Parkinson, identificati tre sottotipi associati a prognosi differenti. Punto di partenza per terapie più mirate?

Secondo un nuovo studio pubblicato online su "JAMA Neurology", i pazienti con malattia di Parkinson (PD) possono essere classificati sulla base di specifici sottotipi che progrediscono in modo diverso e che sono associati a differenti prognosi.

Secondo un nuovo studio pubblicato online su “JAMA Neurology”, i pazienti con malattia di Parkinson (PD) possono essere classificati sulla base di specifici sottotipi che progrediscono in modo diverso e che sono associati a differenti prognosi.

«Abbiamo scoperto che è possibile predire con accuratezza prognosi, disabilità e sopravvivenza di pazienti PD classificandoli in diversi sottotipi clinici al momento della diagnosi» specificano gli autori della ricerca, guidati da Thomas Warner, dell’University College London Queen Square Institute of Neurology.

«Questi sottotipi possono avere diversi problemi di base che interessano il sistema nervoso i quali ora devono essere identificati e possono portare allo sviluppo di trattamenti per sottotipi clinici specifici» aggiungono. I ricercatori hanno utilizzato informazioni cliniche sul corso della vita da 111 pazienti PD che avevano donato il cervello alla ricerca dopo la morte.

Classificazione basata sui principali problemi motori e sintomi non motori
Warner e colleghi hanno sviluppato un sistema di classificazione basato sulla gravità dei principali problemi di movimento nel PD e sui principali sintomi non motori, tra i quali funzione cognitiva, sintomi autonomici (controllo della pressione sanguigna, funzione urinaria) e disturbo del comportamento del sonno REM (rapid eye movement) secondo l'impressione clinica dei medici curanti.

«Insieme alle classiche caratteristiche motorie, una semplice valutazione dei sintomi non motori rilevanti può ora consentire ai medici di fornire una stima accurata del decorso della malattia al momento della diagnosi, consentendo un miglioramento di counseling, gestione dei sintomi e pianificazione della cura delle possibili complicanze» affermano gli autori.

Sono stati proposti tre sottotipi principali:
  • Predominanza motoria-lieve: Punteggi motori e tutti quelli non motori inferiori al 75° percentile.
  • Maligno diffuso: punteggio motorio maggiore del 75° percentile e almeno un punteggio non motorio maggiore del 75° percentile oppure tutti e tre i punteggi non motori superiori al 75 ° percentile.
  • Intermedio: tutti quegli individui che non soddisfano i criteri per altri sottotipi.
Nella prima categoria, associata a migliore prognosi e sopravvivenza, i pazienti presentano principalmente problemi di movimento, spiegano i ricercatori. Nel sottotipo maligno diffuso – che rappresenta un quadro clinico più aggressivo e progressivo - i pazienti alla presentazione hanno una combinazione di sintomi motori e non motori. Il gruppo intermedio ha, per l’appunto, una prognosi intermedia.

Dopo aver ricordato che la comunità neurologica ha sempre ritenuto che i pazienti con tremore preminente spesso hanno una prognosi migliore, rilevano che «questi soggetti sarebbero ora considerati come il gruppo a predominanza motoria lieve».

Le caratteristiche dei casi studiati
Nel presente studio, il 48,7% dei pazienti è stato classificato come sottotipo predominante motorio lieve, il 35,1% come sottotipo intermedio e il 16,2% come sottotipo maligno diffuso.

I pazienti con sottotipo predominante motorio lieve erano significativamente più giovani alla diagnosi, rispondevano meglio alla levodopa e ricevevano una dose equivalente di levodopa più alta.

I pazienti con sottotipo maligno diffuso erano più anziani, quasi tutti uomini, rispondevano in modo più scarso alla levodopa e con maggiore frequenza erano stati diagnosticati in vita come affetti da una sindrome parkinsoniana atipica. Inoltre avevano raggiunto tutte le ‘pietre miliari’ prognostiche precocemente nel decorso della malattia (hazard ratio, 10,90; P <0,001) e avevano avuto la sopravvivenza più breve dal momento della diagnosi (8,1 anni vs 15,8 anni per il gruppo a predominanza motoria lieve).

«I nostri risultati confermano che questi sottotipi sono un modo ragionevole di classificare i pazienti e aggiungere informazioni prognostiche molto utili, dato che abbiamo dati sull'intero corso della malattia e della patologia. Inoltre, abbiamo semplificato le informazioni necessarie alla diagnosi così da rendere la classificazione più facile da implementare in clinica» sostengono gli autori.

Come cambia la valutazione clinica di routine del paziente
Nello studio è stato preso in considerazione l'intero corso della vita di pazienti PD definitivamente diagnosticati dallo studio neuropatologico del cervello.

«In vita, c'è un certo livello di errore nelle diagnosi cliniche, poiché altre condizioni possono imitare il PD: è importante avere dati sull'intera durata della malattia, comprese le informazioni anatomo-patologiche, per definire con precisione i sottotipi e la loro prognosi» rilevano gli autori.

Questi ultimi sottolineano soprattutto l'importanza dei sintomi non motori ai fini della diagnosi. «Abbiamo dimostrato che le caratteristiche non motorie non sono solo un contributo al carico clinico, ma sono anche marcatori prognostici negativi, e la loro valutazione dovrebbe essere parte di ogni valutazione clinica di routine».

Nel complesso «i nostri risultati supportano l'idea che diversi meccanismi e/o fattori modificanti possano guidare l'eterogeneità clinica nei sottogruppi del Parkinson, inclusa la risposta variabile ai farmaci disponibili nel nostro studio» scrivono gli autori.

«Sembra che le differenze nella progressione della patologia di Lewy e di altri i cambiamenti neuropatologici (correlati alla malattia di Alzheimer) sono tra i fattori che contribuiscono alla variabilità della malattia di Parkinson» proseguono. Una migliore comprensione di questi e altri fattori «aprirà la strada a trattamenti individualizzati più efficaci basati sui meccanismi fisiopatologici sottostanti».

«Fino a quando non saranno disponibili trattamenti mirati, il sottotipo clinico PD - comprese le caratteristiche non motorie - dovrebbe essere incorporato nella ricerca clinica, e la valutazione di eventuali futuri farmaci negli studi clinici dovrebbe essere stratificata in base a questi sottotipi» conclude il team di Warner.

A.Z.

De Pablo-Fernández E1, Lees AJ, Holton JL, Warner TT. Prognosis and Neuropathologic Correlation of Clinical Subtypes of Parkinson Disease. JAMA Neurol. 2019 Jan 14. doi: 10.1001/jamaneurol.2018.4377. [Epub ahead of print]
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