Anti Alzheimer di Biogen dą segni di efficacia: azioni su del 20%

Le azioni di Biogen sono salite quasi del 20% alla notizia (inaspettata) che uno dei suoi farmaci sperimentali per la malattia di Alzheimer in uno studio di Fase II ha mostrato alcuni segni di efficacia in pazienti con sintomi precoci della malattia.

Le azioni  di Biogen sono salite quasi del 20% alla notizia (inaspettata) che uno dei suoi farmaci sperimentali per la malattia di Alzheimer in uno studio di Fase II ha mostrato alcuni segni di efficacia in pazienti con sintomi precoci della malattia. Il valore dell’azienda in poche ore è così salito di circa 12 miliardi di dollari a testimoniare quanto un farmaco che realmente fosse efficace per l’Alzheimer avrebbe un valore economico immenso.

Secondo Biogen ed Eisai, la più alta delle cinque dosi testate di BAN2401 ha portato ad un rallentamento statisticamente significativo della progressione della malattia rispetto al placebo a 18 mesi. Inoltre, le scansioni cerebrali effettuate con la tomografia ad emissione di positroni (PET) hanno mostrato un effetto dose-dipendente del farmaco sull'accumulo di amiloidi.

Ora le aziende prevedono di incontrare gli enti regolatori negli Stati Uniti e in Europa per stabilire il percorso futuro, con l'obiettivo di progettare uno studio su larga scala che potrebbe ottenere l'approvazione per la vendita del farmaco BAN2401.

I risultati clinici positivi per il trattamento anti-amiloide, chiamato BAN2401, costituiscono una vera sorpresa dopo che soli 6 mesi fa il farmaco non era riuscito a soddisfare il suo endpoint primario, portando molti analisti a concludere il farmaco aveva poche possibilità di riuscire nell’analisi finale dello studio.

Ora, dopo soli 18 mesi di sperimentazione, Biogen e il suo partner giapponese Eisai hanno reso noto che la dose più alta testata di BAN2401 ha rallentato il declino cognitivo e ridotto i grumi tossici di proteine amiloidi mal piegate. Le aziende hanno rivelato pochissimi dettagli del trial, rendendo difficile una valutazione più completa dell'efficacia del farmaco.

BAN2401 è un anticorpo monoclonale, che è stato sviluppato da Eisai tramite un'alleanza con BioArctic Neuroscience, ed è pensato per legarsi selettivamente e neutralizzare ed eliminare la beta-amiloide solubile e tossica.

"I risultati di 18 mesi dello studio BAN2401 sono impressionanti e forniscono un supporto importante per l'ipotesi dell'amiloide", ha detto Jeff Cummings, direttore fondatore del Cleveland Clinic Lou Ruvo Center for Brain Health, in un comunicato. "Attendo con ansia di poter accedere ai vedere i dati completi condivisi con la più ampia comunità scientifica impegnata nella lotta all’Alzheimer".

I risultati di Biogen e Eisai costituiscono una delle poche notizie positive per un settore che negli ultimi anni ha subito una battuta d'arresto dopo l’altra. Solo nel 2018, Merck & Co., Eli Lilly e Johnson & Johnson hanno interrotto tutti gli studi in fase avanzata di farmaci destinati a prevenire l'accumulo di placche amiloide nel cervello.

Colpire la formazione  di amiloide rimane ancora un'ipotesi di base per trattare la malattia neurodegenerativa. Tuttavia, la serie crescente di fallimenti delle sperimentazioni cliniche ha sollevato seri dubbi su questo approccio.

L'apparente successo del composto BAN2401 offre un pizzico di speranza per le aziende e i ricercatori che lavorano per dimostrare che la riduzione dell'amiloide può produrre benefici clinici.

I risultati rappresentano una sorta di inversione di tendenza rispetto a dicembre, quando un'analisi statistica progettata per consentire una transizione più rapida agli studi di Fase 3 non ha mostrato un beneficio cognitivo dopo un anno, l'endpoint primario dello studio.

Per quanto riguarda la sicurezza, meno del 10% dei pazienti in uno dei cinque bracci di trattamento ha sofferto di edema cerebrale, un effetto collaterale che può verificarsi con i farmaci anti amiloidei.
Le aziende hanno detto che avrebbero discusso i risultati con i regolatori sanitari per "determinare il percorso migliore da seguire". Non è chiaro in quale direzione le aziende sperino di andare, ma la Food and Drug Administration ha recentemente segnalato una maggiore flessibilità nella valutazione dell'efficacia dei farmaci sperimentali per l'Alzheimer.

Biogen ed Eisai stanno sviluppando congiuntamente BAN2401, nonché altri due candidati per la malattia di Alzheimer, e stanno suddividendosi i costi e gli eventuali profitti futuri.

Qualche informazione sullo studio
Lo Studio 201 (ClinicalTrials.gov identifier NCT01767311) è un trial randomizzato controllato con placebo, in doppio cieco, in gruppi paralleli, condotto su 856 pazienti con lieve compromissione cognitiva (MCI) dovuta al morbo di Alzheimer (AD) o a demenza lieve di Alzheimer (generalmente nota come malattia di Alzheimer precoce) con confermata patologia amiloide nel cervello.
L'efficacia è stata valutata a 18 mesi da statistiche convenzionali predefinite con il punteggio ADCOMS, che combina elementi della scala di valutazione della malattia di Alzheimer - sottoscala cognitiva (ADAS-Cog), la scala di valutazione della demenza clinica Somma di scatole (CDR-SB) e il Mini-Mental State Examination (MMSE) per consentire una rilevazione sensibile dei cambiamenti nei primi sintomi della malattia. I pazienti sono stati randomizzati in cinque regimi di dosaggio: 2,5 mg/kg bisettimanali, 5 mg/kg mensili, 5 mg/kg bisettimanali, 10 mg/kg mensili e 10 mg/kg bisettimanali, o placebo.

I risultati del trial
Come riportato nel dicembre 2017, lo studio non ha raggiunto il suo end point primario, che era stato progettato per consentire un ingresso potenzialmente più rapido nello sviluppo di Fase III sulla base di analisi Bayesiane a 12 mesi di trattamento. Dopo l'analisi finale a 18 mesi utilizzando un metodo statistico convenzionale predefinito, lo studio ha dimostrato un rallentamento statisticamente significativo della progressione della malattia sull'endpoint clinico chiave (ADCOMS) dopo 12 mesi di trattamento in pazienti che hanno ricevuto la dose più alta di farmaco (10 mg/kg bisettimanalmente) rispetto al placebo.

Gli aspetti da chiarire
Nonostante l'ottimismo delle aziende i risultati sono lungi dall'essere conclusivi e permangono diverse questioni chiave.
Una tra le tante: non è chiaro quanti pazienti hanno ricevuto la dose di BAN2401 che ha raggiunto la significatività statistica. Oltre 850 pazienti con malattia di Alzheimer precoce sono stati arruolati nello studio e randomizzati in uno dei cinque regimi di dose o placebo. Solo la dose di 10 mg/kg, somministrata settimanalmente, sembra avere un impatto sulla cognizione.
Altro punto da chiarire: Biogen ed Eisai hanno utilizzato un endpoint personalizzato, chiamato Alzheimer's Disease Composite Score o ADCOMS, che combina diversi altri obiettivi di studio più frequentemente utilizzati negli studi clinici di Alzheimer. Senza una convalida esterna degli ADCOMS, i risultati della misura potrebbero essere più difficili da confrontare e valutare.

Le altre ricerche di Biogen nell’Alzheimer
Biogen è in fase avanzata di valutazione di un altro farmaco contro l’Alzheimer. Si tratta di un anticorpo amiloide chiamato aducanumab. I risultati di due ampi studi di fase III condotti con questo farmaco sono attesi per il 2020 e potrebbero avere un impatto molto forte sulle sorti dell’azienda biotech.