Giovani donne con epilessia, la maggior parte sono fertili e in grado di portare a termine una gravidanza

La grande maggioranza delle donne affette da epilessia è in grado di rimanere incinta, con relativamente pochi problemi. Lo dimostra una nuova ricerca presentata a New Orleans, nel corso del 72 ° Annual Meeting 2018 dell'American Epilepsy Society (AES).

«In passato vi era la convinzione e alcune evidenze che la fertilità fosse ridotta nelle donne con epilessia rispetto alla popolazione generale» ha premesso il primo autore dello studio, Andrew G. Herzog, docente di Neurologia e Direttore dell’Unità di Neuroendocrinologia presso il Beth Israel Deaconess Medical Center di Wellesley (Massachusetts).

Indagine basata su dati retrospettivi autoriportati
I ricercatori hanno utilizzato dati retrospettivi tratti da un registro di controllo delle nascite riferite a pazienti con epilessia basato sul web. Ogni donna affetta dalla patologia poteva partecipare a un sondaggio online e ottenere materiale educativo su una contraccezione sicura ed efficace.

Da questo registro, i ricercatori hanno ricavato dati sulla riproduzione di 978 donne di età compresa tra 18 e 47 anni con epilessia. Le informazioni includevano dati demografici, sul tipo di epilessia, sui farmaci antiepilettici (AED) utilizzati, sull’uso di contraccettivi e sullo stato riproduttivo.

Herzog e colleghi hanno analizzato tre esiti:
  • tasso di infertilità: la percentuale di donne che hanno avuto rapporti sessuali non protetti ma non hanno raggiunto la gravidanza dopo un anno;
  • tasso di fertilità alterata: la percentuale di donne che erano infertili o che non portavano una gravidanza a una nascita, esclusi i casi di aborto;
  • tasso di vivinatalità: la percentuale di gravidanze che hanno portato a una nascita di nati vivi, esclusi i casi di aborto.
Un totale di 411 donne ha cercato di rimanere incinta. Di questo gruppo, 373 hanno avuto 724 gravidanze con 445 nati vivi. L’età media alla gravidanza era di 24,9 anni, ma le donne che sono rimaste incinte variavano per età da 14 a 44 anni.

Circa il 72,6% delle donne ha avuto un nato vivo nelle prime due gravidanze. Delle 411 donne, 38 hanno hanno tentato senza successo di rimanere gravide al temine di un anno, con un tasso di infertilità del 9,2% (IC al 95% 6,7 – 12,4). Al contrario, il tasso di infertilità nella popolazione generale si attesta al 6,4%, come stimato dai Centers for Disease Control and Prevention (CDC).

Circa il 20,7% delle donne aveva una fertilità alterata, che includeva i 38 soggetti risultati infertili e le 46 gravidanze che non avevano dato luogo al parto di un nato vivo.

Poco chiaro l’impatto degli AED
I ricercatori hanno anche esaminato il potenziale impatto degli AED sulla fertilità. In particolare, hanno confrontato farmaci non AED a monoterapie e politerapie e farmaci non AED a specifiche classi di AED, inclusi induttori enzimatici, non induttori enzimatici, inibitori enzimatici e glucuronidati.

Abbiamo scoperto che nelle donne trattate con qualsiasi AED, il tasso di infertilità era doppio rispetto a quelli che non assumevano alcun AED (10,3% vs 4,2%), nonostante le dimensioni del campione in questa analisi ad interim fossero troppo piccole per essere statisticamente significative, ha detto Herzog.

Lo studio avrebbe bisogno di un numero doppio di partecipanti in ogni categoria AED per essere adeguatamente potenziato per trarre conclusioni significative sul potenziale impatto degli AED sulla fertilità, ha aggiunto.

Anche il tasso di fecondità alterato era quasi due volte maggiore per le donne in terapia con qualsiasi AED rispetto a quelle che non assumevano un AED (22,2% vs 13,9%; rischio relativo [RR]: 1,79; IC al 95% 0,94 - 3,11; p = 0,08).

I confronti di varie monoterapie individuali per la politerapia non sono risultati significativi. Inoltre, il tasso di vivinatalità era simile per le donne in trattamento con qualsiasi AED (73,9%) rispetto a quelle che non assumevano un AED (79,1%).

Tuttavia, quando il team di Herzog ha esamina l'impatto di specifici farmaci sulla fertilità, l'analisi ha mostrato che le donne trattate con lamotrigina avevano un tasso di natalità molto più alto rispetto alle donne loro abbinate in terapia con valproato (89,1% vs 63,3%; RR, 1,41; IC 95%, 1,05-1,88 ; P =0,.02).

Limiti della ricerca e problematiche nella pratica clinica
Una limitazione dello studio è che le informazioni sono state autoriportate. Inoltre, le donne che hanno completato le indagini del registro erano più giovani e più istruite rispetto alla popolazione generale mentre quelle appartenenti a minoranze erano sottorappresentate. Inoltre, non è stato valutato l’impatto dell’eventuale infertilità del partner.

I medici hanno numerosi problemi da discutere con le loro pazienti con epilessia durante le visite ambulatoriali. Questi includono la gestione delle crisi, la sicurezza e i rischi dei singoli farmaci antiepilettici, così come la contraccezione, che «spesso non è adeguatamente trattata» ha concluso Herzog.

A.Z.

American Epilepsy Society (AES) Annual Meeting 2018, New Orleans. Abstract 1.426.