Ictus ischemico da aterosclerosi delle grandi arterie, risultati migliori nei pre-trattati con statine

Secondo i risultati di uno studio pubblicato su Neurology, il pre-trattamento con statine nei pazienti con ictus ischemico acuto (AIS) dovuto ad aterosclerosi delle grandi arterie (LAA) sembra essere associato a migliori outcomes precoci in termini di miglioramento neurologico, disabilitÓ, sopravvivenza e recidive ictali.

Secondo i risultati di uno studio pubblicato su Neurology, il pre-trattamento con statine nei pazienti con ictus ischemico acuto (AIS) dovuto ad aterosclerosi delle grandi arterie (LAA) sembra essere associato a migliori outcomes precoci in termini di miglioramento neurologico, disabilità, sopravvivenza e recidive ictali.

«In una recente meta-analisi, si è visto che il pre-trattamento con statine riduce il rischio di mortalità, aumentando l’outcome funzionale a 3 mesi dopo l’insorgenza di un ictus. In un'altra revisione sistematica, l'effetto benefico del pre-trattamento con statine nell’AIS è risultato più marcato nei pazienti ad alto rischio vascolare e in quelli con livelli ideali di lipoproteine a bassa densità (LDL)» ricordano gli autori, guidati da Georgios Tsivgoluis, del Dipartimento di Neurologia dell’University of Tennessee Health Science Center di Memphis (USA) e dell’Ospedale Universitario Attikon, Scuola di Medicina dell’Università di Atene (Grecia).

Un sottogruppo di pazienti finora mai studiato
Nonostante il fatto che l’ictus ischemico acuto da LAA (LAA acuto) comporti il più alto rischio di recidiva precoce rispetto ad altri sottotipi di AIS, il potenziale effetto benefico del pre-trattamento con statine non è mai stato studiato in questo specifico sottogruppo di ictus, rilevano i ricercatori che, alla luce delle precedenti considerazioni, hanno condotto uno studio prospettico, internazionale, multicentrico allo scopo di valutare la possibile relazione fra pre-trattamento con statine e outcomes precoci nei pazienti con LAA acuto.

Sono stati valutati in modo prospettico pazienti consecutivi con LAA acuto ricoverati in 7 centri terziari per la cura dell’ictus lungo un periodo di 3 anni. Si sono registrati i dati relativi a pre-trattamento con statine, demografia, fattori di rischio vascolare e gravità dell’ictus al momento del ricovero e della dimissione ospedaliera.

Gli eventi outcome di interesse sono stati il miglioramento neurologico durante l'ospedalizzazione (quantificato come diminuzione relativa del punteggio alla NIH Stroke Scale al momento della dimissione rispetto al ricovero ospedaliero), outcome funzionale favorevole (FFO, definito come punteggio di 0-1 alla scala di Rankin modificata), recidiva di ictus e morte a 1 mese.

Le analisi statistiche sono state eseguite utilizzando modelli di regressione di Cox univariati e multivariati aggiustati per i potenziali fattori confondenti. Tutte le analisi sono state ripetute in seguito ad abbinamento per punteggio di propensione.

Migliorati outcome funzionale e rischio di mortalità e recidiva a 1 mese
L’impiego di statine pre-trattamento è stato documentato in 192 su 516 (37,2%) pazienti consecutivi con LAA (età media: 65 +/- 13 anni; 60,8% uomini; score mediano alla NIH Stroke Scale: 9 punti, range interquartile: 5-18). Il pre-trattamento con statine è risultato associato a un maggiore miglioramento neurologico durante il ricovero e a più alti tassi di FFO a 30 giorni nelle analisi abbinate e non abbinate (odds ratio per FFO: 2,44; 95% intervallo di confidenza [CI]: 1,07-5,53). Il pre-trattamento è risultato anche correlato a un minore rischio di mortalità e recidiva di ictus a 1 mese nelle analisi abbinate e non abbinate (hazard ratio per ictus ricorrente: 0,11; IC 95%: 0,02-0,46; hazard ratio per decesso: 0,24; 95% CI: 0,08- 0,75).

«Questi risultati offrono un supporto alle attuali raccomandazioni AHA per la gestione dell’AIS che sostengono la continuazione del trattamento con statine durante il ricovero tra i pazienti AIS pre-trattati con statine» osservano Tsivgoluis e colleghi. «Questa affermazione si basa esclusivamente sui risultati osservazionali, mentre vi è scarsità di dati su sicurezza ed efficacia delle statine durante i primi 30 giorni dopo l’ictus provenienti da studi randomizzati controllati (RCT) di fase III».

«Pertanto» proseguono «le nostre osservazioni forniscono informazioni aggiuntive relative agli effetti benefici del pre-trattamento con statine in pazienti con LAA, condizione che comporta il più alto rischio di deterioramento precoce neurologico e di precoce recidiva ictale. Per di più, in base ai risultati degli RCT, la sospensione del trattamento con statine durante i primi 3 giorni di ricovero in pazienti AIS è risultata associata anche a un aumentato rischio di morte a 3 mesi o di mancanza di autonomia». Gli autori sottolineano inoltre che i pazienti con LAA hanno rappresentato di gran lunga il sottogruppo più comune (56%, 50/89) dei pazienti AIS che sono stati randomizzati nel loro trial.

Si è visto, inoltre, che il pre-trattamento con statine ha migliorato l'outcome post-operatorio di pazienti sottoposti a endoarteriectomia carotidea, sia sintomatici sia asintomatici. L'effetto favorevole del pre-trattamento statinico è stato evidente anche negli outcomes peri-procedurali e post-procedurali di pazienti sottoposti a stenting carotideo.

Interpretazioni sui diversi meccanismi d’azione delle statine
«I risultati positivi rilevati possono essere parzialmente spiegati con l'effetto delle statine sia sull’angiogenesi all’interno della placca sia sul contenuto di macrofagi nelle lesioni aterosclerotiche a livello delle carotidi» affermano i ricercatori. «L'assunzione pregressa di statine può portare benefici in modo preferenziale ai pazienti con ictus aterotrombotici, favorendo lo sviluppo della rete collaterale piale».

Inoltre - aggiungono - le statine possono portare alla stabilizzazione della placca e a una potenziale regressione dell'aterosclerosi in quanto non solo influenzano la composizione della placca lipidica ma riducono anche l'infiammazione, in virtù dei loro effetti pleiotropici. Le statine, poi, aumentano la sovraregolazione dell’ossido nitrico sintasi endoteliale, migliorandone la funzione: questa azione può costituire un potenziale mediatore per l’effetto favorevole di questi farmaci sull’emodinamica cerebrale e sull’autoregolazione del flusso ematico del cervello.

«Infine» sostengono Tsvigoulis e colleghi «le statine potrebbero prevenire la progressione o la recidiva di un ictus durante i primi giorni dopo l’evento acuto a causa dei loro effetti antitrombotici e attraverso un potenziamento della fibrinolisi endogena».

«I nostri risultati forniscono evidenze osservazionali preliminari che sottolineano un effetto potenzialmente benefico delle statine nel miglioramento degli outcomes dell’ictus in fase precoce nei pazienti con AIS con meccanismo aterotrombotico di fondo. Questa ipotesi merita di essere ulteriormente verificata nell’ambito di un RCT» concludono gli autori.


Tsvigoulis G, Katsanos AH, Sharma VK, et al. Statin pretreatment is associated with better outcomes in large artery atherosclerotic stroke. Neurology, 2016;86(12):1103-11.
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