Magnesiemia, se troppo bassa o troppo alta può aumentare il rischio di demenza

Livelli di magnesio sierico sia bassi sia elevati sono associati al rischio di demenza, suggerendo una relazione a forma di U (U-shaped). È quanto emerge da una nuova ricerca pubblicata online su "Neurology".

Livelli di magnesio sierico sia bassi sia elevati sono associati al rischio di demenza, suggerendo una relazione a forma di U (U-shaped). È quanto emerge da una nuova ricerca pubblicata online su “Neurology”.

Si tratta di un’analisi condotta su più di 9.500 soggetti privi di demenza al basale e che ha dimostrato che i soggetti con bassi livelli di magnesio (definiti come pari o inferiori a 0,79 mmol/L) e quelli con alti livelli (pari o superiori a 0,90 mmol/L) hanno un rischio di demenza significativamente aumentato a un follow-up di 8 anni.

I ricercatori, coordinati da Brenda C.T. Kieboom, del Dipartimento di Epidemiologia dell’Erasmus Medical Center di Rotterdam (Olanda) si aspettavano di trovare un'associazione lineare e pertanto sono rimasti un po’ sorpresi che un elevato livello di magnesio sierico fosse legato al rischio di demenza. Affermano inoltre di non avere ancora una spiegazione biologica del meccanismo e che comunque a preoccupare sono soprattutto i bassi livelli.

Il razionale e il disegno dello studio
In precedenza, dati sperimentali avevano dimostrato che «il magnesio potrebbe avere un effetto protettivo sull'apprendimento nei ratti con demenza» spiegano Kieboom e colleghi, mentre per quanto riguarda gli esseri umani i dati finora si sono limitati solo a pochi studi caso-controllo «mostrando risultati contrastanti» e a un piccolo trial randomizzato che ha evidenziato un miglioramento della funzione esecutiva e della memoria di lavoro nei partecipanti, con un lieve miglioramento cognitivo.

«Pertanto abbiamo voluto studiare se i livelli di magnesio nel siero fossero associati al rischio di demenza in persone libere da demenza al basale» spiegano gli autori i quali, a tale scopo, hanno esaminato i dati relativi a 9.569 partecipanti sani nel “Rotterdam Study” (56,6% donne; età media: 64,9 anni). Tutti avevano dato un campione di sangue valutati dal Dipartimento di Chimica Clinica del Centro Medico Erasmus.

I partecipanti sono stati seguiti per un periodo mediano di 7,8 anni per vedere se avessero sviluppato la demenza o meno, sulla base dei criteri del “Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders - 3rd edition – revised”. Al termine, 823 individui avevano ricevuto una diagnosi di demenza per tutte le cause, con 662 diagnosi di malattia di Alzheimer (AD).

La correlazione ritrovata
Tutti i partecipanti con i livelli più bassi di magnesio sierico (primo quintile) e quelli con i livelli più alti (quinto quintile) sono stati confrontati con i partecipanti del terzo quintile, che hanno fatto registrare livelli di magnesio intermedi (da 0,84 a 0,85 mmol/L).

Dopo aggiustamento per diversi fattori (inclusi età, genere, livello di istruzione, comorbilità, indice di massa corporea, uso di alcol e abitudine al fumo), i livelli di magnesio nel sangue sia bassi (HR: 1,32; 95% CI: 1,02-1,69) sia alti (HR: 1,30; 95% CI: 1,02-1,67) erano significativamente legati a un aumento del rischio di demenza per tutte le cause.

Il tasso d'incidenza di demenza per 1.000 anni-persona è stato di 10,2 per il gruppo con bassi livelli di magnesio (95% CI: 8,7-11,9) e di 11,4 per quelli con elevati livelli (95% CI, 9,8-13,2). L'analisi di sensibilità ha anche mostrato una tendenza per un aumento del rischio di AD tra i soggetti del primo quintile (HR: 1,28; 95% CI: 0,97-1,69) e del quinto quintile (HR, 1,21; 95% CI: 0,92–1,58). Tuttavia, questi tassi non erano risultati statisticamente significativi.

Tra ipotesi e “take-away message”
Questa associazione tra magnesio sierico e rischio di demenza, come accennato, «è più probabile che sia a forma di U, piuttosto che lineare» aggiungono i ricercatori, secondo i quali un'ipotesi per tale legame può risiedere nell'effetto diretto del magnesio neuronale sulla regolazione del recettore NMDA (N-metil-D-aspartato), mentre una seconda via può prevedere il rischio di demenza che è influenzato dal magnesio attraverso lo stress ossidativo.

«Questi risultati devono essere confermati da studi aggiuntivi, ma i risultati sono interessanti, soprattutto perché le attuali opzioni di trattamento e di prevenzione per la demenza sono limitate» rilevano Kieboom e colleghi. «Poiché i livelli di magnesio sierico non sono misurati normalmente nella pratica clinica quotidiana, il nostro ‘take-away message’ è di considerare la misurazione di tali livelli in pazienti a rischio di ipomagnesemia» aggiungono.

Tra questi vi sono coloro che assumono inibitori della pompa protonica o diuretici e le persone che seguono una dieta priva di verdure, noci e cereali integrali «poiché questi alimenti sono ricchi di magnesio». In ogni caso, ribadiscono gli autori, i risultati ottenuti non dimostrano una relazione causale tra i bassi livelli di magnesio e il rischio di demenza e «per questo motivo il nostro studio deve essere replicato».

G.O.

Bibliografia:
Kieboom BCT, Licher S, Wolter FJ, et al. Serum magnesium is associated with the risk of dementia. Neurology, 2017 Sep 20. [Epub ahead of print]
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