatori osservano che finora solo un altro studio ha esaminato la relazione tra aderenza a MeDi e accumulo di A-beta cerebrale, nel quale si evidenziava «un ridotto carico cerebrale di A-beta tra i soggetti con alta aderenza MeDi», scrivono. Tuttavia, aggiungono, c'è assoluta necessità di esplorare questa relazione usando i dati longitudinali di una coorte di soggetti che invecchiano.

Rainey Smith e colleghi hanno voluto condurre questa ricerca perché finora gli studi clinici basati sui farmaci non hanno avuto successo, quindi si sono volti all’esame delle strategie di prevenzione dell’AD che fossero indipendenti da trattamenti medici e facilmente accessibili a tutti.

«MeDi in particolare ha mostrato benefici in termini di memoria e pensiero, quindi sembrava ovvio verificare se ci fosse una relazione tra l'accumulo effettivo di AD nel cervello e l'aderenza a questo tipo di dieta», scrivono gli autori.

La nuova analisi ha incluso 77 adulti di almeno 60 anni (età media 71,1 anni; 51% uomini) che avevano partecipato allo studio AIBL sull'invecchiamento ed erano stati classificati cognitivamente "normali" al basale.

Sono stati anche considerati "accumulatori di A-beta" sulla base degli esami PIB-PET (PET con composto B di Pittsburgh marcato con carbonio-11 come tracciante), con un rapporto di uptake standardizzato (SUVR) di almeno 1,4 al basale o un tasso di accumulo di A-beta superiore a zero fino al punto di valutazione al 36° mese «e quindi considerati sulla via dell’AD» riportano i ricercatori.

La PET è stata utilizzata per misurare il carico di A-beta al basale, nonché a 18 e 36 mesi. Inoltre, i campioni di sangue a digiuno sono stati valutati per la genotipizzazione dell'apolipoproteina E (APOE). Nella popolazione di studio totalea, il 42% ha riportato almeno un allele APOE epsilon-4.

Al basale, tutti i partecipanti hanno compilato il 74-item Cancer Council of Victoria Food Frequency Questionnaire sull'assunzione di nutrienti nei precedenti 12 mesi. Il questionario è stato usato per creare punteggi MeDi individuali compresi da 0 a 9, in cui la maggiore aderenza è mostrata da un punteggio più alto. Il punteggio medio MeDi per l'intera coorte si è attestato a 4.

Riduzione di accumulo di beta-amiloide dal 20 al 60%
Dopo aggiustamento per età, sesso e stato di APOE epsilon-4, i risultati hanno mostrato che un punteggio MeDi crescente era significativamente legato a un SUVR decrescente (p = 0,007).

«Dato che il tasso medio di accumulo di A-beta in questa coorte era di 0,05 unità SUVR/anno, alterando la dieta di un individuo per aumentare il punteggio MeDi di 1 punto si avrebbe una diminuzione approssimativa del 20% dell'accumulo di A-beta nell'arco di un anno, e fino a una riduzione del 60% dell'accumulo nell'arco di 3 anni» scrivono Rainey-Smith e colleghi.

Si è rilevata anche un'associazione tra l'accumulo decrescente di A-beta decrescente e il maggiore consumo di frutta (p = o,00036).

Una possibilità è che l'alta concentrazione di vitamina C in molti frutti che fanno parte di MeDi, come agrumi e fragole, possano essere i responsabili dell’effetto, in quanto è stato dimostrato chetale vitamina riduce il carico di A-beta in modelli murini di AD, spiegano gli autori, aggiungendo che «un altro fattore potenziale potrebbero essere i flavonoidi presenti nella frutta».

Non vi erano invece associazioni significative tra SUVR e assunzione di carne, cereali o latticini. «Questi dati suggeriscono che l'aderenza a MeDi è benefica per il mantenimento della salute del cervello negli anziani, rallentando l'accumulo di lesioni AD» scrivono gli autori.

Come già accennato, il team di Rainey-Smith, sebbene si aspettasse di vedere un'associazione tra aderenza MeDi e diminuzione dell'accumulo di A-beta, non immaginava «che sarebbe stata così sorprendente» in termini di risultati. «Seguendo MeDi, le persone a rischio di sviluppare l’AD potrebbero ‘comprarsi’ qualche anno in più con i loro cari prima dell'inizio di questa terribile malattia».

G.O.

Rainey-Smith SR, Yian Gu, Gardener SL, et al. Mediterranean diet adherence and rate of cerebral A-beta-amyloid accumulation: Data from the Australian Imaging, Biomarkers and Lifestyle Study of Ageing. Transl Psych, 2018;8:238.
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