Alzheimer, coinvolto anche il cuore. Studio italiano rileva anomalie anatomo-funzionali

I pazienti con malattia di Alzheimer (AD) mostrano anomalie cardiache che potrebbero far parte della malattia, secondo un nuovo studio italiano pubblicato su "JACC: Heart Failure".

I pazienti con malattia di Alzheimer (AD) mostrano anomalie cardiache che potrebbero far parte della malattia, secondo un nuovo studio italiano pubblicato su “JACC: Heart Failure”.

Lo studio caso-controllo ha rilevato aumenti significativi di spessore della parete ventricolare sinistra e bassi voltaggi QRS sull'elettrocardiogramma (ECG) in pazienti con AD rispetto alle persone di controllo. Gli autori sottolineano che uno studio precedente ha riportato di aver trovato depositi di beta-amiloide nel cuore dei pazienti AD e che le loro attuali scoperte aggiungono prove cliniche che la malattia può coinvolgere sia il cuore che il cervello.

Fenomeni di mal ripiegamento proteico simili nei due organi
«I nostri risultati si aggiungono a prove precedenti che suggeriscono che forse l'Alzheimer non è solo una malattia del cervello ma può anche influire sul cuore, e gli stessi meccanismi fisiopatologici di misfolding delle proteine possono verificarsi in entrambi gli organi» scrivono gli autori, guidati da Giuseppe Sanna, dell’Ospedale Universitario di Sassari.

«Forse, in futuro, potrebbero essere identificati obiettivi comuni per il trattamento nel cervello e nel cuore. Inoltre, è possibile che un trattamento diretto a queste proteine mal ripiegate (misfolded) mirato ai malati di Alzheimer possa anche avere un certo potenziale per il trattamento dell’insufficienza cardiaca» aggiungono.

Avendo rilevato che – nel presente studio - non era stato riscontrato un aumento degli eventi cardiaci nei pazienti AD rispetto ai soggetti di controllo, Sanna e colleghi hanno ipotizzato che i pazienti di solito muoiono per altre complicazioni prima che le conseguenze cardiache diventino evidenti.

«Sembra che la patologia della malattia si sviluppi prima nel cervello, e i pazienti potrebbero non sviluppare il fenotipo cardiaco conclamato fino alle fasi più tardive» precisano gli autori.

Il protocollo e i risultati della ricerca
Lo studio ha incluso 32 pazienti AD e 34 persone di controllo abbinati per età e genere che erano liberi da malattie cardiache o sistemiche. Una valutazione clinica, un elettrocardiogramma e un ecocardiogramma sono stati eseguiti in tutti i partecipanti.

Inoltre, i pazienti AD sono stati sottoposti ad analisi genetiche dei geni PSEN1, PSEN2, APP e APOE. I risultati hanno mostrato che nei pazienti AD, rispetto al gruppo di controllo, i complessi ECG QRS a basso voltaggio erano più prevalenti (28% vs 3%; P = 0,004), il rapporto voltaggio/massa era inferiore (P = 0,05 ), il setto interventricolare misurato sull'ecocardiografia era maggiore (10,1 mm vs 9,3 mm, p = 0,01), lo spessore massimo della parete era maggiore (10,8 vs 9,3 mm; p = 0,0001) e la disfunzione diastolica aveva una prevalenza doppia (70% vs 35%, P = 0,007).

Un quadro di cardiomiopatia infiltrativa con quesiti ancora aperti
In un editoriale di commento, editoriale, Chris L. Schaich (Wake Forest School of Medicine, Winston-Salem, North Carolina), Mathew Maurer, (Columbia University Irving Medical Center, New York City) e Neelesh K. Nadkarni (Università of Pittsburgh School of Medicine, Pennsylvania) affermano che il ripiegamento delle proteine e i meccanismi per manipolare le proteine misfolded stanno ora emergendo in diverse malattie.

«Tradurre la biologia emergente in quest'arena a beneficio dei pazienti adulti più anziani con disturbi come l'AD e l'insufficienza cardiaca rappresenta una grande promessa per questa popolazione ma richiederà continue collaborazioni tra neurologi, geriatri, cardiologi e altri specialisti» aggiungono.

Riguardo allo studio di Sanna e colleghi, lo definiscono «intrigante» in quanto «solleva la possibilità che i pazienti AD possano avere concomitante amiloidosi cardiaca». Quest’ultima, ricordano, è una condizione comune e ben nota, di solito causata dall'errato ripiegamento di altre proteine - solitamente la transtiretina.

Sebbene i risultati ecocardiografici di aumento della disfunzione diastolica e dello spessore della parete ventricolare sinistra nel presente studio possano essere stati anticipati da dati pubblicati in precedenza – rilevano - questo è il primo lavoro a riportare tensioni e rapporti voltaggi/massa di QRS all’ECG inferiori nei pazienti AD rispetto a partecipanti normali sotto il profilo cognitivo.

Nonostante queste siano «caratteristiche distintive di una cardiomiopatia infiltrativa, come l'amiloidosi», rimangono molti quesiti aperti. «Tra questi lo stabilire se si tratta veramente di amiloidosi o se c'è un'altra spiegazione per le osservazioni» spiegano. «E se fosse stabilito che si tratta di amiloidosi, è necessario identificare la proteina di origine».

Si fa inoltre notare come, nello studio precedente che ha identificato la beta-amiloide nel cuore dei pazienti AD, le concentrazioni erano molto più basse di quelle osservate nel cervello dei pazienti AD e non è ancora noto se tali depositi abbiano come esito un'amiloidosi di entità sufficiente a spiegare la disfunzione cardiaca.

È stato infine sottolineato che i pazienti con amiloidosi cardiaca da transtiretina di lunga durata a volte sviluppano eventi neurologici focali transitori. «Quindi, l'altro lato della medaglia è che l'amiloidosi cardiaca da transtiretina potrebbe avere una componente nel sistema nervoso centrale non ancora riconosciuta o sottostimata» concludono gli esperti.

G.O.

Sanna GD, Nusdeo G, Piras MR, et al. Cardiac Abnormalities in Alzheimer Disease: Clinical Relevance Beyond Pathophysiological Rationale and Instrumental Findings? JACC Heart Fail. 2019 Feb;7(2):121-128. doi: 10.1016/j.jchf.2018.10.022.
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Schaich CL, Maurer MS, Nadkarni NK. Amyloidosis of the Brain and Heart: Two Sides of the Same Coin? JACC Heart Fail. 2019 Feb;7(2):129-131. doi: 10.1016/j.jchf.2018.12.014.
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