Prevenzione dell'emicrania cronica, successo in fase 3 per fremanezumab, anticorpo anti-CGRP

I pazienti trattati con fremanezumab, farmaco sperimentale per la prevenzione dell'emicrania cronica, hanno registrato una riduzione statisticamente significativa dei giorni di cefalea rispetto ai placebo. Lo evidenziano i "topline results" rilasciati dall'azienda produttrice.

I pazienti trattati con fremanezumab, farmaco sperimentale per la prevenzione dell'emicrania cronica, hanno registrato una riduzione statisticamente significativa dei giorni di cefalea rispetto ai placebo. Lo evidenziano i “topline results” rilasciati dall’azienda produttrice.

Fremanezumab (sviluppato da Teva Pharmaceutical Industries) è un anticorpo monoclonale interamente umanizzato che si lega al peptide correlato al gene della calcitonina (CGRP), notoriamente correlato alla patogenesi dell’emicrania. Il ‘signaling’ di CGRP può essere interrotto prendendo come bersaglio (target) il ligando stesso o il suo recettore.

Le evidenze dello studio HALO di fase 3
Lo studio HALO di fase 3 nell’emicrania cronica è stato uno studio multicentrico randomizzato, in doppio cieco, controllato con placebo, a gruppi paralleli della durata di 16 settimane, che ha confrontato – in soggetti adulti - la sicurezza, la tollerabilità e l'efficacia di fremanezumab sottocutaneo rispetto al placebo.

I 1.130 partecipanti allo studio sono stati assegnati in modo randomizzato a ricevere iniezioni sottocutanee di fremanezumab a una dose di 675 mg all'avvio seguita da 225 mg mensili per 2 mesi (regime di dose mensile) oppure fremanezumab 675 mg all'avvio seguito da placebo per 2 mesi (regime di dose trimestrale) o tre dosi mensili di placebo corrispondenti.

A seguito di una visita di screening e di un periodo di run-in di 28 giorni, è stato effettuato un periodo di trattamento di 12 settimane con una valutazione finale di 4 settimane dopo la dose finale del farmaco in studio.

Raggiunto l’endpoint primario: riduzione dei giorni mensili di cefalea
Il trial ha raggiunto il suo endpoint primario, dimostrando che i pazienti che assumono il farmaco hanno subito una riduzione statisticamente significativa del numero di giorni mensili di cefalea di almeno moderata gravità rispetto al placebo (-2,5 giorni) durante il periodo di 12 settimane dopo la prima dose, con la dose sia mensile (-4,6 giorni; P inferiore a 0,0001) sia trimestrali (-4,3 giorni; P inferiore a 0,0001).

I pazienti trattati con fremanezumab hanno sperimentato inoltre un significativo miglioramento rispetto al placebo su tutti gli endpoint secondari sia nel regime di dosaggio mensile che in quello trimestrale. Questi includono il tasso di risposta, l'inizio dell'efficacia, l'efficacia in monoterapia e la disabilità.

L'evento avverso più comunemente riportato nello studio è stato il dolore nel sito di iniezione, con tassi simili nei gruppi placebo e attivi.

Entro fine anno domanda di autorizzazione all’FDA
Sulla base di questi risultati, Teva prevede di presentare una domanda di ‘Biologics License Application’ alla US Food and Drug Administration (FDA) per il fremanezumab entro la fine dell'anno.

Il fremanezumab è solo uno dei vari agenti che bloccano il CGRP, sostanza vasodilatatrice, che vengono sviluppati per la prevenzione dell'emicrania.

Il trattamento con l’anticorpo anti-CGRP erenumab (AMG 334, cosviluppato da Amgen e Novartis) ha dimostrato in fase 3 nei trial STRIVE e ARISE (presentati alla recente riunione annuale dell’American Academy of Neurology, a San Diego) di ridurre la frequenza dell’emicrania episodica, senza mostrato il profilo di effetti collaterali che si riscontra comunemente con altri farmaci emicranici.

A.Z.