Nei pazienti con SM il riscontro di buchi neri alla RM è correlato alla riduzione della funzione cognitiva

Nei pazienti con sclerosi multipla (SM), i 'buchi neri' (noti anche come lesioni ipointense in T1 alla risonanza magnetica [RM]) sono associati a una funzione cognitiva peggiore, inclusa la velocità di elaborazione e la memoria visiva, secondo una ricerca presentata alla riunione annuale del Consortium of Multiple Sclerosis Centers (CMSC), svoltasi a Seattle. I buchi neri, peraltro, non risultano associati alla funzione fisica.

Nei pazienti con sclerosi multipla (SM), i ‘buchi neri’ (noti anche come lesioni ipointense in T1 alla risonanza magnetica [RM]) sono associati a una funzione cognitiva peggiore, inclusa la velocità di elaborazione e la memoria visiva, secondo una ricerca presentata alla riunione annuale del Consortium of Multiple Sclerosis Centers (CMSC), svoltasi a Seattle. I buchi neri, peraltro, non risultano associati alla funzione fisica.

Possibile marker di perdita assonale e distruzione dei tessuti neuronali
Valutare i buchi neri come parte della pratica clinica routinaria potrebbe essere un metodo di screening delle persone con SM per l’invio a una valutazione cognitiva completa, hanno affermato gli autori.

In particolare, hanno specificato, i buchi neri possono essere utilizzati come marker di perdita assonale e distruzione dei tessuti neuronali nei pazienti con SM.

In effetti, la perdita e la distruzione dei tessuti neuronali contribuiscono alla disabilità cognitiva e fisica, ma la letteratura contiene pochi dati relativi ai buchi neri in termini di correlazione agli esiti cognitivi e fisici nella SM.

Partecipanti allo studio divisi in due gruppi: con almeno una lesione o senza
I ricercatori, guidati da Serkan Özakbas, Professore di Neurologia presso l'Università Dokuz Eylül di Izmir, in Turchia, hanno esaminato 226 pazienti con SM per studiare questa potenziale correlazione.

Il punteggio mediano della Expanded Disability Status Scale (EDSS) nella popolazione in studio era di 1,5. Özakbas e colleghi hanno suddiviso i partecipanti in due gruppi, in base al fatto che avessero almeno un buco nero oppure no.

I ricercatori hanno valutato la funzione cognitiva dei pazienti mediante somministrazione di vari test quali il Brief International Cognitive Assessment for MS (BICAMS), che comprende il Symbol Digit Modality Test (SDMT), il California Verbal Learning Test II (CVLT-II) e il Brief Visuospatial Memory Test - Revised (BVMTR).

Hanno inoltre valutato la funzione fisica dei partecipanti usando il Timed 25-Foot Walk (T25FW), il Nine-Hole Peg Test (9HPT), il 6-Minute Walk Test (6MWT), il Timed Up and Go (TUG) e la 12-Item MS Walking Scale (MSWS-12).

In totale, 116 partecipanti (43,6%) avevano almeno un buco nero e 150 (56,4%) non avevano buchi neri. Özakbas e colleghi non hanno riscontrato differenze significative tra i pazienti con e senza buchi neri rispetto a T25FW, 9HPT, 6MWT, TUG, MSWS-12 e CVLT-II.

Nessun rapporto con la disabilità fisica
I pazienti senza alcun buco nero, tuttavia, avevano punteggi SDMT (49,0 vs 42,9) e BVMTR (26,3 vs 23,3) significativamente più alti rispetto a quelli con almeno un buco nero.

«Questo studio suggerisce che la presenza di buchi neri è correlata alla funzione cognitiva, ma non alla funzione fisica» hanno concluso i ricercatori.

A.Z.

Özakbas S et al. Black Holes in Relation to Cognitive and Physical Functions in Persons with Multiple Sclerosis. CMSC 2019, Seattle (USA). Abstract: IMG02.
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