Un'analisi dei dati degli archivi elettronici sanitari di 5 Paesi europei (Spagna, Danimarca, Olanda, Regno Unito e Germania) ha permesso di confrontare il consumo di farmaci antiepilettici (AED) tra il 2001 e il 2009 in queste nazioni.

I risultati, pubblicati online su Epilepsia, evidenziano alcuni trend comuni, come l'aumento lineare della prevalenza annuale della prescrizione di AED. Il commento di Roberto Michelucci, presidente LICE (Lega Italiana Contro l'Epilessia).

Lo studio condotto da Marc C. H. de Groot, della Divisione di Farmacoepidemiologia e Farmacologia clinica dell'Università di Utrecht (Olanda), e colleghi, è nato con l'intento di misurare con un certo grado di affidabilità la prevalenza prescrittiva di AED tramite il ricorso a una metodologia standardizzata e la ricerca delle sorgenti di variabilità.

Infatti, affermano gli autori, i dati «riportati in letteratura differiscono considerevolmente tra i Paesi europei in quanto si impiegano differenti tipi di fonti, si studiano diseguali intervalli di tempo, si può avere una diversa distribuzione della popolazione e si usano procedure metodologiche disomogenee».

In questo caso i ricercatori hanno effettuato l'analisi dei dati dopo averli classificati per sesso, età e AED. Le prevalenze globali sono state quindi standardizzate alla popolazione europea di riferimento del 2008. Non occorre sottolineare che, pur essendo l'epilessia l'indicazione principale, gli AED sono anche prescritti in modo ampio e crescente per il disturbo bipolare, la depressione, la nevralgia, l'emicrania e il dolore cronico neuropatico.

«La prevalenza prescrittiva di qualsiasi AED è risultata variare da 88 per 10mila persone, in Olanda, a 144 per 10 mila persone in Spagna e Danimarca nel 2001» affermano de Groot e colleghi.
«In tutti i database la prevalenza è aumentata in modo lineare: dal 6% in Danimarca al 15% in Spagna tutti gli anni a partire dal 2001. Questo aumento potrebbe essere attribuito interamente a un aumento dei “nuovi” AED, recentemente immessi sul mercato, mentre la prevalenza di quelli che erano disponibili già alla metà degli anni '90 è poco cambiata».

«I cosiddetti “nuovi” AED a cui si fa riferimento» chiarisce Michelucci, direttore del reparto di Neurologia dell'Ospedale Bellaria di Bologna «sono i cosiddetti antiepilettici di seconda generazione, quali lamotrigina, topiramato, levetiracetam, oxcarbazapina, gabapentin, pregabalin: tutte molecole di uso ormai consolidato».
Il capostipite era stato il vigabatrin, farmaco che prometteva per la prima volta una cura eziologica dell'epilessia inibendo il catabolismo del GABA, principale neurotrasmettitore di tipo inibitorio.

Tornando al lavoro di de Groot e colleghi, si apprende che «l'uso di AED è apparso aumentare con l'età nei pazienti di sesso sia maschile che femminile fino all'età di 80 e 89 anni, rispettivamente, e tendendo in qualche modo a essere superiore nelle donne rispetto agli uomini nella fascia d'età compresa tra i 40 e i 70 anni. Non si è invece riscontrata alcuna differenza fra i database in relazione al numero di AED impiegati contemporaneamente da un singolo paziente».

«Durante l'intero periodo di 9 anni preso in considerazione in questo studio» osservano gli autori «abbiamo osservato un incremento continuo e stabile della prevalenza prescrittiva di farmaci approvati per il trattamento dell'epilessia. In ogni caso, molti dei farmaci di più recente introduzione indicati per l'epilessia hanno altre indicazioni o utilizzi off-label, e ciò potrebbe spiegare l'aumento delle prescrizioni».

«Il fatto che tale aumento risulti ben superiore al numero dei pazienti con diagnosi di epilessia è un'ulteriore riprova del fatto che molte persone utilizzano gli AED per indicazioni diverse rispetto all'epilessia» aggiungono i ricercatori.

«In effetti» conferma Michelucci «vari AED hanno uso prevalente per altre indicazioni. È il caso di pregabalin e gabapentin, il cui impiego principale è il trattamento del dolore cronico. In generale, il fatto che gli AED siano una classe eterogenea anche sotto il profilo delle indicazioni costituisce un elemento critico per studi efficaci di comparazione».

«Anche in Italia si registra un impiego crescente negli ultimi 10 anni degli AED, ma questo è determinato dal fatto che la disponibilità di tante molecole, rendendo possibili modulazioni, combinazioni o sostituzioni, ne aumenta le possibilità di impiego» sostiene il presidente LICE. «Il maggiore uso dei farmaci è dovuto all'opportunità di personalizzare la terapia». Se prima per un'epilessia focale si aveva solo il tegretol o l'idantoina, ora si ha un armamentario terapeutico molto più variegato.

E questo è sempre più vero, con le molecole da poco introdotte (quali lacosamide, rufinamide, retigabina) e quelle in sviluppo. «I nuovi farmaci in genere presentano vantaggi in termini di farmacocinetica (più semplice, con ridotta induzione del metabolismo epatico e minori interazioni con altri farmaci) e tollerabilità. È però importante sottolineare che non bisogna fare una semplice distinzione tra vecchi e nuovi farmaci» puntualizza Michelucci. «Ogni principio attivo ha caratteristiche specifiche di efficacia e tollerabilità e da queste discende la decisione dell'epilettologo che sceglierà la cura più adatta per il singolo paziente».

Arturo Zenorini

De Groot MC, Schuerch M, de Vries F, et al. Antiepileptic drug use in seven electronic health record databases in Europe: A methodologic comparison. Epilepsia, 2014 Feb 27. [Epub ahead of print]
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