Alzheimer, dopo il fallimento di aducanumab, Eisai ci riprova con BAN2401

Un giorno dopo la notiza del fallimento di aducanumab, Eisai ha deciso di portare in Fase III il farmaco sperimentale BAN2401, che agisce anch'esso sulla amiloide. Il farmaco sarą studiato in Clarity AD, uno studio registrativo che arruolerą 1.566 soggetti con lievi alterazioni cognitive da Alzheimer o lieve demenza da malattia di Alzheimer e con confermata patologia amiloide nel cervello.

Dopo l'interruzione dei due studi su aducanumab a seguito di un’analisi ad interim che ha stabilito la sostanziale inutilità del farmaco anti amiloidosi per la terapia dell’Alzheimer, per i creatori del progetto una pausa di riflessione sarebbe stata più che fisiologica.

Invece,  Eisai non ha perso tempo e ha deciso di portare in Fase III il farmaco sperimentale BAN2401, che agisce in modo molto simile ad aducanumab. Biogen per ora non si sbilancia sul da farsi e sembra di capire che le due aziende in questo momento non siano allineate con gli stessi obiettivi.

Il farmaco sarà studiato in Clarity AD, uno studio registrativo che arruolerà 1.566 soggetti con lievi alterazioni cognitive da Alzheimer o lieve demenza da malattia di Alzheimer con confermata patologia amiloide nel cervello.

L'endpoint primario è il cambiamento al mese 18 rispetto al basale in una scala chiamata CDR-SB (Clinical Dementia Rating scale). Verrà testata la dose da 10mg/kg, la stessa dose elevata per cui la fase II aveva rivelato anomalie di imaging, un segno di edema cerebrale, nel 14,6% dei pazienti.

BAN2401 è un anticorpo monoclonale, sviluppato da Eisai e Biogen tramite un'alleanza con BioArctic Neuroscience, ed è pensato per legarsi selettivamente e neutralizzare ed eliminare la beta-amiloide solubile e tossica.

La decisione delle due aziende, tuttavia, a molti analisti è sembrata azzardata. Non solo tutti i progetti basati sull’ipotesi beta-amiloide sono stati finora fallimentari ma lo stesso BAN2401 in fase II aveva dato risultati non univoci.

Un presunto beneficio per un sottogruppo di pazienti è la sola cosa che hanno in mano le due aziende, al momento. In fase II la più alta delle cinque dosi testate di BAN2401 aveva portato a un rallentamento statisticamente significativo della progressione della malattia rispetto al placebo a 18 mesi. Inoltre, le scansioni cerebrali effettuate con la tomografia ad emissione di positroni (PET) hanno mostrato un effetto dose-dipendente del farmaco sull'accumulo di amiloide.

Biogen aveva recentemente rivelato che lo sviluppo di aducanumab, BAN2401 ed elenbecestat (un altro progetto per l’Alzheimer) era costato 1,2 miliardi di dollari negli ultimi tre anni. Uno studio su 1.500 pazienti non sarà economico, ma il suo costo non cambierà più di tanto il bilancio. In fondo, anche alla luce degli enormi investimenti già effettuati, vale la pena di tentare questa ultima carta, avranno pensato i manager di Eisai. Cosa pensano in casa Biogen non è dato sapere ma certamente non sono così convinti nel proseguire gli studi con il farmaco.

Dopo così tanti fallimenti è però la stessa ipotesi della beta amiloide che andrebbe messa in discussione, dopo che per decenni è stata la dominante di ciò che causa la malattia e su come curarla. Lo sviluppo di farmaci per l’Alzheimer ha prodotto una lunga serie di fallimenti, di cui aducanumab è solo l'ultimo. Vista l’indubbia capacità di aducanumab di rimuovere l'amiloide beta dal cervello ciò rende difficile pensare come altri anticorpi anti beta amiloide potrebbero riuscire nell’intento.

Wilson Cheung, un investitore biotecnologico privato, ha espresso l'opinione di molti cioè che tutti gli studi amiloide-beta dovrebbero essere interrotti immediatamente, e l'appello è stato ripreso dagli analisti di Leerink e Mizuho.