Uno studio – pubblicato on-line su Neurology – ha fornito la prova di classe I che l’ossitocina endonasale, somministrata a pazienti con demenza frontotemporale (FTD), non è significativamente associata a eventi avversi o a cambiamenti significativi nell’inventario neuropsichiatrico (NPI) nel suo complesso. Ora è necessario un trial multicentrico per determinare l'efficacia terapeutica di lunga durata del farmaco per il trattamento dei sintomi comportamentali della patologia.

«La perdita di empatia è un sintomo caratteristico del sottotipo più comune di FTD, ossia la sua variante comportamentale (bvFTD)» ricordano gli autori, coordinati da Elizabeth C. Finger, della Schulich School of Medicine and Dentistry, Western University di London (Ontario, Canada). «Attualmente, non esistono trattamenti per l’ottundimento emozionale, la mancanza di empatia, e il declino socio-comportamentale della FTD. Senza trattamenti specifici per queste criticità, i clinici non sono in grado di gestire i sintomi più distruttivi ed emotivamente impegnativi per i caregiver».

La ricerca suggerisce che l'ossitocina, un neuropeptide, sia un importante mediatore del comportamento sociale, potenzialmente in grado di migliorare l’empatia e i comportamenti prosociali. «Una singola dose di ossitocina endonasale rispetto a un placebo è risultata associata a un miglioramento transitorio nei comportamenti sociali e neuropsichiatrici in pazienti con FTD» sottolineano Finger e colleghi. «Pertanto, una up-regulaton del meccanismi ossitocino-mediati di empatia e comportamenti prosociali potrebbe essere un approccio terapeutico alla FTD».

Il dosaggio ottimale e la misurazione degli outcome in sperimentazioni cliniche di ossitocina nella FTD sono però sconosciuti. «Gli obiettivi di questo studio condotto su pazienti con FTD» spiegano i ricercatori «erano: 1) determinare il dosaggio ottimale di ossitocina endonasale basato su sicurezza, fattibilità e tollerabilità; 2) valutare preliminarmente l'efficacia di dosi ripetute endonasali di ossitocina al fine di migliorare i comportamenti empatici e i sintomi neuropsichiatrici; 3) identificare quali misure di outcome sono più sensibili agli effetti di ossitocina in questa popolazione». In particolare, gli sperimentatori hanno inteso determinare la sicurezza e la tollerabilità di 3 dosi endonasali di ossitocina.

«Abbiamo condotto uno studio randomizzato, a gruppi paralleli, in doppio cieco, controllato con placebo usando un disegno a dosi scalari per testare 3 dosi clinicamente fattibili di ossitocina endonasale (24, 48 e 72 IU) somministrate 2 volte al giorno per 1 settimana a 23 pazienti con bvFTD o demenza semantica» affermano. «Le misure dell’outcome primario erano la sicurezza e la tollerabilità di ogni dose. Misure secondarie hanno esplorato l’efficacia di varie combinazioni di ossitocina rispetto a gruppi placebo ed esaminato i potenziali effetti dose-correlati».

È risultato che tutte e 3 le dosi di ossitocina endonasale somministrate 2 volte al giorno per 1 settimana erano sicure e ben tollerate nei pazienti. «Abbiamo identificato - nei soggetti trattatI con ossitocina rispetto al gruppo placebo - cambiamenti convergenti nelle sottoscale del NPI (Neuropsychiatric Inventory), FBI (Frontotemporal Lobar Degeneration-modified Clinical Dementia Rating) e IRI (Interpersonal Reactivity Index)» osservano gli scienziati. «Ciò suggerisce che l’ossitocina endonasale possa migliorare un sottoinsieme di sintomi comportamentali della FTD, ovvero i livelli di apatia e le espressioni di empatia, con conseguente miglioramento delle interazioni tra paziente e caregiver».

Quale sia il meccanismo d’azione dell’ossitocina in queste indicazioni non è noto. Gli autori formulano un’ipotesi. «L'integrità dei neuroni produttori di ossitocina nei nuclei ipotalamici è salvaguardata nei pazienti con degenerazione lobare frontotemporale associata a TDP 43 (TAR DNA-binding protein 43). Ciò può indicare che la patologia nei siti delle proiezioni afferenti (incluse l'amigdala, la corteccia orbitofrontale e l’insula) potrebbe perturbare i sistemi ossitocinergici, e che l'aumentata segnalazione dipendente dal recettore dell'ossitocina diretta a queste regioni potrebbe in parte superare deficit dovuti a perdita o disfunzione neuronale.

Arturo Zenorini

Finger EC, MacKinley J, blair M, et al. Oxytocin for frontotemporal dementia: A randomized dose-finding study of safety and tolerability. Neurology, 2014 Dec 10. [Epub ahead of print]

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