Riluzolo, farmaco utilizzato nel trattamento di pazienti affetti da sclerosi laterale amiotrofica, sembra possedere limitati benefici di neuroprotezione, non risultando in grado di prevenire la perdita di materia cerebrale nei pazienti affetti da sclerosi multipla (SM) recidivante-remittente in fase precoce. Lo rivelano i dati di uno studio presentato a Copenaghen, in occasione del recente ECTRIMS 2013.

Nel trial in doppio cieco, coordinato da Emmanuelle Waubant, docente di Neurologia presso l'Università della California a San Francisco, sono stati reclutati pazienti con sindrome clinicamente isolata o SM recidivante-remittente in fase precoce, assegnando tutti i partecipanti a un primo periodo di 4 settimane di trattamento con riluzolo per verificare la tollerabilità al farmaco. In seguito sono stati assegnati in proporzione 1:1 a riluzolo (50 mg bid) o placebo, in aggiunta al trattamento con interferone beta -1b.

I soggetti prescelti dovevano avere una SM insorta entro l’anno precedente e la durata del trial è stata fino a 3 anni. L’endpoint primario era costituito dalla variazione percentuale del volume del cervello, misurato secondo i protocolli di valutazione strutturale dell’immagine di atrofia con normalizzazione (Siena). Endpoint secondari comprendevano le modificazioni della materia grigia e bianca (SIENAX).

Nel complesso, 43 soggetti sono stati randomizzati (22 a ricevere riluzolo, 21 un placebo) con una durata media di 7,5 mesi di insorgenza della malattia (età media: 34,3 anni; 72,1% donne; score EDDS medio 2,0; 30,2% con lesioni ipercaptanti). Le caratteristiche basali erano simili tra i due gruppi fatta eccezione per l’età superiore e il minore volume normalizzato della materia grigia nel gruppo riluzolo.

«Sono stati inclusi pazienti adulti fino all'età di 55 anni» ha specificato Waubant. «I soggetti non dovevano essere stati trattati in precedenza con interferone e doveva essere stata sospesa una terapia con glatiramer acetato da almeno 6 mesi per essere eleggibili per lo studio». La ricercatrice ha poi riferito che 20 pazienti trattati con riluzolo hanno completato lo studio di base di 24 mesi, e 9 quello di 36 mesi. Per quanto riguarda i soggetti trattati con placebo, 18 hanno completato lo studio di base e 13 quello a 36 mesi.

«Nelle analisi non aggiustate» ha riferito Waubant «il volume cerebrale nel gruppo placebo è diminuito a un tasso pari allo 0,49% annuo, mentre in quello attivo è diminuito dello 0,86% in un anno. Quindi risultava uno 0,37% in più di riduzione del volume cerebrale nel gruppo riluzolo».

Tuttavia, ha aggiunto, dopo aver apportato le correzioni per le differenze fondamentali connesse al processo di randomizzazione, il trattamento con riluzolo ha determinato una diminuzione del volume del cervello dello 0,26% all’anno rispetto al trattamento con placebo (differenza pari a -0,26) e quindi non si è dimostrato in grado di ridurre la progressione dell’atrofia cerebrale nella SM recidivante-remittente in fase precoce.

«Non abbiamo visto alcun effetto di riluzolo che si potesse rilevare con le misure di outcome clinico o di imaging nella SM recidivante-remittente in fase precoce» ha concluso. «Non si può escludere che vi sia stato un effetto, e che il nostro studio fosse troppo piccolo per numero di pazienti e troppo breve per rilevare qualcosa in tal senso. Tuttavia, i valori dell'intervallo di confidenza al 95% suggeriscono che se è stato presente un vero effetto del trattamento e non è stato colto a causa di questi motivi, in ogni caso sarebbe lieve».

Arturo Zenorini

Waubant E, Maghzi AH, Revirajan, et al. A phase II trial of neuroprotection with riluzole in early relapsing-remitting MS.
ECTRIMS 2013, Abstract 234.

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