La somministrazione sottocutanea di etanercept (al dosaggio di 50 mg/settimana) è risultata ben tollerata in un piccolo gruppo di pazienti affetti da malattia di Alzheimer (AD). Lo dimostra uno studio – apparso online su Neurology – condotto da scienziati britannici, i quali sottolineano come sia necessario testare un gruppo più ampio ed eterogeneo di soggetti affetti dalla patologia prima di raccomandare l'uso di questo tipo di trattamento a gruppi più ampi di soggetti.

«Il TNF-alfa (tumor necrosis factor-alfa) svolge un ruolo importante nella comunicazione tra il sistema immunitario e il cervello tramite l’attivazione della risposta immunitaria centrale» ricordano gli estensori del lavoro, guidati da Clive Holmes, della University of Southampton (UK). Gli autori precedentemente avevano dimostrato in pazienti con AD che un modesto incremento sierico dei livelli di TNF-alfa sono associati a un tasso aumentato di declino cognitivo e a un’intensificazione di sintomi neuropsichiatrici.

«I dati pubblicati su riviste peer-review circa l’uso di etanercept, inibitore del TNF-alfa, nella AD è limitato a piccoli studi in aperto, in cui si punta a rilasciare etanercept centralmente tramite una via di somministrazione perispinale» proseguono. «In ogni caso, noi abbiamo ipotizzato che la somministrazione periferica di un inibitore del TNF-alfa, potesse avere, se ben tollerato e sicuro, una benefica efficacia a lungo termine sotto il profilo cognitivo e comportamentale». È stato pertanto condotto uno studio di fase 2 in doppio cieco, randomizzato controllato con placebo, volto a esaminare tollerabilità, sicurezza ed effetti clinici sulle misure psicometriche cliniche secondarie della somministrazione sottocutanea di etanercept in una popolazione con AD da lieve a moderata.

I pazienti con AD di grado da lieve a moderato sono stati randomizzati (in proporzione 1: 1) a ricevere etanercept per via sottocutanea (50 mg, una volta alla settimana) o un identico placebo, nel corso di un periodo di 24 settimane. La tollerabilità e la sicurezza del farmaco sono state registrate includendo esiti secondari di cognizione, funzione globale, comportamento e livelli sistemici di citochine al basale, a 12 e a 24 settimane, e dopo un periodo di washout di 4 settimane.

Quarantuno partecipanti (età media: 72,4 anni; 61% uomini) sono stati randomizzati a etanercept (n = 20) o placebo (n = 21). Il farmaco è risultato ben tollerato: il 90% dei partecipanti (18 su 20) ha completato lo studio rispetto al 71% (15 su 21) del gruppo placebo. Anche se le infezioni sono state più comuni nel gruppo etanercept, non ci sono stati eventi avversi gravi o nuovi motivi di preoccupazione circa la sicurezza. Mentre ci sono stati alcuni trend interessanti che hanno favorito etanercept, non si sono però rilevate variazioni statisticamente significative relativamente a cognizione, comportamento o funzione globale.

«La compliance è stata alta, per l’intero periodo di 24 settimane, senza significative differenze tra gruppi di trattamento» commentano Holmes e colleghi. «Il 90% dei pazienti ha completato lo studio e non si sono avuti gravi eventi avversi nel braccio etanercept».
«Il corrente studio non dovrebbe essere visto come una prova a supporto dell’uso non approvato di etanercept per via sottocutanea nel trattamento della demenza da AD» specificano gli autori.

«Per questo farmaco [in altri studi] sono stati riconosciuti potenziali effetti avversi gravi e una validazione indipendente è necessaria in una popolazione AD più vasta ed eterogenea per poter valutare pienamente la sicurezza e gli effetti clinici a lungo termine di questo approccio».
In ogni caso «questo studio» concludono gli autori «mostra evidenze di classe I che etanercept somministrato per via sottocutanea settimanalmente è ben tollerato nella demenza da AD».

Arturo Zenorini
Butchart J, Brook L, Hopkins V, et al. Etanercept in Alzheimer disease: A randomized, placebo-controlled, double-blind, phase 2 trial. Neurology, 2015 May 1. [Epub ahead of print]
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