Un nuovo studio presentato a Philadelphia, durante il 66esimo meeting annuale dell’American Academy of Neurology (AAN) ha dimostrato che la tomografia a emissione di positroni (PET), utilizzando come tracciante il florbetaben, può escludere in modo affidabile la presenza di beta-amiloide nel cervello di pazienti affetti da demenza e, di conseguenza, escludere anche la diagnosi di malattia di Alzheimer (AD).

Infatti, nel più ampio trial mai condotto finora con il radiofarmaco beta-emittente, i ricercatori hanno riscontrato nelle scansioni cerebrali negative un elevato valore predittivo negativo, dimostrando una stretta correlazione tra l’uptake del composto e la presenza di depositi di amiloide in sede autoptica.

 «Si può dire con una certezza superiore al 95% che se l’esame PET è negativo, l’AD è assente» afferma l’autore principale dello studio, Marwan Sabbagh, docente di Neurologia all’University of Arizona College of Medicine di Phoenix. «Una scansione negativa dovrebbe incoraggiare il medico a cercare altre cause di declino cognitivo e adottare su misura le opzioni di trattamento disponibili».

La FDA ha approvato il florbetaben marcato con fluoro 18 per via iniettiva nel marzo di quest’anno, con indicazione per imaging PET del cervello per stabilire la densità della placca neuritica beta-amiloide negli adulti con decadimento cognitivo in valutazione per malattia di Alzheimer (AD) o altre cause di declino cognitivo. Negli USA florbetaben è il terzo radiotracciante PET approvato per l’identificazione della beta-amiloide (gli altri sono florbetapir [disponibile anche in Italia] e flutemetamol).  

Nell’attuale studio, Sabbagh e colleghi di 5 Paesi (Giappone, Francia, Australia, Germania e USA) si sono posti l’obiettivo di stabilire l’efficacia diagnostica e il valore predittivo negativo di florbetaben in un’ampia coorte di partecipanti con malattia avanzata. Ognuno dei soggetti arruolati, prima dell’exitus, era stato sottoposto a imaging PET con florbetaben e a una scansione mediante risonanza magnetica (RM). Questa analisi si è soffermata sull’imaging di 74 pazienti deceduti e sottoposti ad esame autoptico del cervello con diagnosi finale neuropatologica.
In base alle diagnosi cliniche, si avevano 57 pazienti con AD, 3 con demenza a corpi di Lewy, 8 senza demenza, e 6 con altri tipi di demenza. La valutazione Pet è stata poi confrontata con la presenza o assenza di placche neuritiche beta-amiloidi in accordo con i criteri del Consortium for Establishing a Registry for Alzheimer’s Disease.

I ricercatori riferiscono che le scansioni con florbetaben sono state lette correttamente come positive in 46 partecipanti su 47 per la beta-amiloide con una sensibilità del 98%. Un numero di scansioni compreso tra 24 e 27 di pazienti senza amiloide sono state correttamente lette come negative, con una specificità del’89%. Infine 24 scansioni su 25 lette come negative sono state correttamente valutate per un valore predittivo negativo del 96%.

Gli autori sottolineano come la presenza di altre patologie neurologiche, come la malattia di Parkinson, non hanno alterato la lettura delle scansioni. «L’imaging con florbetaben» concludono Sabbagh e colleghi «può escludere in modo efficace una patologia amiloidea, come dimostrato dall’elevato valore predittivo negativo. Si tratta di un prezioso valore aggiunto per l’esclusione dell’AD o per la diagnosi differenziale di demenza».

«Questo studio è molto importante» ha commentato Natalia Rost, associato di Neurologia all’Harvard Medical School di Boston «perché costituisce un vero legame tra il neuroimaging e i marcatori istopatologici dell’AD. I ricercatori sono stati in grado di correlare i reperti delle scansioni PET con florbetaben effettuati prima del decesso all’istopatologia del paziente arruolato nello studio».

«Le elevate sensibilità e specificità viste in questi studi indicano che, con questo esame, sia possibile escludere l’AD in questi pazienti in fase precoce» prosegue Rost. «Ciò è un bene per il decision making clinico in rapporto alle ulteriori strategie da intraprendere, a confronto del semplice affidarsi a una frequente diagnosi di AD, permettendo inoltre di classificare i pazienti per futuri trial clinici». 

A.Z.

American Academy of Neurology (AAN) 66th Annual Meeting. Emerging Science Abstract 003; 2014 April 30.