La somministrazione endovenosa di flutemetamol marcato con fluoro-18 ([18F]]flutemetamol) è ben tollerata e dimostra, alla tomografia di emissione di positroni (PET), elevata sensibilità e specificità nell’imaging in vivo delle placche cerebrali di beta-amiloide (A-beta), segno patognomonico della malattia di Alzheimer (AD). L’individuazione della densità di tali placche, secondo una ricerca pubblicata online su JAMA Neurology, può aumentare l’accuratezza diagnostica in pazienti con diminuite funzioni cognitive.

«Di recente sono stati sviluppati vari radiofarmaci emittenti positroni per la detezione cerebrale in vivo di A-beta (come il Pittsburgh compound B [PIB], flutemetamol, florbetapir, florbetaben e AZD4694)» ricordano gli autori, coordinati da Stephen Salloway, operante presso il Butler Hospital, la Warren Alpert Medical School e la Brown University di Providence (Rhode Island, USA). «Di questi, tre sono attualmente approvati negli USA e in Europa: florbetapir, flutemetamol e florbetaben».

«Il flutemetamol, strutturalmente simile alla tioflavina T, si lega all’A-beta con alta affinità e viene eliminato rapidamente dal normale tessuto cerebrale» spiegano i ricercatori. «Precedenti studi con questo composto hanno dimostrato una buona captazione cerebrale e una dosimetria simile a quella di altri radiofarmaci di attuale impiego clinico, variabilità test-retest per la quantificazione delle immagini (valore dell’uptake standard: 1%-4%), differenziazione tra partecipanti sani e pazienti con AD, capacità di detezione di A-beta».

In questo studio, Salloway e colleghi hanno messo a confronto le interpretazioni delle immagini PET con [F-18]flutemetamol con i livelli cerebrali di A-beta – determinati post mortem come standard di verità – allo scopo di determinare i valori di sensibilità e specificità dell’esame PET.

Il trial multicentrico in aperto è stato condotto in varie cliniche specializzate nei disturbi della memoria o nella gestione della demenza e in hospice sia statunitensi che inglesi, dal giugno 2010 al novembre 2011. I soggetti inclusi nello studio erano pazienti con malattia terminale di età pari o superiore ai 55 anni, con un’aspettativa di vita inferiore a 1 anno. Dopo l’indagine PET, nei casi di decesso del paziente, si è provveduto all’asportazione del cervello previo consenso informato anticipato scritto dal partecipante stesso o da un suo legale rappresentante.

Le immagini PET sono state esaminate con e senza il confronto delle corrispondenti sezioni di tomografia computerizzata (CT), acquisite contestualmente, e sono state classificate come positive o negative per A-beta da 5 valutatori esperti privi di alcuna informazione sui partecipanti. Nei pazienti andati incontro a decesso i livelli di placche neuritiche determinate con metodi di neuropatologia sono stati utilizzati per confermare le interpretazioni delle scansioni e stabilire la sensibilità e la specificità dell’indagine.

Su 176 pazienti con immagini valutabili, 68 (38%) sono morti durante lo studio e sottoposti ad autopsia con determinazione dei livelli delle placche neuritiche: 25 cervelli (37%) sono risultati negativi all’A-beta mentre 43 (63%) sono apparsi positivi. L’indagine PET è stata effettuata in media 3,5 mesi prima dell’exitus (range: 0-13 mesi). La sensibilità senza CT si è attestata tra l’81% e il 93% (valore mediano: 88%) mentre i valori di specificità è risultata superiore all’80% in 4 refertatori su 5.

Quando le scansioni PET sono state interpretate con l’ausilio delle immagini CT, sia la sensibilità sia la specificità sono migliorate per la maggior parte dei valutatori, anche se le differenze non sono state significative. L’area sotto la curva ROC era pari a 0.90. Non si sono notati elementi clinicamente significativi nei parametri di sicurezza. Nello studio, sottolineano gli autori, si sono evidenziate positivamente anche la riproducibilità dell’interpretazione da parte dello stesso valutatore, così come la congruenza tra diversi valutatori su una stessa immagine.

«Uno dei limiti di questo studio è che era basato su una coorte di pazienti terminali (necessaria per consentire le autopsie) che potrebbe non riflettere la popolazione attesa che si sottopone all’imaging PET dell’A-beta nella pratica clinica» commentano i ricercatori. «Per esempio, nessun partecipante con lieve declino cognitivo (mild cognitive impairment, MCI), una popolazione che potrebbe trarre beneficio da questo esame, era incluso in questo campione». Risulta in letteratura, infatti, che pazienti con MCI amnesico risultati positivi all’[F-18]flutemetamol abbiano una probabilità 2,6 volte superiore di progredire verso l’AD probabile rispetto ai soggetti con scansione negativa.

Arturo Zenorini
Curtis C, Gamez JE, Singh U, et al. Phase 3 Trial of Flutemetamol Labeled With Radioactive Fluorine 18 Imaging and Neuritic Plaque Density. JAMA Neurol, 2015 Jan 26. [Epub ahead of print]
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