La difesa dalla demenza č legata alla salute cardiovascolare, fin da giovani. Due studi su "JAMA"

Due nuovi studi, pubblicati sullo stesso numero di "JAMA", forniscono ulteriori prove del fatto che la salute cardiovascolare (CV) č importante per la salute del cervello lungo il corso di tutta la vita.

Due nuovi studi, pubblicati sullo stesso numero di “JAMA”, forniscono ulteriori prove del fatto che la salute cardiovascolare (CV) è importante per la salute del cervello lungo il corso di tutta la vita.

Uno studio ha rilevato che un numero crescente di misure ottimali di salute CV - come peso normale, valori sotto controllo di pressione arteriosa, colesterolemia e glicemia - era associato a un minor rischio di demenza e declino cognitivo in adulti di età pari o superiore ai 65 anni.

L'altro ha trovato che i fattori di stile di vita sani in età adulta correlavano con una maggiore densità di vasi sanguigni nel cervello, un flusso ematico cerebrale più elevato e minori lesioni da iperintensità della materia bianca (WMH), tutti elementi che sono stati associati a un rischio maggiore di ictus e demenza nella vita successiva.

Questi due studi «trasmettono a medici, responsabili delle politiche sanitarie e pazienti un messaggio immediatamente attuabile» scrivono Jeffrey Saver, dell'Università della California a Los Angeles e Mary Cushman, dell'Università del Vermont, a Burlington, in un editoriale di commento (1).

«Le prove disponibili indicano che per raggiungere una vita di robusta salute del cervello senza demenza non è mai troppo presto o troppo tardi per lottare per il raggiungimento della salute CV ideale» concludono.

Uno studio francese prospettico di coorte
Nel primo report, è stata studiata l'associazione tra livello di salute CV e rischio di demenza e declino cognitivo in 6.626 anziani residenti in comunità (63,4% donne; età media: 73,7 anni al basale) che partecipavano allo studio francese prospettico di coorte Three-City (3C), volto a esaminare i fattori di rischio vascolari per deterioramento cognitivo e demenza.

Gli autori, coordinati da Cécilia Samieri dell'Università  di Bordeaux, hanno definito la salute CV utilizzando le misurazioni Life’s Simple 7 dell'American Heart Association (AHA), in particolare lo stato di non fumatore, l'attività fisica a livello fissato per obiettivo, l'indice di massa corporea inferiore a 25 kg/m2, una dieta sana in linea con le attuali linee guida, una pressione arteriosa non trattata inferiore a 120/80 mmHg, un colesterolo totale non trattato inferiore a 200 mg/dL e una glicemia a digiuno inferiore a 100 mg/dL.

Al basale, 2.412 (36,5%) partecipanti avevano da 0 a 2 parametri di salute a livelli ottimali, mentre 3.781 (57,1%) avevano da 3 a 4 e 433 (6,5%) da 5 a 7 parametri di salute a livelli ottimali. Nel corso di una durata media di follow-up di 8,5 anni, 745 partecipanti hanno sviluppato demenza.

Tra le persone con una salute CV più bassa al basale, definite da 0 a 2 metriche ottimali, Samieri e colleghi riferiscono 13,3 demenze ogni 100 sviluppate, rispetto a 7,1 ogni 100 in quanti avevano uno stato CV più favorevole (da 5 a 7 metriche ottimali). In modelli multivariati, un numero maggiore di metriche di salute CV ottimali era significativamente associato a un minor rischio di demenza (hazard ratio: 0,90 per ogni metrica aggiuntiva al livello ottimale raccomandato, intervallo di confidenza al 95% [CI]: 0,84 - 0,97).

«È importante sottolineare che, mentre raggiungere i sette fattori CV a livelli ottimali è certamente l'obiettivo ideale, questo studio dimostra che qualsiasi fattore aggiuntivo al livello ottimale riduce il rischio di demenza del 10%» sostengono Samieri e colleghi.

«Inoltre, in questo studio anche cambiamenti più lievi da livelli scarsi o intermedi riducono il rischio di demenza. Da un punto di vista pragmatico e di salute pubblica, promuovere il cambiamento della salute CV da livelli poveri a livelli intermedi può essere più realizzabile e causare un maggiore effetto a livello di popolazione rispetto al più impegnativo cambiamento di livelli da poveri a ottimali» aggiungono.

I ricercatori dicono che una limitazione dello studio è che le metriche di salute CV sono state valutate solo al basale, quindi gli effetti della loro evoluzione e del trattamento nel tempo sui risultati cognitivi non hanno potuto essere esplorati. Inoltre, la popolazione di studio, prevalentemente caucasica e urbana, poteva non essere completamente generalizzabile ad altri gruppi etnici razziali e socioculturali.

Evidenze corroborate da nuovi dati di neuroimaging
Ulteriore supporto al collegamento tra la salute CV e quella del cervello proviene da uno studio di neuroimaging (2) nel quale è stata esaminata l'associazione di fattori di rischio CV modificabili, da un lato, con struttura e funzione cerebrovascolari e WMH in 125 giovani adulti (età media: 25 anni; 49% donne) senza evidenza di malattia cerebrovascolare.

In questo studio trasversale, un più alto numero di metriche di salute CV ottimali è apparso correlato con maggiore densità dei vasi cerebrali, flusso sanguigno cerebrale più elevato e minori lesioni WMH, riferiscono gli autori, guidati da Paul Leeson, dell'Università di Oxford, John Radcliffe Hospital (UK).

Per ogni fattore di rischio aggiuntivo classificato come sano, è risultato che:
  • la densità vascolare era maggiore di 0,3 vasi/cm3 (IC 95%: 0,1 - 0,5; P = 0,003);
  • il calibro del vaso era maggiore di 8 mcm (95% CI: 3 - 13; P = 0,01);
  • le lesioni WMH erano inferiori in una quantità pari a 1,6 (IC 95%: da -3,0 a -0,5; P = 0,006).
Tra i 52 partecipanti con dati disponibili, il flusso ematico cerebrale variava con la densità del vaso ed era di 2,5 mL/100 g/min superiore per ogni categoria più sana di un fattore di rischio modificabile (IC 95%: 0,16 - 4,89; P = 0,03).

«Siamo stati in grado di dimostrare che vi sono differenze nei vasi sanguigni legati a livelli di diversi fattori di rischio e che questi cambiamenti sono evidenti nella giovane età adulta in assenza di malattia cerebrovascolare» affermano Leeson e colleghi. «Pertanto, fare scelte sane di vita durante la giovane età adulta può avere un beneficio diretto su come funziona il cervello durante la giovane età adulta».

Dimostrate con precisione correlazione e associazione ma non la causalità
Alcune caratteristiche valutate in questo secondo studio sono "punti fermi" della valutazione clinica dell'imaging del cervello e della vascolarizzazione cerebrale, incluse le misure di perfusione e l'estensione delle lesioni WMH, osservano Saver e Cushman nel loro editoriale (1).

«Tuttavia, questi parametri non sono stati precedentemente valutati con questo grado di precisione in un'ampia coorte di individui giovani e sani» sottolineano. Lo studio ha anche utilizzato nuove tecniche di risonanza magnetica (RM) solo di recente disponibili per valutare le caratteristiche morfologiche del sistema vascolare cerebrale, come la densità, il calibro e la tortuosità dei vasi cerebrali.

«Il mancato raggiungimento di una salute CV ottimale sembra compromettere in modo sottile la struttura anatomica fondamentale del sistema vascolare cerebrale, oltre alla sua fisiologia funzionale e all'integrità del tessuto cerebrale che nutre» scrivono Saver e Cushman. Tuttavia, essi avvertono che entrambi gli studi erano osservazionali, quindi indicano correlazione e associazione, non causalità, e un confondimento non misurato e residuo è possibile.

«La prova di causalità richiede risultati di supporto da studi randomizzati, ma studi completati che hanno valutato gli interventi per migliorare i fattori CV e che hanno finora mostrato risultati variabili sugli esiti cognitivi sono stati generalmente troppo piccoli e di durata troppo breve per fornire una guida definitiva» evidenziano.

A.Z.

Riferimenti bibliografici:
1) Saver JL, Cushman M. Striving for Ideal Cardiovascular and Brain Health: It Is Never Too Early or Too Late. JAMA, 2018; 320(7):645-647. doi: 10.1001/jama.2018.11002.
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2) Samieri C, Perier MC, Gaye B, et al. Association of Cardiovascular Health Level in Older Age With Cognitive Decline and Incident Dementia. JAMA, 2018; 320(7):657-664. doi: 10.1001/jama.2018.11499.
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3) Williamson W, Lewandowski AJ, Forkert ND, et al. Association of Cardiovascular Risk Factors With MRI Indices of Cerebrovascular Structure and Function and White Matter Hyperintensities in Young Adults. JAMA, 2018; 320(7):665-673. doi: 10.1001/jama.2018.11498.
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