Parkinson di recente insorgenza, statine sottoutilizzate nei pazienti con alto rischio vascolare

Neurologia

Le statine sono sottoutilizzate nei pazienti con malattia di Parkinson (PD) di recente insorgenza rispetto a quelli con malattia cardiovascolare (CVD) evidente e ciò rappresenta un'opportunità perduta di un trattamento preventivo. È la conclusione di uno studio pubblicato sul Journal of Neurology, Neurosurgery & Psychiatry.

Le statine sono sottoutilizzate nei pazienti con malattia di Parkinson (PD) di recente insorgenza rispetto a quelli con malattia cardiovascolare (CVD) evidente e ciò rappresenta un’opportunità perduta di un trattamento preventivo. È la conclusione di uno studio pubblicato sul Journal of Neurology, Neurosurgery & Psychiatry.

Possibile ruolo neuroprotettivo degli inibitori dell’HmgCoA-reduttasi
«Più del 60% dei soggetti con PD di recente insorgenza presenta un rischio cardiovascolare elevato o medio meritevole di trattamento con statine e che si associa a un peggiore fenotipo motorio e cognitivo» sostengono gli autori della ricerca, guidati da Diane M. A. Swallow, dell’Institute of Neurological Sciences, Queen Elizabeth University Hospital, Glasgow (UK).

Al di là delle normali regole di prevenzione vascolare primaria e secondaria, «le statine» rilevano Swallow e colleghi «sono di particolare interesse nel PD come possibili neuroprotettori dato il loro ruolo benefico nell’attenuazione della risposta infiammatoria (compresa la produzione di fattore di necrosi tumorale-alfa, ossido nitrico e superossido), la riduzione dell’accumulo di alfa-sinucleina e l’alterazione della modulazione dei recettori dopaminergici D1/D2».

«La CVD influenza la variazione fenotipica del PD ed è abitualmente un’indicazione alla terapia con statine» spiegano gli autori. È meno chiaro, invece, se i fattori di rischio cardiovascolare influenzino il fenotipo del PD e se le statine siano prescritte appropriatamente.

Indagati i rapporti tra rischio vascolare, severità della malattia di Parkinson e fenotipo 
L’obiettivo di questo studio multicentrico (condotto da prestigiosi istituti neurologici universitari britannici: da Oxford a Cambridge, dall’UCL di Londra a Cardiff e a Bristol) è stato esattamente quello di quantificare il rischio vascolare e l’uso di statine nel PD di recente insorgenza e, inoltre, valutare il rapporto tra rischio vascolare, gravità del PD e fenotipo.

I partecipanti allo studio sono stati arruolati in modo prospettico sia nell’UK Tracking Parkinson’s study sia nell’Oxford Parkinson’s Disease Centre (OPDC) Discovery study. Il rischio cardiovascolare è stato quantificando considerando il calcolatore QRISK2 (rischio elevato: =/> 20%; rischio medio: =/> 10% e < 20%; rischio basso: < 10%) la severità motoria e il fenotipo sono stati valutati utilizzando la ‘Movement Disorder Society Unified PD Rating Scale’ (UPDRS) e il ‘Montreal cognitive assessment’.

La popolazione in studio era composta da 2.909 individui con PD di recente insorgenza, l’età media era di 67,5 anni, il 63,5% erano uomini e la durata media di malattia era di 1,3 anni. Il 33,8% dei casi aveva un rischio vascolare elevato, il 28,7% medio e il 22,3% basso, mentre il 15,2% dei casi aveva 1 CVD accertata.

«L’aumento del rischio vascolare e la presenza di CVD sono risultati associati a un’età più avanzata (P < 0,001), a un peggiore score motorio (P < 0,001), a un maggiore decadimento cognitivo (P < 0,001) e a un peggiore fenotipo motorio (P = 0,0 21)» affermano i ricercatori. «Le statine» sottolineano Swallow e il suo team «sono risultate prescritte nel 37,2% dei soggetti ad alto rischio vascolare, nel 15,1% di quelli a medio rischio e nel 6,5% di quelli a basso rischio a confronto dell’uso di statine nei pazienti con CVD accertata pari al 75,3%».

Ipotesi: prevenzione sia di eventi vascolari acuti sia di progressione del declino motorio
«Gli effetti che abbiamo osservato relativi al rischio vascolare rispetto al fenotipo clinico del PD aumentano le prove che legano i fattori di rischio vascolare con un peggiore stato neurologico, già rilevato in piccoli studi precedenti» proseguono. «I casi di PD con diabete hanno una peggiore cognizione globale, un maggiore decadimento assiale e una più rapida progressione in termini di punteggi motori mentre i casi di PD con ipertensione hanno funzione esecutiva e memoria ritardata peggiorate».

«Un’ampia popolazione di soggetti con PD di recente insorgenza presenta dunque un aumentato rischio cardiovascolare associato a una maggiore gravità motoria e cognitiva e a un maggiore decadimento assiale» ricapitolano gli autori, che continuano: «la terapia con statine è sottoutilizzata in questi casi, un dato che si differenzia rispetto ai tassi molto superiore d’uso di statine nei soggetti con PD e manifesta CVD. Un maggiore uso delle statine nei pazienti PD con aumentato rischio vascolare» concludono «potrebbe ridurre gli eventi cardiovascolare acuti ma potrebbe anche diminuire il danno cronico vascolare e, pertanto, rallentare la progressione del declino motorio».


Swallow DM, Lawton MA, Grosset KA, et al. Statins are underused in recent-onset Parkinson's disease with increased vascular risk: findings from the UK Tracking Parkinson's and Oxford Parkinson's Disease Centre (OPDC) discovery cohorts. J Neurol Neurosurg Psychiatry, 2016;87(11):1183-1190.
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