Foralumab intranasale: segnali incoraggianti nella SM secondaria progressiva
Nel piccolo gruppo di pazienti coinvolti nello studio, i ricercatori hanno osservato risultati che definiscono “clinicamente significativi”. Sei partecipanti su dieci hanno riportato una riduzione rilevante della fatica dopo sei mesi di terapia sperimentale con foralumab somministrato per via intranasale.
Tra i quattro pazienti che hanno proseguito il trattamento per un anno intero, tutti hanno mostrato un miglioramento clinicamente significativo della stanchezza, uno dei sintomi più invalidanti della sclerosi multipla secondaria progressiva (SPMS).
Stabilizzazione della disabilità e primi segnali di miglioramento
Secondo gli autori, tutti i pazienti hanno mantenuto stabile il punteggio EDSS, la scala che misura la progressione della disabilità nella SM. Tra coloro che hanno ricevuto la terapia continuativamente per 12 mesi, tre su quattro hanno addirittura mostrato un miglioramento del punteggio. Complessivamente, sei pazienti su dieci hanno evidenziato un miglioramento della fatica, confermando un possibile beneficio funzionale oltre alla stabilizzazione clinica.
Biomarcatori e imaging: riduzione dell’infiammazione microgliale
I dati biologici raccolti durante lo studio suggeriscono che il trattamento stia agendo come previsto sul sistema nervoso centrale. In particolare, foralumab sembra ridurre l’attività infiammatoria delle microglia, cellule immunitarie residenti nel cervello ritenute responsabili del peggioramento della disabilità nelle forme non attive di SPMS. Anche il profilo di sicurezza è apparso favorevole: un solo paziente ha riportato formicolio e intorpidimento a labbra e lingua, effetti considerati correlati al trattamento ma non gravi.
Nessun evento avverso serio è stato registrato.
Un passo avanti per una popolazione con poche opzioni terapeutiche
“La pubblicazione peer reviewed in una delle principali riviste di neurologia rappresenta una tappa fondamentale e una validazione esterna del potenziale terapeutico del foralumab intranasale nella SM secondaria progressiva”, ha dichiarato Tanuja Chitnis, MD, investigatrice principale dello studio e neurologa senior al Brigham and Women’s Hospital. Ha sottolineato come la combinazione di imaging avanzato, profilazione immunitaria e valutazioni cliniche mostri la capacità unica del farmaco di modulare l’infiammazione del sistema nervoso centrale, offrendo una nuova prospettiva a pazienti che oggi dispongono di opzioni terapeutiche molto limitate.
Meccanismo d’azione del farmaco
Foralumab è un anticorpo monoclonale sperimentale anti-CD3 sviluppato come trattamento immunomodulante per malattie autoimmuni e neuroinfiammatorie. A differenza degli anticorpi anti-CD3 di prima generazione, storicamente impiegati in ambito trapiantologico e caratterizzati da una marcata immunosoppressione e da rilevanti problemi di sicurezza, foralumab è stato progettato per esercitare un’azione regolatoria selettiva sul sistema immunitario.
Il farmaco agisce legandosi al complesso CD3 espresso sui linfociti T, modulandone l’attivazione senza determinarne la deplezione. Il risultato è una riduzione dell’attività dei linfociti T pro-infiammatori e, parallelamente, un incremento funzionale delle cellule T regolatorie, fondamentali per il mantenimento della tolleranza immunologica. Questo riequilibrio si associa a una diminuzione della produzione di citochine infiammatorie, tra cui interferone-gamma, TNF-alfa e interleuchina-17.
Un elemento distintivo di foralumab è la modalità di somministrazione, prevalentemente per via intranasale o orale. Questa scelta sfrutta i meccanismi di tolleranza immunologica mucosale, consentendo un’azione più fisiologica e meglio tollerata rispetto alla somministrazione endovenosa tipica degli anti-CD3 tradizionali.
L’assenza di una marcata attivazione iniziale dei linfociti T riduce il rischio di sindrome da rilascio di citochine e rende il farmaco potenzialmente adatto a trattamenti ripetuti e di lunga durata.
Foralumab è attualmente in fase di sviluppo clinico in diverse indicazioni, tra cui la sclerosi multipla e altre condizioni autoimmuni e infiammatorie croniche. L’approccio alla base del suo sviluppo rappresenta un cambio di paradigma: non la soppressione indiscriminata del sistema immunitario, ma la sua modulazione mirata, con l’obiettivo di ripristinare un equilibrio immunologico stabile e duraturo.
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