Parkinson, potenziale risveglio delle cellule cerebrali danneggiate con nuova terapia sperimentale

Un farmaco sperimentale potrebbe offrire speranze per il ripristino delle cellule cerebrali danneggiate nei pazienti affetti da malattia di Parkinson, anche se i risultati dello studio pubblicato su Brain e sul Journal of Parkinson's Disease non sono stati in grado di dimostrare che il trattamento abbia rallentato o arrestato la malattia neurodegenerativa.

Un farmaco sperimentale potrebbe offrire speranze per il ripristino delle cellule cerebrali danneggiate nei pazienti affetti da malattia di Parkinson, anche se i risultati dello studio pubblicato su Brain e sul Journal of Parkinson’s Disease non sono stati in grado di dimostrare che il trattamento abbia rallentato o arrestato la malattia neurodegenerativa.

Lo studio prevedeva la somministrazione di una terapia proteica direttamente nel cervello dei pazienti con Parkinson. Secondo i ricercatori alcune scansioni cerebrali hanno rivelato effetti "estremamente promettenti" sui neuroni danneggiati dei soggetti che hanno ricevuto il trattamento.

«L'ampiezza spaziale e relativa del miglioramento delle scansioni cerebrali va di là di qualsiasi cosa vista in precedenza negli studi», ha riferito il co-responsabile della ricerca Alan Whone, della Britain’s Bristol University.

Per i ricercatori la terapia giustifica ulteriori indagini, anche se non è riuscita a dimostrare il miglioramento dei sintomi nei pazienti trattati rispetto a quelli sottoposti a placebo. «L'outcome principale è stato deludente», ha detto Whone.

Uno studio con infusione cerebrale
Il trial ha coinvolto 41 pazienti sottoposti tutti a chirurgia assistita da robot per l’inserimento intracerebrale di quattro cannule, grazie alle quali il trattamento sperimentale, un fattore neurotrofico derivato dalla linea cellulare gliale (GDNF, glial cell line-derived neurotrophic factor), o il placebo potevano essere infusi direttamente nelle aree cerebrali desiderate.

Il GDNF è una particolare proteina prodotta naturalmente nel cervello e supporta la sopravvivenza di molti tipi di cellule cerebrali, comprese le cellule che vengono perse nella malattia di Parkinson. È prodotto dalla società biotech canadese MedGenesis Therapeutix.

Una metà dei pazienti ha ricevuto infusioni mensili di GDNF e l’altra di placebo. Dopo nove mesi, a tutti i partecipanti sono state proposte infusioni di GDNF per altri nove mesi.

Risultati preliminari da approfondire
Al termine dei 18 mesi di studio, le scansioni tramite Pet (positron emission tomography) hanno mostrato alcuni segni di miglioramento, ha fatto presente Whone, ma non vi è stata alcuna differenza significativa tra il gruppo trattato e il gruppo placebo, un risultato in parte dovuto al notevole effetto del placebo in questa sperimentazione.

Eppure i risultati della scansione cerebrale suggeriscono che il farmaco potrebbe iniziare a risvegliare le cellule cerebrali danneggiate. Dopo nove mesi, non vi è stato alcun cambiamento nelle scansioni dei pazienti che hanno ricevuto il placebo, ma quelli che hanno ottenuto GDNF hanno mostrato importanti cambiamenti in un'area chiave del cervello colpita dalla malattia.

Whone ha suggerito che il GDNF potrebbe essere «un mezzo per risvegliare e ripristinare le cellule cerebrali che vengono gradualmente distrutte nel Parkinson».

I commenti degli esperti
Arthur Roach, direttore della ricerca presso il Parkinson's UK, che ha finanziato lo studio, ha dichiarato: «Anche se i risultati non sono chiari, lo studio ha comunque riscosso un successo clamoroso. Ha migliorato la nostra comprensione dei potenziali effetti del GDNF sulle cellule cerebrali danneggiate, dimostrando che è possibile somministrare farmaci con precisione direttamente nel cervello».

Roger Morris, professore di neurobiologia molecolare del King's College di Londra, ritiene che «oltre alla particolare importanza di questi esperimenti per lo sviluppo di una terapia che non solo allevia i sintomi ma potenzialmente inverte il la malattia, lo sviluppo di un sistema di cannulazione intracerebrale sicuro ed efficace avrà un impatto molto più ampio. La maggior parte dei farmaci viene fermato dalla barriera emato-encefalica e il sistema sviluppato per questo studio si è dimostrato sicuro per 80 settimane, e questo è un risultato notevole. Una perfusione intra-cerebrale sicura per la somministrazione a lungo termine di farmaci all'interno del cervello, amplia enormemente la gamma dei trattamenti che possono essere utilizzati per combattere le malattie del cervello (ictus e cancro e neurodegenerazione)».

Per Ray Chaudhuri, dell'Istituto di Psichiatria, Psicologia e Neuroscienze del King's College di Londra, non coinvolto nello studio, «è deludente che la differenza nei sintomi non sia significativa. Comunque lo studio è di grande interesse e dovrebbe puntare a un nuovo orizzonte per i trattamenti basati sul ripristino (delle cellule cerebrali danneggiate)».

Bibliografia

Whone A et al. Randomized trial of intermittent intraputamenal glial cell line-derived neurotrophic factor in Parkinson’s disease. Brain, Volume 142, Issue 3, 1 March 2019, Pages 512–525.
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Whone A et al. Extended Treatment with Glial Cell Line-Derived Neurotrophic Factor in Parkinson’s Disease. Journal of Parkinson’s Disease, in advance of Volume 9, Issue 2 (April 2019).
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