Neurologia e Psichiatria

Neuroborreliosi, doxiciclina per os efficace anche in caso di coinvolgimento del SNC

In pazienti affetti da neuroborreliosi (NBL) con sintomatologia a carico del sistema nervoso centrale (SNC) o a carico del sistema nervoso periferico (SNP) il trattamento con doxiciclina per via orale determina nel liquor (CSF) un simile decremento nella conta di cellule mononucleate. Ciò indica che questo antibiotico per os costituisce un trattamento efficace per la neuroborreliosi (NBL), indipendentemente dalla gravità dei sintomi. Lo rivela uno studio svedese, pubblicato online dall’European Journal of Neurology.

L’infezione cerebrale da Borrelia burgdorferi – ricordano i due autori dello studio, Daniell Bremell, del Dipartimento di Malattie Infettive dell’Accademia Sahlgrenska presso l’Università di Göteborg, e Leif Dotevall, del Dipartimento per il controllo delle malattie comunicabili, Västra Götaland Region, Göteborg - può causare sintomi che originano principalmente dal SNP o dall’interessamento del SNC, quando cioè si può avere encefalite, mielite segmentale, vasculite o ipertensione intracranica. Tra i sintomi SNP sono compresi meningoradicolite dolorosa e paralisi del nervo faciale, tra i sintomi SNC si possono avere atassia, paraparesi, disfunzione sfinterica sintomi simil-parkinsoniani, confusione, grave decadimento cognitivo. La diagnosi si basa sui dati anamnestici e sull’analisi del CSF (considerata necessaria la presenza di pleiocitosi di cellule mononucleate).

«In base alle attuali linee guida americane ed europee, il trattamento raccomandato per la NBL con sintomi a carico del SNC consiste nel ceftriaxone per via parenterale, mentre se i sintomi riguardano il SNP il ceftriaxone per via endovenosa e la doxiciclina per via orale sono considerati ugualmente efficaci» spiegano Bremell e Dotevall. «In ogni caso al Dipartimento di Malattie Infettive dell’Ospedale Universitario Sahlgrenska, la doxiciclina per os è utilizzata come trattamento standard dal 1987, indipendentemente dalla gravità dei sintomi».

«Scopo di questo studio» sottolineano «è stato quello di valutare l’efficacia della doxiciclina orale nel trattamento di NBL in presenza di sintomi indicativi di coinvolgimento del SNC. Dato che un dettagliato outcome clinico è difficile da valutare retrospettivamente, l’obiettivo principale è stato quello di analizzare la diminuzione nella conta delle cellule mononucleate dopo trattamento antibiotico, quale marcatore surrogato di effetto del trattamento».

Nello studio retrospettivo sono stati inclusi i pazienti affetti da neuroborreliosi sottoposti a prelievo di CSF prima e dopo trattamento nell’Ospedale Sahlgrenska di Göteborg nel periodo 1990-2012. Sono stato messe a confronto, tra pazienti con sintomi a carico del SNC e del SNP, le conte delle cellule mononucleate riscontrate nel CSF. Complessivamente sono stati studiati 26 pazienti classificati come sofferenti di sintomi SNC e 115 ritenuti colpiti da sintomi SNP. «La diminuzione della conta di cellule mononucleate non è risultata differente in modo significativo tra i due gruppi di pazienti» affermano Bremell e Dotevall. «Tutti i pazienti con sintomi SNC hanno evidenziato un marcato miglioramento clinico dopo il trattamento, anche se il 62% di essi aveva sintomi residui al termine del follow-up».

«Questo è il primo studio sistematico relativo al trattamento con doxiciclina per os di encefalite, mielite, ipertensione endocranica o vasculite cerebrale indotte da NBL» sostengono i ricercatori «e i risultati emersi supportano la tesi che la doxiciclina orale costituisca un’opzione di trattamento per tutte le manifestazioni della malattia». La quota di pazienti interessati da sintomi SNC con disturbi rimasti al termine del follow-up è al livello più alto di quanto è riferito dei pazienti con NBL in generale (19%-70%), osservano Bremell e Dotevall. «Comunque, dato che questi pazienti avevano sintomi più gravi prima del trattamento, che soltanto il 15% dei pazienti aveva sequele maggiori al termine del follow-up, che tutti i pazienti con sintomi SNC hanno evidenziato un marcato miglioramento e che nessun paziente ha avuto bisogno di un nuovo trattamento, questa differenza con tutta probabilità rispecchia la prognosi meno favorevole dei pazienti con sintomi SNC rispetto a quelli con sintomi principalmente SNP».

Come accennato, il ceftriaxone per via endovenosa è il trattamento preferenziale per i pazienti con sintomi SNC. «Questa raccomandazione» fanno notare gli autori «non si basa su studi che dimostrano che la doxiciclina orale sia inferiore al ceftriaxone parenterale, ma sull’assenza di tali studi. Non solo. Non vi sono studi sistematici sull’efficacia di ceftriaxone nel trattamento della NBL con sintomi SNC, ma solo case reports».

«La dose di doxiciclina giornaliera da 400 mg usata al Dipartimento di Malattie Infettive dell’Ospedale Universitario Sahlgrenska da più di 25 anni si basa su esperienza clinica e studi che dimostrano che questa dose raggiunge una sufficiente concentrazione liquorale» aggiungono i ricercatori. «Non vi sono studi, peraltro, che provino che questa dose sia superiore a quella, più comunemente usata, da 200 mg al giorno».

«Il disegno retrospettivo di questo studio rende i dati anamnestici e clinici meno affidabili» ammettono i due ricercatori. «Comunque i test laboratoristici sono considerabili tutt’oggi accurati e la riduzione dei livelli liquorali delle cellule mononucleate è risultato uno dei principali risultati dello studio». In teoria, commentano «l’efficacia della doxiciclina per os rispetto a ceftriaxone per via parenterale nei pazienti con sintomi SNC dovrebbe essere studiata in un trial randomizzato e controllato, come era stato fatto nei pazienti con sintomi SNP, e il fatto che questo studio sia osservazionale e non randomizzato è naturalmente un ulteriore motivo di debolezza. Data la relativa rarità di questa manifestazione, però, sembra improbabile che un trial randomizzato e controllato possa essere effettuato».

Arturo Zenorini

leggi

SEZIONE DOWNLOAD