Nei pazienti affetti da malattia di Parkinson (PD) con sintomi depressivi moderati il trattamento con rasagilina non ha avuto effetti significativi rispetto al placebo sui sintomi depressivi o sulla cognizione. Anche se limitate dalla mancanza di correzione per confronti multipli, analisi post hoc segnalano qualche miglioramento negli outcome relativi alla cognizione e alla depressione riferiti dal paziente. Sono i risultati – apparsi online sull’European Journal of Medicine – di uno studio multicentrico italiano.

«L’umore depresso è uno dei più comuni problema psichiatrici associati con il PD, arrivando ad affliggere fino al 50% dei pazienti con PD. Perfino nei soggetti con malattia precoce, la presenza di umore depresso è stata riscontrata come predittore significativo di maggiore riduzione nelle attività della vita quotidiana (ADL) e aumentata necessità di terapia sintomatica per PD» ricordano gli autori, coordinati da Paolo Barone, della Sezione di Neuroscienze dell’Università di Salerno.
Esistono alcune prove che il tipo di depressione nel PD sia distinto dalla depressione non-parkinsoniana, affermano gli autori. «Da studi epidemiologici evidenze crescenti inoltre indicano che la depressione colpisce anche la cognizione e che sia un fattore di rischio per demenza».

Quanto alla terapia, «l’efficacia clinica di rasagilina è ben stabilita: nello studio ADAGIO era stato riportato che il trattamento con il farmaco migliorava i sintomi dell’umore tra le esperienze non motorie delle attività quotidiane» riprendono Barone e colleghi. «Scopo di questo piccolo studio randomizzato controllato è stato quello di valutare i potenziali effetti benefici di rasagilina 1 mg/die sui sintomi depressivi ed esplorare la relazione tra tali sintomi e la funzione cognitiva in pazienti PD idiopatici senza demenza».

Lo studio ACCORDO, della durata di 12 settimane, in doppio cieco, controllato con placebo, è stato condotto per valutare gli effetti di rasagilina 1 mg/ i sui sintomi depressivi e sulla cognizione nei pazienti parkinsoniani non affetti da demenza con sintomi depressivi. La variabile primaria di efficacia era il cambiamento dal basale alla settimana 12 dei sintomi depressivi misurati mediante i punteggio totale del Beck Depression Inventory (BDI-IA). Gli outcome secondari includevano il cambiamento dal basale alla settimana 12 della funzione cognitiva, valutata mediante una batteria completa di test neuropsicologici, i punteggi al Parkinson's disease quality of life questionnaire (PDQ-39), i punteggi all’Apathy Scale scores e i sottopunteggi dell’Unified Parkinson's Disease Rating Scale (UPDRS).

Sono stati randomizzati 120 pazienti. Alla settimana 12 non vi era alcuna differenza significativa tra i due gruppi in termini di riduzione del punteggio totale BDI-IA (variabile primaria di efficacia). Tuttavia, l'analisi alla settimana 4 ha mostrato una differenza significativa a favore di rasagilina (differenza media marginale ± SE: rasagilina -5,46 ± 0,73 vs placebo -3,22 ± 0,67; p = 0,026). Non si sono rilevate differenze significative tra i gruppi in qualsiasi test cognitivo.

Rasagilina ha migliorato significativamente i punteggi della Parte I (P = 0,03) e II (P = 0,003) dell’UPDRS rispetto al placebo alla settimana 12. Analisi post hoc hanno mostrato la superiorità statistica di rasagilina rispetto al placebo nell’item sulla depressione della Parte I dell’UPDRS (P = 0,04) e sui domini PDQ -39 riguardanti la mobilità (p = 0,007) e la cognizione (P = 0,026).

L’obiettivo primario dunque non è stato raggiunto, sebbene una differenza significativa in favore di rasagilina è stata osservata a 4 settimane. «Una potenziale ragione della mancanza di efficacia sui sintomi depressivi possono essere i criteri di inclusioneBDI-IA» affermano Barone e collaboratori. «Può essere che gli effetti di un semplice potenziamento del sistema dopaminergico tramite l’inibizione del metabolismo della dopamina non sia sufficiente per trattare i sintomi depressivi da moderati a gravi».

«Inoltre» proseguono «il miglioramento della sintomatologia depressiva nel gruppo placebo tra le settimane 4 e 12 probabilmente riflette l’influsso positivo del far parte di uno studio sulla depressione (per esempio tramite l’aumentato contatto con professionisti sanitari e aspettative di guarigione). Al contrario, analisi post hoc della Parte I dell’UPDRS hanno dimostrato un effetto significativo sull’item della depressione. Ciò probabilmente rispecchia la valutazione meno completa dei sintomi depressivi con un solo item rispetto a un questionario a 21-item specificamente disegnato per valutare la depressione». Presi nel loro complesso, i risultati di efficacia secondaria non hanno dimostrato un chiaro effetto di rasagilina sulla funzione cognitiva, continuano gli autori.
«Considerati insieme con i risultati di altre analisi recentemente riportate, questo studio supporta l’indicazione che siano necessari studi in pazienti con PD con sintomi depressivi più lievi» concludono Barone e colleghi.

Arturo Zenorini

Barone P, Santangelo G, Morgante L, et al. A randomized clinical trial to evaluate the effects of rasagiline on depressive symptoms in non-demented Parkinson’s disease patients. Eur J Neurol, 2015 May 12. [Epub ahead of print]

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