È stata pubblicata sul Journal of Neurology, Neurosurgery & Psychiatry una revisione sistematica aggiornata con metanalisi e analisi sequenziale di trial relativi al trattamento del decadimento cognitivo o della demenza nella malattia di Parkinson (rispettivamente, CIND-PD o PDD) e della demenza con corpi di Lewy (DLB). Per i ricercatori dell’Università di Nanchino (Cina) gli inibitori delle colinesterasi (ChEI) e la memantina migliorano leggermente l’impressione globale di cambiamento dello stato cognitivo e comportamentale ma solo i primi aumentano la funzione cognitiva. Tutti i farmaci hanno comunque positivi profili di sicurezza.

La PDD e la DLB sono quasi identiche in termini di sintomatologia clinica (deficit cognitivi, sindrome disesecutiva, sintomi motori e psichiatrici) e reperti neuropatologici (corpi di Lewy, aggregati di alfa-sinucleina e placche amiloidi). Pertanto – sostengono gli autori, guidati da Hui-Fu Wang, dell’Ospedale Municipale Quingdao dell’Università Medica di Nanchino, potrebbero essere espressione di un’unica patologia o probabilmente due condizioni all’interno di uno spettro di disordini».

«Il coinvolgimento del deficit colinergico nella PDD e nella DLB è da tempo acclarato e gli ChEI sono utili per migliorare il decorso clinico tramite la riduzione della degradazione della colina» ricordano gli autori. «Vi sono peraltro evidenze di modificazioni di marker glutamatergici nei pazienti con DLB e di iperattività glutamatergica striatale in modelli animali di parkinsonismo. Dunque nello sviluppo dei due disturbi possono essere coinvolte maggiori concentrazioni di glutamato e la memantina, antagonista del recettore dell’N-metil-D-aspartato, può essere efficace per il trattamento della demenza tramite un miglioramento della neurotrasmissione glutamatergica».

«Finora» proseguono «su questi argomenti sono uscite diverse revisioni dalle quali risulta che gli ChEI producono un effetto positivo su impressione globale, funzione cognitiva e altri outcome. Di recente sono stati portati a termine altri cinque trial su CIND-PD, PDD e DLB, non inclusi (o non completamente) nelle revisioni precedenti». L’attuale analisi, oltre a tenere conto dei risultati conclusivi di questi studi, nelle intenzioni degli autori si prefigge lo scopo di presentare un prospetto conciso e clinicamente rilevante dei trattamenti per le tre entità patologiche.

«Abbiamo cercato trial eligibili su PubMed, Embase, Cochrane Dementia and Cognitive Improvement Group Specialised Register e altre fonti» spiegano Wang e collaboratori. «Come outcome di efficacia abbiamo selezionato l’impressione globale e la funzione cognitiva, mentre per la sicurezza sono stati scelti i dropout e gli eventi avversi. In seguito alla revisione sistematica, sono state effettuate una meta-analisi e un’analisi sequenziale dei trial (TSA)».

In totale, sono stati inclusi 10 trial. Gli ChEI e la memantina hanno prodotto una limitata efficacia globale secondo la CGIC (clinicians’ global impression of change), con una differenza media pesata compresa da -0,40 (95% CI: da -0,77 a -0,03) a -0,65 (95%CI: da -1,28 a -0,01). In ogni caso, solo gli ChEI, e non la memantina, hanno migliorato in modo significativo la funzione cognitiva all’MMSE (Mini-Mental State Examination): da 1,04 (95% CI: da 0,43 a 1,65) a 2,57 (95% CI: da 0,90 a 4,23).

«Occorre aggiungere che entrambi i farmaci hanno presentato buoni outcome di sicurezza, nonostante la rivastigmina abbia dimostrato di aumentare il rischio di eventi avversi rispetto al placebo (rapporto di rischio, RR: 1,19 con 95% CI corretto per TSA: da 1,04 a 1,36). Questi eventi» precisano «sono stati di solito lievi o moderati e non si sono evidenziati rischi di gravi eventi avversi».
In sintesi: sia gli ChEI sia la memantina hanno evidenziato una marcata efficacia sulla valutazione globale. Solo i primi però, alla luce delle evidenze disponibili, hanno dato prova di migliorare in modo significativo la funzione cognitiva, i sintomi comportamentali e lo svolgimento delle attività quotidiane.

«Comunque, svariati limiti, specialmente il limitato numero di trial eligibili, le ridotte dimensione dei campioni e le differenze di durata degli studi, hanno influenzato l’interpretazione finale. Pertanto sulla base dei dati disponibili i due farmaci non possono essere supportati in modo sufficiente per l’uso come trattamento di CIND-PD, PDD e DLB. Nuovi trial clinici su scala più ampia sono indispensabili per definire meglio, in queste indicazioni, l’efficacia e la sicurezza degli ChEI e di memantina» concludono Wang e collaboratori.

Arturo Zenorini
Wang HF, Yu JT, Tang SW, et al. Efficacy and safety of cholinesterase inhibitors and memantine in cognitive impairment in Parkinson's disease, Parkinson's disease dementia, and dementia with Lewy bodies: systematic review with meta-analysis and trial sequential analysis. J Neurol Neurosurg Psychiatry, 2015;86(2):135-43.
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