Alzheimer, nuova delusione in Fase III per idalopirdina

Anche i due studi di fase III del farmaco sperimentale idalopirdina, per il trattamento dei sintomi dell'Alzheimer, non ha raggiunto l'endpoint primario. Lo ha reso noto la danese Lundbeck nel report annuale rilasciato pochi giorni fa agli investitori.

Anche i due studi di fase III del farmaco sperimentale idalopirdina, per il trattamento dei sintomi dell’Alzheimer, non ha raggiunto l’endpoint primario. Lo ha reso noto Lundbeck nel report annuale rilasciato pochi giorni fa agli investitori.

Nel settembre 2016 l’azienda danese aveva comunicato che nel primo studio di fase III, denominato STARSHINE, il farmaco, conosciuto anche con il nome in codice Lu AE58054, non aveva dato i risultati positivi che ci si attendeva dopo quelli ottenuti in fase II; infatti, pur mostrandosi sicuro e ben tollerato, l’idalopirdina non aveva raggiunto il suo endpoint primario di efficacia rispetto al placebo.

Dopo la classificazione dell’idalopirdina come farmaco dal profilo di efficacia debole, la Lundbeck ha intrapreso gli ultimi due studi di fase III, lo STARBEAM e STARBRIGHT, che hanno seguito lo stesso schema del primo.
L’idalopirdina è un farmaco sperimentale antagonista del recettore 5-HT6, con un meccanismo simile a quello dell’intepirdina, sviluppata dall’azienda statunitense di biotech Axovant Sciences. Il farmaco, piuttosto che fermare la progressione della malattia, sarebbe stato utilizzato per trattare i sintomi del disturbo cerebrale.

Nel mese di luglio la Lundbeck aveva annunciato che la Fda aveva concesso la designazione fast-track al farmaco, sulla base dei promettenti dati in fase II; tuttavia, la fase III non si è mostrata all'altezza di quella promessa.

Lo studio STARSHINE aveva valutato due dosi del farmaco; ma quando aggiunto a donepezil, nessuna delle due dosi di idalopirdina era significativamente associata ad una riduzione dello score totale dell’Alzheimer's Disease Assessment Scale (ADAS-Cog), considerato l’endpoint primario, rispetto al placebo.

"I dati ottenuti nella fase II sono stati molto incoraggianti, ma purtroppo questi risultati non sono stati replicati" ha affermato il dottor Anders Gersel Pedersen, vice presidente esecutivo e direttore scientifico della Lundbeck.

Il nuovo studio di fase III, lo STARBEAM, aveva arruolato 858 pazienti randomizzati a ricevere placebo o una delle due dosi di idalopirdina associata alla donepezil; l’altro nuovo studio, lo STARBRIGHT, aveva arruolato 758 pazienti randomizzati a ricevere placebo o una delle due dosi di idalopirdina in aggiunta al trattamento di base con un inibitore dell'acetilcolinesterasi.

L'endpoint primario per i due studi, che non è stato raggiunto, era il significativo cambiamento nello score totale dell’ADAS-cog  nel giro di settimana 24.

“Il basso profilo di efficacia ottenuta in tutti e tre gli studi clinici di fase III non è tale da supportare una richiesta di registrazione” ha comunicato l’azienda, che non fa altro che confermare il precedente annuncio da parte di Pfizer sull’inefficacia del suo antagonista del 5-HT6, noto come PF-05.212.377.