Neurologia e Psichiatria

Malattia di Huntington, antitumorale a basse dosi efficace per le alterazioni neuronali aberranti alla base dei sintomi

Basse dosi dell'antitumorale panobinostat hanno corretto i cambiamenti comportamentali, cellulari e molecolari postnatali in modelli genetici animali di malattia di Huntington. Quindi la patologia potrebbe avere effetto molto prima della comparsa dei sintomi e, soprattutto, potrebbe essere reversibile con un trattamento precoce adeguato. Sono le conclusioni a cui sono giunti i ricercatori al termine di uno studio pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS).

Basse dosi dell’antitumorale panobinostat hanno corretto i cambiamenti comportamentali, cellulari e molecolari postnatali in modelli genetici animali di malattia di Huntington. Quindi la patologia potrebbe avere effetto molto prima della comparsa dei sintomi e, soprattutto, potrebbe essere reversibile con un trattamento precoce adeguato. Sono le conclusioni a cui sono giunti i ricercatori al termine di uno studio pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS).

Basse dosi dell’antitumorale panobinostat hanno corretto i cambiamenti comportamentali, cellulari e molecolari postnatali in modelli genetici animali di malattia di Huntington. Quindi la patologia potrebbe avere effetto molto prima della comparsa dei sintomi e, soprattutto, potrebbe essere reversibile con un trattamento precoce adeguato. Sono le conclusioni a cui sono giunti i ricercatori al termine di uno studio pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS).

«Questo potrebbe essere un buon inizio per lo sviluppo di nuovi trattamenti per la malattia di Huntington, che potrebbero essere somministrati anche prima che compaiano i segni della malattia», ha detto Alexander Osmand, ricercatore presso l'Università del Tennessee, a Knoxville, e coautore dello studio.

La malattia, che causa il progressivo deterioramento delle capacità mentali e fisiche, è il risultato di un gene difettoso che porta alla produzione di una proteina tossica chiamata huntingtina mutante. Questa avvelena lentamente specifici gruppi di cellule cerebrali, portando a un graduale declino delle capacità motorie, delle capacità cognitive e del comportamento nell'arco di vent'anni. La malattia, prima di causare il decesso dei pazienti, li costringe ad avere bisogno assistenza infermieristica 24 ore su 24.

La malattia comincia prima che si vedano i sintomi
«Non esiste ancora una cura conosciuta per l'Huntington, quindi è fondamentale comprendere i processi che avvengono nel cervello nel corso di tutta la vita, in modo da poter sviluppare trattamenti efficaci», ha dichiarato Florian Siebzehnrubl dell'Università di Cardiff. «La nostra nuova ricerca ci dà una migliore comprensione del punto in cui il gene mutante inizia a influenzare il cervello, e questo fornirà ulteriori dettagli che possono permetterci di sviluppare potenziali trattamenti per questa malattia fatale, che potrebbero essere somministrati in giovane età, prima che le persone diventino sintomatiche».

Nei portatori del gene difettoso, la huntingtina mutante è già presente nelle prime fasi della malattia, ma i pazienti sviluppano sintomi clinici solo molti anni dopo.
Di solito, infatti, gli effetti della malattia non sono evidenti finché un adulto non raggiunge i 30 o 40 anni. Studiando i topi, tuttavia, i ricercatori hanno scoperto che una serie di effetti può essere vista molto prima.
Sebbene questi primi sintomi siano definiti meno chiaramente rispetto a quelli che compaiono in seguito, decisamente più debilitanti, potrebbero costituire un indicatore della necessità di uno screening ulteriore.

Lo studio su modelli genetici animali
I ricercatori hanno sottoposto diverse cucciolate di topi portatori del gene dell'huntingtina umana a quattro diversi regimi di dosaggio di panobinostat, un farmaco attualmente utilizzato contro vari tipi di tumore. Il trattamento ha portato a un significativo miglioramento nei cambiamenti comportamentali e nei marcatori di neurotrasmissione dopaminergica, con una completa inversione del differenziamento neuronale aberrante in vitro e in vivo. Se questo farmaco, come ritengono gli autori, può regolare l'espressione genica, potrebbe rappresentare un passo importante verso il trattamento dei soggetti con malattia di Huntington.

I ricercatori hanno anche studiato il comportamento dei topi monitorandone la vocalizzazione, la risposta allo spavento e l'assunzione di rischi. Queste anomalie comportamentali hanno mostrato che i sintomi della malattia erano presenti prima della mutazione completa comunemente associata alla malattia.

Fino a ora i medici sono stati in grado di trattare solo alcuni dei sintomi associati alla malattia di Huntington, come depressione, sbalzi d'umore e movimenti involontari. Se questi trattamenti possono rendere la malattia più facile da sopportare, non sono in grado di contrastarla. Il trattamento con panobinostat, anche se non può invertire completamente la mutazione genetica, ha dimostrato di poter prevenire i cambiamenti genetici associati all'espressione della malattia.

Bibliografia
Siebzehnrübl FA et al. Early postnatal behavioral, cellular, and molecular changes in models of Huntington disease are reversible by HDAC inhibition. Proceedings of the National Academy of Sciences, 2018; 20180796
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