Maggior rischio di morte nei bambini trattati con antipsicotici ad alto dosaggio

Nei bambini e nei giovani tra i 5 e i 24 anni di etÓ, l'uso off-label di antipsicotici a dosi superiori a clorpromazina 50 mg comporta un rischio di morte inattesa 3,5 volte superiore rispetto ai coetanei che non assumono questi farmaci. Lo evidenziano i risultati di uno studio retrospettivo statunitense da poco pubblicato sulla rivista JAMA Psychiatry.

Nei bambini e nei giovani tra i 5 e i 24 anni di età, l'uso off-label di antipsicotici a dosi superiori a clorpromazina 50 mg comporta un rischio di morte inattesa 3,5 volte superiore rispetto ai coetanei che non assumono questi farmaci. Lo evidenziano i risultati di uno studio retrospettivo statunitense da poco pubblicato sulla rivista JAMA Psychiatry.

Gli psichiatri infantili sono molto cauti nel prescrivere antipsicotici nei giovani, ha riferito l’autore principale dello studio, Wayne Ray della Vanderbilt University School of Medicine, a Nashville, Tennessee. «I risultati della nostra analisi rafforzano l'importanza di seguire strettamente le linee guida per valutare e monitorare i pazienti durante la terapia».

Uso off-label comune ma rischioso
Gli antipsicotici sono spesso utilizzati fuori indicazione per trattare bambini e giovani con disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD), depressione o disturbo bipolare. Tendono ad avere «un effetto calmante e tranquillizzante e sono efficaci nel controllare i sintomi comportamentali», ha detto Ray. «Il punto è capire se vale la pena rischiarne l’uso, dato che abbiamo a disposizione anche altre molecole che possono dare gli stessi risultati».

Tra i rischi vanno ricordati gli effetti collaterali potenzialmente pericolosi per la vita, come eventi cardiovascolari, metabolici e altri eventi avversi dose-correlati. I ricercatori osservano tuttavia che non è noto se questi farmaci siano associati a un maggior rischio di morte.

Uno studio retrospettivo su bambini e giovani
Per valutare questa correlazione, hanno analizzato retrospettivamente i dati del Tennessee Medicaid relativi a un'ampia coorte di bambini e giovani di età compresa tra 5 e 24 anni che avevano iniziato una terapia antipsicotica orale off-label, confrontandoli con coetanei trattati con un farmaco di controllo per la stessa indicazione.

I ricercatori hanno escluso i pazienti con malattie somatiche potenzialmente letali e quelli ricoverati quando è stato iniziato il trattamento, oltre a quelli con schizofrenia, altre psicosi e sindrome di Tourette, dal momento che per queste condizioni non ci sono alternative agli antipsicotici.

L'analisi ha incluso in totale 189.361 pazienti che assumevano farmaci di controllo come psicostimolanti, antidepressivi o stabilizzatori dell'umore, 28.377 soggetti trattati con un antipsicotico a dosi inferiori a 50 mg clorpromazina-equivalenti e 30.120 trattati con dosi superiori a 50 mg clorpromazina-equivalenti.

Il più prescritto nel gruppo a basso dosaggio era il risperidone (66,0%), mentre i più usati a dosi più elevate erano quetiapina (34,3%), aripiprazolo (23,4%) e olanzapina (16,6%).

Una dose più elevata aumenta il rischio di morte
Grazie ai certificati di morte i ricercatori hanno determinato le cause di tutti i decessi e hanno escluso quelli dovuti a lesioni non intenzionali. «Se prendi una coorte di giovani abbastanza sani e vai a guardare le morti inaspettate, queste sono un indicatore sensibile degli effetti collaterali dei farmaci», ha osservato Ray.

Tra le morti inaspettate sono state incluse le overdose accidentali da farmaci dato che questi decessi – spiegano gli autori – hanno circostanze cliniche spesso simili a quelle dovute a cause cardiovascolari e può essere difficile distinguere i meccanismi post-mortem. Fanno notare che gli antipsicotici sono potenti depressivi del sistema nervoso centrale, quindi possono compromettere la respirazione e aumentare il rischio di una overdose involontaria fatale.

L'analisi ha evidenziato che il gruppo ad alto dosaggio aveva un rischio di morte maggiore dell'80% rispetto al gruppo di controllo, attribuibile a un rischio 3,5 volte superiore di morte inattesa, mentre non era lo stesso per quello di infortunio o suicidio.

Il rischio elevato persisteva per i decessi inattesi non dovuti a sovradosaggio, con un rischio di morte per cause cardiovascolari o metaboliche 4,3 volte maggiore, un risultato coerente con i noti effetti collaterali degli antipsicotici nei bambini e nei giovani - affermano gli autori - ma che deve essere replicato in popolazioni più numerose, per via del numero limitato di decessi dovuti a cause cardiovascolari o metaboliche nel campione.

In un'analisi di sensibilità eseguita in un range di età di 12-21 anni, nel gruppo antipsicotico ad alto dosaggio il maggior rischio di decessi inattesi persisteva. Lo stesso anche con le analisi di sensibilità che escludevano pazienti con comorbilità più gravi - come il disturbo bipolare, l'autismo, la sindrome di Asperger, o la disabilità intellettiva - e quelli che assumevano uno stabilizzatore dell'umore.

I soggetti nel gruppo a basse dosi non hanno invece avuto un aumento significativo del rischio di mortalità totale (p=0,41), anche in questo caso un dato limitato dai pochi decessi nel campione.

Meglio prevenire che sedare i bambini
Ray ha fatto presente che nel gruppo trattato con dosi più elevate, il 64% circa delle prescrizioni di un antipsicotico erano dovute all’ADHD, suggerendo che la situazione familiare e altri fattori interpersonali possono contribuire a determinare i problemi comportamentali.

«Da tempo c’è preoccupazione che non venga data una sufficiente priorità alla prevenzione dei problemi comportamentali, piuttosto che limitarsi a cercare di sedare i bambini in modo che non li abbiano più», ha commentato Ray. «È meglio provare a risolvere i problemi alla radice, non si può semplicemente bombardare i bambini con antipsicotici».

I risultati rafforzano le raccomandazioni affinchè gli antipsicotici nei giovani siano prescritti e monitorati con attenzione ed evidenziano la necessità di maggiori studi sulla loro sicurezza in questa popolazione di pazienti. Inoltre, sottolineano ulteriormente l'importanza di usare cautela nel prescriverli a bambini con problemi cardiovascolari, ha concluso. Durante il trattamento i medici devono monitorare i pazienti per cogliere qualsiasi segno di eventi avversi cardiovascolari, come l'aritmia.

Bibliografia

Ray WA et al. Association of Antipsychotic Treatment With Risk of Unexpected Death Among Children and Youths. JAMA Psychiatry. Published online December 12, 2018

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