Fattore VIIa ricombinante riduce la crescita dell'ematoma ma non migliora gli esiti funzionali. Studio FASTEST
I risultati late breaking del trial di fase 3 FASTEST (NCT03496883) mostrano che il fattore VIIa ricombinante (rFVIIa), somministrato entro 2 ore dall’esordio dell’emorragia intracerebrale (ICH), rallenta l’espansione dell’ematoma ma non determina un miglioramento significativo degli esiti funzionali globali. Il trattamento è associato inoltre a un lieve aumento del rischio di eventi tromboembolici potenzialmente letali.
Gli effetti più marcati emergono nei sottogruppi a rischio più elevato, in particolare nei pazienti con spot sign alla TC angiografica o trattati entro 90 minuti, nei quali un migliore controllo del sanguinamento si associa a segnali di efficacia a lungo termine.
Disegno dello studio e popolazione arruolata
Presentato all’International Stroke Conference 2026 di New Orleans, FASTEST è uno studio randomizzato, in doppio cieco, che ha coinvolto 626 pazienti con ICH in 100 ospedali di 5 Paesi, integrando nel protocollo anche 15 unità mobili per l’ictus. Nella Parte 1, i partecipanti sono stati assegnati in rapporto 1:1 a rFVIIa endovenoso o placebo, alla dose di 80 µg/kg (massimo 10.000 µg o 10 mg). L’esito primario era rappresentato dal punteggio alla scala modificata di Rankin (mRS) a 180 giorni.
Risultati principali sugli esiti funzionali
Sotto la guida di Joseph Broderick, (UC Gardner Neuroscience Institute, University of Cincinnati, e NIH StrokeNet), il 46,0% dei pazienti trattati con rFVIIa ha raggiunto un punteggio mRS 0 2, rispetto al 45% del gruppo placebo nell’analisi intent to treat. I risultati sono rimasti sostanzialmente invariati nell’analisi per protocol, che ha incluso 594 partecipanti: 45,1% nel gruppo placebo e 47,4% nel gruppo rFVIIa.
Effetti sul volume dell’emorragia
Le analisi di regressione mostrano una variazione media del volume dell’ICH, da baseline a 24 ore, pari a 5,53 mL (DS 13,68) nel gruppo placebo, contro 1,85 mL (DS 6,964) nel gruppo rFVIIa. Considerando la variazione combinata di ICH e emorragia intraventricolare (IVH), i ricercatori hanno osservato un incremento di 7,41 mL (DS 19,569) nel gruppo placebo e di 2,18 mL (DS 8,427) nel gruppo trattato.
Sicurezza e complicanze tromboemboliche
Gli eventi tromboembolici potenzialmente letali entro 4 giorni sono risultati più frequenti nel gruppo rFVIIa (4,6%; n=15) rispetto al placebo (1,3%; n=4), con un rischio relativo di 3,41 (IC 95% 1,14 10,15; P=.02). Entro 90 giorni, il gruppo rFVIIa ha mostrato tassi più elevati di complicanze tromboemboliche gravi (6,4% vs 3,7%), danno miocardico senza sindrome coronarica acuta (14,9% vs 10,1%) e infarto cerebrale acuto (5,5% vs 3,7%).
La mortalità, tuttavia, è risultata simile nei due gruppi (6,1% vs 7,4%).
Sottogruppi con maggiore beneficio
Nonostante l’assenza di un miglioramento funzionale complessivo a 90 giorni, alcuni sottogruppi hanno mostrato segnali favorevoli. I pazienti trattati entro 90 minuti dall’ultimo momento noto come normale hanno evidenziato un miglioramento più marcato dell’esito primario (OR 1,82; IC 95% 0,98 3,4), così come quelli con almeno uno spot sign (OR 1,86; IC 95% 0,94 3,68).
Nei pazienti con spot sign, la differenza media nella crescita combinata ICH+IVH è stata di –14,14 mL (IC 95% –20,68 a –7,60) a favore di rFVIIa, contro una differenza di –2,67 mL (IC 95% –5,11 a –0,23) nei pazienti senza spot sign. Analogamente, nei pazienti trattati entro 90 minuti, la differenza media tra i gruppi è stata di –7,56 mL (IC 95% –11,86 a –3,27), rispetto a –4,30 mL (IC 95% –7,21 a –1,40) nei trattati oltre tale finestra.
Espansione dell’ematoma nei sottogruppi ad alto rischio
Tra i pazienti con spot sign, il trattamento con rFVIIa ha determinato una riduzione assoluta del 38% nell’incidenza di espansione moderata o maggiore dell’ematoma rispetto al placebo. L’espansione maggiore (>12,5 mL) è stata osservata nel 14,0% dei pazienti trattati con rFVIIa contro il 32,4% del gruppo placebo. Nei pazienti trattati entro 90 minuti, la riduzione assoluta dell’espansione moderata o maggiore è stata del 20%.
FASTEST Parte 2: focus sui pazienti a più alto rischio
È attualmente in corso FASTEST Parte 2, uno studio che valuta rFVIIa nei pazienti trattati entro 90 minuti o con spot sign positivo entro 120 minuti.
Questa fase si concentra sui soggetti con maggiore probabilità di espansione dell’ematoma e potenziale risposta terapeutica. I criteri di eleggibilità includono adulti tra 18 e 80 anni con ICH spontanea di volume compreso tra 2 e 60 cc, estensione intraventricolare limitata e punteggio Glasgow Coma Scale ≥8. L’arruolamento privilegia i pazienti con spot sign alla TC angiografica trattati entro 120 minuti e quelli trattati entro 90 minuti indipendentemente dallo spot sign, riflettendo i sottogruppi più promettenti della Parte 1.
Strategie per il trattamento ultra precoce e obiettivi dello studio
Per garantire un trattamento ultra precoce, lo studio utilizza percorsi di consenso d’emergenza, inclusa l’eccezione al consenso informato negli Stati Uniti, e integra unità mobili per l’ictus insieme a centri ad alto volume capaci di fornire cure rapide per l’ICH. Partecipano circa 100 ospedali e almeno 15 unità mobili, con l’obiettivo di trattare entro 90 minuti almeno la metà dei pazienti arruolati. I ricercatori prevedono di reclutare fino a 350 partecipanti in circa tre anni e mezzo.
Fonte: Broderick, J, Grotta J, Naidech A, et al. rFVIIa for Acute hemorrhagic Stroke Administered at Earliest Time. Presented at: 2026 ISC Conference; February 4-6; New Orleans, LA.
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