Ictus ischemico in gravidanza: studio finlandese rivela rischi a lungo termine
Un evento raro, ma con un impatto significativo. Gli ictus ischemici correlati alla gravidanza, pur essendo poco frequenti, si associano a una prognosi sfavorevole sia nel breve sia nel lungo periodo. A evidenziarlo è un ampio studio finlandese condotto su scala nazionale, che ha analizzato gli esiti di salute di queste pazienti per oltre 17 anni.
Mortalità e morbilità: un rischio che persiste
Nel follow up mediano di 17,4 anni, le donne che avevano avuto un ictus ischemico materno mostravano una mortalità superiore rispetto alle coetanee senza ictus (8,3% contro 1,8%; OR aggiustato 4,96). L’eccesso di mortalità risultava concentrato soprattutto nel primo anno dall’evento, mentre negli anni successivi le differenze si attenuavano (3,3% contro 1,9%).
Sul fronte della morbilità a lungo termine, con un follow up mediano di 11,6 anni, le sopravvissute all’ictus presentavano più frequentemente esiti avversi documentati nei registri sanitari e nelle cartelle cliniche: eventi cardiovascolari maggiori (6,7% contro 0%), malattie cardiache (OR aggiustato 8,57) e depressione (OR aggiustato 3,92).
Secondo il gruppo di ricerca guidato da Anna Richardt dell’Università di Helsinki e dell’Helsinki University Hospital, “le pazienti con ictus ischemico materno presentavano un carico cardiovascolare significativo e risultavano più spesso in pensione rispetto ai controlli al termine del follow up, sebbene la maggior parte mostrasse buoni esiti funzionali”.
La necessità di una gestione a lungo termine
Gli autori, sulle pagine di Neurology, sottolineano come l’ottimizzazione della prognosi richieda una gestione completa dei fattori di rischio vascolare e programmi riabilitativi mirati a trattare eventuali deficit neurologici residui. Lo studio ribadisce l’importanza della prevenzione secondaria, del monitoraggio e della riabilitazione dopo un ictus materno.
Fattori di rischio e incidenza
Tra i fattori di rischio consolidati per l’ictus in gravidanza figurano ipertensione, preeclampsia, diabete gestazionale e trombosi. L’incidenza stimata varia da 10,2 a 66 casi ogni 100.000 gravidanze. Utilizzando gli stessi database nazionali, il gruppo di Richardt aveva già osservato che le gravidanze successive nelle donne con un precedente ictus ischemico materno tendono a essere più complesse.
“Un ictus durante la gravidanza o il postpartum è raro, ma diversi studi mostrano un aumento dell’incidenza”, ha dichiarato Richardt. “Il nostro obiettivo era comprendere meglio cosa accade alle donne dopo un ictus in gravidanza o nel postpartum, e abbiamo riscontrato un rischio maggiore di malattie cardiache e depressione, oltre a una minore probabilità di essere occupate negli anni successivi”.
Uno studio su quasi 1,8 milioni di nascite
La ricerca ha analizzato retrospettivamente quasi 1,8 milioni di parti avvenuti in Finlandia tra il 1987 e il 2016. I 97 casi di ictus ischemico materno (92 sopravvissute oltre un anno) sono stati confrontati con 265 controlli abbinati per anno di parto, età, parità e area geografica. L’età mediana al parto era di 30,6 anni. Circa il 10% delle donne presentava diabete gestazionale e un altro 10% disturbi ipertensivi della gravidanza.
Durante il follow up, la fibrillazione atriale è stata registrata nel 5,6% delle pazienti con ictus, così come la recidiva di ictus. I decessi tardivi erano attribuibili a recidive, complicanze a lungo termine dell’evento iniziale e tumori.
Esiti funzionali buoni, ma impatto socio lavorativo rilevante
Le donne sopravvissute fino al termine del follow up mostravano, secondo le cartelle cliniche, buoni esiti funzionali (punteggi 0 2 alla scala di Rankin modificata). Tuttavia, risultavano meno frequentemente occupate a distanza di oltre dieci anni (OR aggiustato 0.55) e più spesso in pensione (OR aggiustato 4.55).
Gli autori avvertono che gli esiti funzionali non sono stati valutati in modo sistematico e che la dimensione relativamente ridotta del campione rappresenta un limite. Inoltre, la popolazione finlandese, omogenea e con un sistema sanitario pubblico fortemente sovvenzionato, potrebbe non riflettere la realtà di altri Paesi.
Bibliografia:
Richardt A, et al. Long-Term Recovery, Morbidity, and Mortality After Maternal Ischemic Stroke. Neurology. 2026 Feb 24;106(4):e214619. doi: 10.1212/WNL.0000000000214619.
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