Uno studio di non inferiorità, pubblicato su Cephalalgia, non soltanto conferma che candesartan 16 mg è efficace per la prevenzione dell’emicrania, ma che il suo effetto è simile a quello di propranololo 160 mg, il più utilizzato farmaco di confronto in questa indicazione. Leggermente diversi, invece, sono i profili di sicurezza delle due molecole.

Il trial, randomizzato, in triplo cieco e in doppio cross-over, è stato condotto da un team del Centro nazionale norvegese per la cefalea, presso l’Università norvegese di scienza e tecnologia (NTNU), sotto la guida di Lars J. Stowner. I criteri di inclusione erano i seguenti: età compresa tra 18 e 65 anni, emicrania con o senza aura o emicrania cronica; almeno 2 attacchi emicranici al mese nel corso degli ultimi 3 mesi prima dello studio e almeno 2 attacchi emicranici durante le 4 settimane del periodo basale documentati nel diario; esordio dell’emicrania da almeno 1 anno prima dell’inizio del trial e prima dei 50 anni di età.

I ricercatori hanno coinvolto 72 pazienti adulti affetti da emicrania episodica o cronica lungo tre periodi di trattamento da 12 settimane ciascuno con candesartan, propranololo a lento rilascio o placebo, con un periodo di wash-out di 4 settimane tra ogni trimestre di intervento. Le principali misure di outcome erano i giorni con emicrania ogni 4 settimane (outcome primario), i giorni con cefalea, le ore con cefalea, la quota dei pazienti responsivi al trattamento (>50% di riduzione dei giorni di emicrania rispetto alle condizioni di base) e gli eventi avversi.

A un’analisi modificata intention-to-treat, sia il sartano che il beta-bloccante sono risultati superiori al placebo: rispettivamente 2,95 (95% CI:2,35-3,55%) e 2,91 (2,36-3,45%) versus 3,53 (2,98-4,08%) per giorni con emicrania in un mese (p=0,02 in entrambi i confronti). Candesartan è dunque risultato non inferiore a propranololo (e viceversa).

Rispetto al gruppo placebo (23%) la quota dei soggetti responsivi è apparsa significativamente superiore nei gruppi candesartan (43%; p=0,025) e propranololo (40%; p<0,050). Si è registrato un numero maggiore di eventi avversi con candesartan (n=133) e propranololo (n=143) rispetto al placebo (n=90).

Gli eventi avversi che si manifestano con maggiore frequenza tra i 2 farmaci sono leggermente diversi. Per esempio con candesartan sono apparse più comuni le vertigini, mentre con il propranololo è risultato più frequente il dolore corporeo. «La conseguenza pratica di questa osservazione» è il commento degli autori «e del fatto che alcuni pazienti rispondano solo a candesartan e altri solo al propranololo, è che un farmaco possa essere provato perfino quando l’altro non si è dimostrato tollerato o efficace in un dato paziente».

«È possibile ipotizzare che un dosaggio superiore possa aumentare la quota dei pazienti responsivi» affermano gli autori. «La scelta dei 16 mg/die per candesartan in questo trial si è basata su un precedente studio che ne aveva dimostrato l’efficacia e l’eccellente tollerabilità. In effetti è stato sperimentato un dosaggio di 32 mg/die nella cefalea a grappolo, con evidenza di una buona tollerabilità.

Per cui sembra necessario uno studio di dose-finding negli adulti con emicrania». Entrambi i farmaci sono rapidamente eliminati dal corpo (t1/2=/<11 ore) ma, aggiungono i ricercatori, la possibilità di effetti a lungo termine non può essere esclusa.

«Questo studio» concludono gli autori «conferma che candesartan rappresenta una valida alternativa al propranololo nella prevenzione dell’emicrania. Con un profilo di sicurezza lievemente differente e un minore numero di controindicazioni, questo farmaco maneggevole può diventare utile nel trattamento di uno dei disturbi con maggiore prevalenza a livello mondiale».

Arturo Zenorini

Stovner LJ, Linde M, Gravdahl GB, et al. A comparative study of candesartan versus propranolol for migraine prophylaxis: A randomised, triple-blind, placebo-controlled, double cross-over study. Cephalalgia, 2013 Dec 11. [Epub ahead of print]
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