"Neurologia autoimmunitaria", sottospecializzazione in rapida crescita distinta dalla neuroimmunologia

Una sottospecializzazione emergente sta guadagnando terreno dato che sempre più borse di studio e un crescente corpo di ricerche stimolano l'interesse nel settore. Si tratta della "neurologia autoimmunitaria". Lo stato dell'arte è discusso in un documento pubblicato di recente su "Neurology".

Una sottospecializzazione emergente sta guadagnando terreno dato che sempre più borse di studio e un crescente corpo di ricerche stimolano l'interesse nel settore. Si tratta della “neurologia autoimmunitaria”. Lo stato dell'arte è discusso in un documento pubblicato di recente su “Neurology”.

«A differenza della neuroimmunologia, l'attenzione della neurologia autoimmunitaria va molto più in là della sclerosi multipla (SM) e comprende disturbi come la neurosarcoidosi, altre condizioni della "sostanza bianca nel cervello", malattie del sistema nervoso centrale in età infantile e persino la leucodistrofia» spiegano i due autori dell’articolo, A. Sebastian López-Chiriboga, della Mayo Clinic di Rochester, e Stacey L. Clardy, dell'Università dello Utah, a Salt Lake City.

Focalizzazione della disciplina sugli autoanticorpi neuronali
«La neurologia autoimmunitaria è uno dei campi in più rapida evoluzione della neurologia moderna» scrivono, aggiungendo che la frequenza di scoperte di nuovi antigeni è in accelerazione e impressionante.

«La diversità delle presentazioni neurologiche, la patofisiologia unica e la complessità di trattamento di tali disturbi giustifica un addestramento dedicato ai borsisti per acquisire l'esperienza necessaria per diagnosticare e gestire in modo ottimale questi pazienti» specificano.

La neurologia autoimmunitaria comprende la conoscenza di tutte le sottospecialità neurologiche, nonché dell’infettivologia, della psichiatria, della gastroenterologia e della reumatologia. Attualmente negli USA sono offerte quattro borse di studio dedicate a questa nuova disciplina, insieme ad altri programmi che includono almeno una formazione di base nell'area.

Le borse di studio in neuroimmunologia tradizionale si concentrano sulla SM. La formazione in neurologia autoimmunitaria differisce focalizzando l'attenzione su «un solido approccio diagnostico a pazienti con sospetta malattia neurologica autoimmune» scrivono gli autori.

«Le conoscenze relative ai rischi delle immunoterapie emergenti sono una componente essenziale della formazione, in particolare i test di pretrattamento e la profilassi, nonché il monitoraggio a lungo termine delle complicanze croniche» sottolineano.

Attività di insegnamento, precorritrice la Mayo Clinic di Rochester
Il primo programma formale di borse di studio in questa sottospecialità è stato avviato alla Mayo Clinic nel 2005. Negli anni precedenti, molti nel settore ritenevano che i disordini neurologici autoimmuni fossero molto rari. Pertanto, non vi era necessità di specializzarsi in diagnosi e trattamento di tali patologie, ricordano gli autori.

Tuttavia, «nuovi autoanticorpi neurali che aiutano la diagnosi» e nuovi metodi nei test hanno dimostrato che tali condizioni non sono così rare.

Mentre il training neuroimmunologico potrebbe non fornire un'esposizione a un numero sufficiente di pazienti con malattia da anticorpi neuronali, l'addestramento in neurologia autoimmunitaria si concentra sulla diagnosi dei profili degli autoanticorpi.

«I programmi di studio di neurologia autoimmunitaria devono insegnare ai tirocinanti i rischi specifici e il monitoraggio necessari per gestire in modo sicuro l'immunomodulazione o l'immunosoppressione spesso aggressiva richieste per il trattamento", scrivono López e Clardy.

Quattro centri di riferimento negli USA
Oltre alle borse di studio rilasciate dalla Mayo Clinic e dall'Università dello Utah, anche il Massachusetts General Hospital/Harvard Medical School di Boston e l'Università del Texas Southwestern Medical Center di Dallas offrono programmi dedicati alla neurologia autoimmunitaria.

Tutti tranne il Massachusetts General offrono sia la ricerca che la formazione clinica, sono aperti ai neurologi pediatrici e includono l'esposizione dei test degli anticorpi neuronali. Tutti e quattro i programmi offrono servizi di consulenza ambulatoriale ospedaliera o esterna a rotazione.

López e Clardy fanno notare che ci sono somiglianze tra i campi della neurologia autoimmunitaria e della neuroimmunologia, con alcuni ‘crossover’ nell’insegnamento. Tuttavia, ribadiscono, è la focalizzazione sugli anticorpi che differenzia i due settori.

«Vi sono sempre più casi di queste condizioni mediate da anticorpi che vengono descritte ogni anno, al ritmo di circa due o tre all'anno, e ciascuna può avere una presentazione unica e insolita» rilevano. «Ciò può rendere difficile a qualcuno che si identifica, per esempio, come uno specialista di SM stare al passo con questo campo ‘esplosivo’ se considerata come pratica secondaria».

Ciò che è stato maggiormente utile all'epoca della propria borsa di studio e che a loro volta cercano di trasmettere ora ai loro borsisti, spiegano i due autori, è «solo un'esposizione a grandi volumi di quelle che sono considerate malattie rare. Bisogna vedere più di una ‘sindrome della persona rigida’ in un anno per sentirsi qualificati».

La corretta gestione dell’immunoterapia e il ruolo in diagnostica oncologica
«I neurologi addestrati nella neurologia autoimmunitaria sono una risorsa preziosa per qualsiasi pratica neurologica» sostengono gli autori, evidenziando che «pochi specialisti sono a proprio agio nel prescrivere e gestire l'emergente arsenale di immunoterapia utilizzato nel trattamento di queste condizioni».

Inoltre, poiché la consapevolezza dell'encefalite autoimmune, dell'epilessia autoimmune e di altre condizioni simili per eziologia continua a crescere, saranno necessari più esperti in immunoterapia sia negli USA che a livello internazionale.

Senza contare che questo tipo di sottospecialista ha un ruolo nella diagnosi del cancro. «Il riconoscimento di un profilo informativo di autoanticorpi nel siero e nel liquido spinale focalizza la valutazione oncologica e guida una terapia appropriata» scrivono.

«Uno stretto rapporto di lavoro tra neurologi dell’autoimmunità, neuro-oncologi e oncologi è l'ideale per una gestione ottimale del paziente» aggiungono. Anche se un medico non ha questa sottospecializzazione, continuano, è importante avere almeno un po’ di training in questo settore.

«Questi disturbi sono più comuni di quanto si pensasse in precedenza. Più si possono eseguire test e quanti più anticorpi vengono scoperti, tanto maggiore approfondimento verrà dedicato alla patogenesi di queste condizioni» concludono López e Clardy.

A.Z.

Riferimento bibliografico:
López-Chiriboga AS, Clardy SL. Emerging Subspecialties in Neurology: Autoimmune neurology. Neurology, 2017;89(11):e129-e133.
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