Ictus in pazienti con demenza, sì alla trombolisi endovenosa senza timori di emorragia cerebrale

Neurologia

I pazienti affetti da demenza, se sono colpiti da un ictus ischemico acuto (AIS) e vengono trattati mediante trombolisi endovenosa (IVT) utilizzando potenti farmaci trombolitici, non corrono alcun rischio superiore di emorragia intracerebrale sintomatica (sICH) o di decesso rispetto ad altri pazienti (senza demenza) che ricevono lo stesso trattamento. Lo rivela uno studio condotto dal Karolinska Institutet di Stoccolma (Svezia), pubblicato online su "Neurology".

I pazienti affetti da demenza, se sono colpiti da un ictus ischemico acuto (AIS) e vengono trattati mediante trombolisi endovenosa (IVT) utilizzando potenti farmaci trombolitici, non corrono alcun rischio superiore di emorragia intracerebrale sintomatica (sICH) o di decesso rispetto ad altri pazienti (senza demenza) che ricevono lo stesso trattamento. Lo rivela uno studio condotto dal Karolinska Institutet di Stoccolma (Svezia), pubblicato online su “Neurology”.

«Gli ospedali, nel trattamento dell’AIS, hanno sempre teso a evitare di somministrare potenti farmaci trombolitici a pazienti affetti da demenza, nella convinzione che questi ultimi, in particolare quelli con malattia di Alzheimer (AD), fossero più inclini a sviluppare sICH» affermano gli autori, guidati da Sara Garcia-Ptacek, del Dipartimento di Neurobiologia, Scienze della Salute e Società dell’istituto svedese. L’obiettivo dei ricercatori era quello di scoprire quanto grande fosse realmente tale rischio, confrontando l'accesso all’IVT per AIS e i suoi outcome nei pazienti con e senza demenza.

Incrociati i dati dei registri nazionali “SveDem” e dello stroke
Garcia-Ptacek e colleghi hanno pertanto condotto uno studio di coorte longitudinale dei dati del Registro della demenza svedese (SveDem) degli anni compresi tra il 2010 e il 2014 e hanno incrociato tali dati con quelli del Registro svedese dell’ictus. Sono stati individuati così 1.356 pazienti con demenza preesistente che hanno avuto un AIS tra il 2010 e il 2014, i quali sono stati confrontati con un gruppo controllo di 6.755msoggetti colpiti da AIS ma senza demenza.

I ricercatori hanno quindi esaminato la percentuale dei pazienti che avevano ricevuto l’IVT e i relativi outcome a 3 mesi (morte, degenza e punteggio alla scala di Rankin modificata [mRS]). L'età mediana all'insorgenza dell’ictus era di 83 anni in entrambi i gruppi. L’IVT è stata somministrata a 94 pazienti (7,0%) affetti da demenza e a 639 (9,5%) senza demenza. Analizzando i dati, gli studiosi hanno scoperto che alle persone al di sotto degli 80 anni con demenza e ictus non era stata somministrata l’IVT altrettanto spesso come ai pazienti con ictus ma senza demenza.

Infatti l'odds ratio (OR) della somministrazione di IVT era di 0,68 (95% CI 0,54-0,86) per i pazienti con demenza. Quando l'analisi è stata ripetuta esclusivamente tra i pazienti indipendenti nello svolgimento delle attività quotidiane, lo stato di demenza non era più significativo (OR 0,79, 95% CI 0,60-1,06). Tuttavia, le differenze si ripresentavano nei pazienti di età pari o inferiore a 80 anni (OR 0,58, 95% CI 0,36-0,94).

«Peraltro abbiamo anche visto che pazienti affetti da demenza con più di 80 anni colpiti da un AIS hanno ricevuto l’IVT spesso come pazienti senza demenza con AIS: un dato inaspettato» dicono Garcia-Ptacek e colleghi. I ricercatori hanno poi esaminato i risultati terapeutici in entrambi i gruppi che avevano ricevuto l’IVT per accertare se il rischio di complicanze variasse o meno.

Nessuna differenza in termini di outcome con il gruppo controllo
Il team, in dettaglio, ha studiato il rischio di morte dopo il trattamento e ha scoperto che non esisteva alcuna differenza tra i pazienti affetti o meno da demenza che avevano ricevuto l’IVT. Nei pazienti che hanno ricevuto l’IVT, infatti, l'incidenza di sICH (7,4% vs 7,3%) e di morte a 3 mesi (22,0% vs 18,8%) non differiva significativamente tra i due gruppi.

Tuttavia, in analisi corrette, i ricercatori hanno trovato peggiori risultati funzionali (mRS) nei pazienti affetti da demenza con AIS 3 mesi dopo. Questi pazienti mostravano anche più probabilità di essere dimessi in case di cura rispetto ai pazienti senza demenza colpiti da AIS (in entrambi i casi p inferiore a 0,001).

«È importante sottolineare che la sICH, complicanza che può sorgere in combinazione con l’IVT, non era più probabile nelle persone affette da demenza e ictus che nelle persone non dementi con ictus quando entrambi i gruppi hanno ricevuto l’IVT» afferma Maria Eriksdotter, docente di Medicina geriatrica nello stesso Dipartimento e coautrice dello studio.

«Il nostro studio indica che il trattamento con IVT è altrettanto sicuro per i pazienti con demenza come per altri pazienti senza demenza nello stesso stato fisico e che il rischio di complicanze del trattamento non è più elevato» afferma Eriksdotter. «Quindi, il trattamento IVT può essere considerato nei pazienti affetti da AIS con demenza».

Arturo Zenorini

Riferimento bibliografico:
Zupanic E, von Euler M, Kåreholt I, et l. Thrombolysis in acute ischemic stroke in patients with dementia: A Swedish registry study. Neurology. 2017 Oct 6. [Epub ahead of print]
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