Malattia di Alzheimer, alt a due studi di fase III su anticorpo monoclonale di Roche

Interrotti per scarsa efficacia due studi di fase III su crenezumab, un anticorpo monoclonale anti-beta-amiloide sviluppato da Roche e dalla biotech AC Immune. Il farmaco sperimentale veniva valutato in persone con malattia di Alzheimer prodromica e sporadica.

La ricerca sull’Alzheimer non dà ancora nessun segnale positivo. E’ notizia di oggi che sono stati interrotti due studi di fase III su crenezumab, un anticorpo monoclonale anti-beta-amiloide. Il farmaco sperimentale veniva valutato in persone con malattia di Alzheimer prodromica e sporadica.

La decisione è stata presa dalle due aziende che stanno sviluppando il farmaco, Roche e la biotech americana AC Immune,  dopo un'analisi intermedia condotta dall'Independent Data Monitoring Committee (IDMC) che ha indicato come fosse improbabile che il crenezumab raggiungesse il suo end point primario di cambiamento rispetto al basale nel punteggio del Clinical Dementia Rating-Sum of Boxes (CDR-SB) Score.

Questa decisione non è correlata alla sicurezza del prodotto in sperimentazione. In questa analisi non sono stati osservati segnali di sicurezza per il crenezumab e il profilo di sicurezza generale era simile a quello visto in studi precedenti.

I dati degli studi CREAD 1 e 2 saranno messi a disposizione della comunità scientifica da Roche in un prossimo incontro scientifico. AC Immune attende con ansia di ricevere e rivedere i dati in dettaglio e condividerli come appropriato dopo la peer review.

Continuerà invece lo studio di Fase II di TAURIEL che sta valutando un anticorpo anti-tau (RG-6100) nella malattia di Alzheimer, condotto da Roche in collaborazione con AC Immune.

Il prof. Andrea Pfeifer, CEO di AC Immune, ha detto: "Siamo estremamente delusi dall'esito dell'analisi intermedia di Fase III CREAD 1 e vorremmo anche ringraziare i pazienti e gli operatori sanitari per la loro partecipazione. Continuiamo ad essere ottimisti sul potenziale futuro del crenezumab in attesa dell'esito dello studio colombiano API per prevenire i sintomi della malattia nei pazienti con AD familiare per vedere se il trattamento anticorpale può fornire effetti di modificazione della malattia nei pazienti con malattia ad esordio precoce".

Pfeifer ha proseguito: "Rimaniamo impegnati nei confronti dei nostri candidati preclinici e clinici che si occupano di Tau e di neuroinfiammazione per il trattamento del morbo di Alzheimer, delle malattie neuroorfane e del morbo di Parkinson, che sono partner di cinque importanti società farmaceutiche, tra cui Genentech, la controllata di Roche".

I due studi interrotti
CREAD 1 e 2 sono studi di Fase III globali, randomizzati, in doppio cieco, controllati con placebo e a gruppi paralleli che hanno testato l'efficacia e la sicurezza del crenezumab in 1.500 pazienti provenienti da tutto il mondo con AD precoce e con evidenza confermata di patologia cerebrale da beta amiloide (CSF o PET amiloide). Questi studi hanno utilizzato dosi quattro volte superiori a quelle studiate nella Fase II. CREAD 1 è stato avviato all'inizio del 2016 e CREAD 2 a metà del 2017.

Uno studio ancora in corso con crenezumab
Il farmaco continua ad essere studiato in un trial che ha arruolato 300 partecipanti provenienti dalla Colombia che presentano una mutazione autosomica dominante del gene della presenilina-1 (PSEN1). Si tratta di una rara alterazione genetica che predispone allo sviluppo dei primi sintomi dell’Alzheimer intorno ai 45 anni e che porta alla demenza completa intorno ai 50 anni. Il trial avrà una durata di 5 anni.
Questo studio determinerà se il trattamento con crenezumab di persone che portano questa mutazione prima dell'insorgenza dei sintomi della malattia rallenterà o preverrà il declino delle capacità cognitive e funzionali. Questo studio è realizzato in collaborazione con il Banner Institute ed è finanziato dal National Institute on Aging.

Crenezumab
Crenezumab è una immunoterapia passiva in cui i pazienti sono trattati con anticorpi monoclonali che riconoscono specificamente peptidi Abeta. Crenezumab riconosce molteplici forme di aggregati Abeta, tra cui oligomerica e specie fibrillari e placche amiloidi con alta affinità, e Abeta monomerico con bassa affinità. Questo anticorpo umanizzato utilizza un backbone IgG4. Crenezumab era stato indagato per il trattamento di pazienti con AD in precedenti studi di Fase II. Sebbene avesse ottenuto risultati deludenti, i pazienti affetti da forme lievi della malattia avevano mostrato le risposte migliori. Per questo motivo, i ricercatori avevano perano che l'impiego precoce di crenezumab si rivelasse efficace per prevenire o ritardare i segni della demenza di Alzheimer.

RG6100
RG6100 (anti-tau) è un anticorpo IgG4 monoclonale sperimentale che si lega a specie multiple di tau. Anche questo anticorpo fa parte di una collaborazione con Roche. Si propone di rallentare la propagazione prionica della patologia tau nella malattia di Aalzheimer. La patologia Tau si diffonde con un caratteristico pattern spazio-temporale in tutto il cervello, coincidendo sia con i sintomi clinici che con la progressione della malattia nella AD. Rallentare la propagazione della patologia tau può quindi rallentare la progressione della malattia e ridurre il declino cognitivo. Le terapie antitau hanno mostrato progressi nel rallentare la progressione della patologia tau in modelli animali. RG6100 è attualmente in Fase II di valutazione clinica per il suo potenziale di rallentare o arrestare la progressione della AD.