Indagati in Estonia i possibili e diversi rapporti tra due antiepilettici e la sindrome metabolica

Secondo uno studio pubblicato online su Seizure, nei pazienti affetti da epilessia trattati con acido valproico (VPA) o carbamazepina (VPZ) si rileva un analogo rischio complessivo di sindrome metabolica (MS) ma la distribuzione dei componenti della stessa MS è differente tra i due gruppi di trattamento. I pazienti trattati con CBZ presentano meno frequentemente ridotti livelli di HDL-C mentre i soggetti in terapia con VPA mostrano meno spesso un aumento dei valori glicemici a digiuno. Inoltre le femmine in trattamento con VPA possono essere a più alto rischio di MS rispetto ai maschi.

Secondo uno studio pubblicato online su Seizure, nei pazienti affetti da epilessia trattati con acido valproico (VPA) o carbamazepina (VPZ) si rileva un analogo rischio complessivo di sindrome metabolica (MS) ma la distribuzione dei componenti della stessa MS è differente tra i due gruppi di trattamento. I pazienti trattati con CBZ presentano meno frequentemente ridotti livelli di HDL-C mentre i soggetti in terapia con VPA mostrano meno spesso un aumento dei valori glicemici a digiuno. Inoltre le femmine in trattamento con VPA possono essere a più alto rischio di MS rispetto ai maschi.

«Il concetto di MS si riferisce a un insieme di fattori di rischio metabolico, quali intolleranza al glucosio, dislipidemia, obesità centrale e ipertensione, i quali a loro volta sono i principali fattori di rischio per malattie cardiovascolari (CV) e cerebrovascolari» ricordano gli autori, guidati da Aleksei Rakitin, del Dipartimento di Neurologia e Neurochirurgia dell’Università di Tartu (Estonia). «È stato segnalato che l’epilessia è associata a un più alto rischio di malattie CV e nelle persone con epilessia una vita sedentaria e l’uso di farmaci antiepilettici (AED) possono contribuire all'obesità e alla MS».
Numerosi studi hanno esplorato gli effetti di diversi AED su specifici parametri metabolici e antropometrici, quali la concentrazione dei lipidi plasmatici e l’insorgenza di obesità. Tuttavia – si fa notare - solo pochi studi, con risultati contrastanti, hanno esaminato la presenza di MS in pazienti con epilessia.
Riflettori accesi su acido valproico e carbamazepina
«CBZ e VPA sono tra gli AED più utilizzati in tutto il mondo. Nelle persone con epilessia, per le quali è indicato il trattamento con AED, i medici spesso scelgono tra questi due farmaci. Disporre di informazioni sul potenziale rapporto tra CBZ o VPA e rischio di MS potrebbe pertanto aiutare i medici in questo processo decisionale» affermano gli autori, secondo cui «le attuali conoscenze su questo argomento sono insufficienti e non univoche».
Pertanto, gli autori hanno condotto questo studio trasversale basato sulla popolazione con lo scopo di confrontare il rischio di MS tra persone adulte con epilessia trattate con VPA o CBZ. Come obiettivo secondario Rakitin e colleghi si sono posti la valutazione dei possibili fattori rilevanti per lo sviluppo di MS, come il genere, l'eziologia dell’epilessia, la frequenza delle crisi, le dosi di farmaci antiepilettici e le malattie concomitanti.
In totale sono stati inclusi nello studio 213 pazienti adulti con epilessia trattati con VPA (n = 118) o CBZ (n = 95) in monoterapia. I partecipanti sono stati valutati per la presenza di MS, diagnosticata secondo i criteri del National Cholesterol Education Program Adult Treatment Panel III.
Differenze di effetti tra farmaci e tra generi
Nell’analisi di regressione logistica multipla, il rischio di MS nei pazienti trattati con CBZ e VPA è risultata simile (odds ratio [OR] = 0,99; P = 0,979). Una percentuale minore di arruolati trattati con CBZ ha fatto registrare livelli di HDL-C anormalmente bassi (OR = 0,10; p = 0,002) mentre una percentuale inferiore di pazienti trattati con VPA aveva concentrazioni eccessivamente elevate di glicemia a digiuno (FBG) (OR = 0,30; p = 0,004).
Le femmine trattate con VPA tendevano ad avere un rischio maggiore di MS (OR = 1,48; p = 0,485) – intesa come maggiore frequenza di due componenti della MS: aumento della circonferenza vita e riduzione della concentrazione di HDL-C - rispetto ai maschi (OR = 0,74; p = 0,551), anche se questa differenza non è risultata statisticamente significativa. «Dal punto di vista pratico, ciò suggerisce che il trattamento con VPA o CBZ nei maschi probabilmente non è correlato a un diverso rischio di MS in futuro» commentano gli autori. «Tuttavia» aggiungono «nelle donne con un più alto rischio di malattie CV, altri AED diversi da VPA dovrebbero essere presi prima in considerazione».
Lo studio ha dimostrato anche come la presenza di MS risulti associata con significatività statistica (P = 0,075) a più alti dosaggi di VPA mentre lo stesso fenomeno non si è riscontrato con le dosi di CBZ. «Pertanto» raccomandano Rakitin e colleghi «per ridurre al minimo la possibilità di insorgenza di MS nei pazienti trattati con VPA, si deve consigliare la dose minima efficace».
Sempre riguardo al trattamento con VPA, è ampiamente riconosciuto che possa causare un aumento del peso corporeo. «Il vero meccanismo patogenetico alla base di tale aumento è sconosciuto, anche se molti autori ritengono che l’insulinoresistenza (IR) possa svolgere un ruolo centrale» rammentano i ricercatori.
«Nel nostro studio, i pazienti in trattamento VPA avevano concentrazioni FBG inferiori (con significatività borderline) e le loro concentrazioni di insulina non sono apparse aumentate. Questi risultati non supportano la presenza di un aumentata IR tra questi pazienti» puntualizzano. «Un possibile meccanismo per spiegare l'aumento di peso nei pazienti trattati con VPA potrebbe essere che la diminuzione VPA-mediata dei livelli di glucosio stimola l'appetito portando a obesità e, probabilmente, ad aumentata IR».
Nei pazienti trattati con CBZ erano significativamente più alte le concentrazioni di HDL-C. Questo effetto è apparso particolarmente pronunciato nelle donne. Anche i livelli dei trigliceridi avevano la tendenza a essere più elevati in questo gruppo di pazienti, pur senza raggiungere il valore di significatività statistica.
«Anche se l'effetto degli enzimi indotti da CBZ provoca indubbiamente dislipidemia nei pazienti trattati con questo farmaco, l'aumento delle concentrazioni di alcuni frazioni lipidiche, in particolare HDL-C, potrebbe avere un effetto protettivo contro la MS» osservano gli autori. «Infatti, nel nostro studio, la presenza di un concentrazione plasmatica patologicamente bassa di HDL-C era significativamente meno frequente nei pazienti trattati con CBZ». 

Rakitin A, Kõks S, Haldre S. Metabolic syndrome and anticonvulsants: a comparative study of valproic acid and carbamazepine. Seizure, 2016 Mar 29. [Epub ahead of print]
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