L’aterosclerosi asintomatica potrebbe essere un segnale di avviso per il rischio di decadimento cognitivo. È quanto emerge da uno studio basato sulla popolazione i cui risultati sono stati comunicati a Chicago (USA), nel corso del meeting annuale della Radiological Society of North America.

«L’accumulo di placca nei vasi sanguigni in tutto il corpo offre al clinico una finestra della salute a livello cerebrale» hanno sottolineato Christopher Maroules, dell’University of Texas Southwestern Medical Center di Dallas, e colleghi. Il concetto espresso non è del tutto nuovo, in realtà, ma forse è stato in parte “dimenticato” o non si tende a dargli più il dovuto risalto. Per questo, hanno aggiunto i ricercatori «l’Imaging diagnostico mediante tomografia computerizzata (TC) e risonanza magnetica (RM) rivestono un ruolo importante nell’identificazione dei pazienti che sono a più alto rischio di deterioramento cognitivo».

«Gli individui che si trovano nel più alto quartile di spessore della parete della carotide interna misurata mediante RM hanno evidenziato una probabilità superiore del 21% di presentare almeno un lieve decadimento cognitivo (P <0,05 corretto per l'associazione)» hanno riferito gli autori dello studio. Inoltre, un punteggio più elevato di depositi di calcio nelle arterie coronarie è risultato predittivo di maggiore intensità della sostanza bianca alla RM, che è anche un marker di deficit cognitivo, hanno segnalato i ricercatori.

«Questi risultati» sottolineano Maroules e collaboratori «sottolineano ulteriormente l'importanza di identificare l’aterosclerosi nelle sue fasi iniziali, non soltanto per aiutare a preservare la funzione del cuore, ma anche per salvaguardare le funzioni cognitive e la salute del cervello nel suo complesso».

L'analisi ha incluso 1.903 soggetti adulti di entrambi i sessi con sintomi di malattie cardiovascolari (età media: 44 anni), tratti dal Dallas Heart Study, ricerca multietnica basata sulla popolazione. Punteggi inferiori a 26 rispetto al “30-point Montreal Cognitive Assessment” sono stati considerati indicativi di decadimento cognitivo moderato o più severo.

Le aree della parete dell'arteria carotidea interna e comune sono risultate correlate sia con la RM sia con le misure del decadimento cognitivo effettuate tramite test cognitivi (p <0,001 in tutti i casi).

Dopo correzione per fattori di rischio tradizionali per l’aterosclerosi (tra i quali età, etnia, genere, diabete, ipertensione, fumo e indice di massa corporea), l’aumento dell’area della parete della carotide interna è rimasto associato all’iperintensità della sostanza bianca (P = 0,04). Tale incremento è apparso anche associato a probabilità superiori al 12% per deviazione standard di un punteggio cognitivo nella gamma di almeno insufficienza lieve (P = 0,04). L’incremento del punteggio coronarico di calcio è risultato predittivo di una probabilità superiore al 19% per deviazione standard di avere iperintensità della sostanza bianca con almeno una deviazione standard al di sopra della mediana aggiustata per età (p= 0,02).

«L’aterosclerosi subclinica può predire il declino cognitivo in modo indipendente dai fattori tradizionali di rischio cardiovascolare» hanno concluso i ricercatori. «Differenti aree anatomiche ed entità di placca aterosclerotica possono presentare una diversa sensibilità nella capacità predittiva della disfunzione cognitiva».

Arturo Zenorini

Maroules C, et al "Subclinical atherosclerosis and cognitive impairment: The Dallas Heart Study" RSNA 2014; SSA15-01.