Rallentare, fermare o far regredire la malattia di Parkinson, le strategie terapeutiche pi¨ promettenti

La comprensione dei processi degenerativi coinvolti nella malattia di Parkinson (PD) Ŕ notevolmente aumentata negli ultimi 20 anni. In un'interessante review, pubblicata in un supplemento speciale del "Journal of Parkinson's Disease", si cerca di predire quali delle strategie esistenti per rallentare o arrestare i processi degenerativi del PD hanno maggiori probabilitÓ di successo nei prossimi 20 anni.

La comprensione dei processi degenerativi coinvolti nella malattia di Parkinson (PD) è notevolmente aumentata negli ultimi 20 anni. In un’interessante review, pubblicata in un supplemento speciale del “Journal of Parkinson's Disease”, si cerca di predire quali delle strategie esistenti per rallentare o arrestare i processi degenerativi del PD hanno maggiori probabilità di successo nei prossimi 20 anni.

«Riteniamo di poter essere ottimisti sul fatto che i prossimi 20 anni vedranno importanti scoperte in termini di terapie che possono rallentare, arrestare o far regredire il PD» scrivono gli autori Tom Foltynie (Dipartimento di Neuroscienze cliniche e motorie, UCL Institute of Neurology e The National Hospital for Neurology and Neurosurgery, Londra, Regno Unito) e J. William Langston (direttore associato, Stanford Udall Center, Dipartimento di Patologia, Stanford University, Stanford, CA, USA).

Gli autori riassumono i recenti progressi, compresa l'identificazione dei principali rischi genetici per il PD, lo sviluppo di modelli animali più rappresentativi della malattia, i primi successi con l'uso di approcci vaccinali e con oligonucleotidi antisenso in altre malattie neurodegenerative e una pipeline traslazionale di una vasta gamma di farmaci riproposti che mostrano i primi segnali di potenziale efficacia, che vengono portati avanti attraverso le varie fasi dei trial clinici.

Le linee di ricerca con maggiori probabilità di successo
«Il rallentamento della progressione della malattia nel PD è stato descritto come il" Sacro Graal "della ricerca» affermano. Guardando al futuro, gli autori identificano diversi sviluppi promettenti, tra cui:
  • Nuovi bersagli terapeutici in seguito alla scoperta di fattori di rischio genetico, come mutazioni autosomiche dominanti nel gene LRRK2 e l'enzima glucocerebrosidasi (GCase), che è ridotto nei pazienti con mutazioni nel gene GBA, compreso il trattamento con ambroxolo, un farmaco già autorizzato per carenza di tensioattivi polmonari.
  • Targeting di caratteristiche "non motorie" del PD quali difficoltà cognitive, del linguaggio, dell'andatura e dell'equilibrio e fallimento autonomico, che possono precedere l'insorgenza dei sintomi motori e potrebbero fornire una finestra ancora più precoce per iniziare la terapia, con l'opportunità di rallentare o fermare lo sviluppo anche dei primi sintomi motori del PD.
  • Trattamento con agonisti del recettore del glucagone-like peptide 1 (GLP-1) che sono autorizzati per il trattamento del diabete di tipo 2 e hanno proprietà neuroprotettive su tutta la gamma di modelli animali del PD, inclusi due modelli con accumulo di alfa-sinucleina. Vi sono piani per uno studio di fase 3 di exenatide, e vi è un crescente interesse nell'esplorazione di altri farmaci in questa classe per le loro potenziali proprietà modificanti la malattia.
  • Riproposizione di farmaci usati in altre terapie come quelle utilizzate per il trattamento della cirrosi biliare primaria e della leucemia mielocitica cronica e gli agonisti del beta adrenorecettore (salbutamolo, clenbuterolo).
  • Utilizzo di terapie immunomodulatorie per prevenire o rallentare la progressione della malattia tra cui, per esempio, azatioprina e sargramostim.
  • Infine, gli autori citano le prospettive per sfruttare le nanotecnologie. «La grande prospettiva sarebbe quella di sviluppare una terapia che possa mirare con precisione alla patologia dell’alfa-sinucleina, dissolvere gli aggregati tossici e riportare l'equilibrio verso la normale alfa-sinucleina monomerica».
Come accennato, «ora abbiamo una migliore comprensione dei processi coinvolti nella degenerazione nel PD e quindi possiamo avere maggiore fiducia che i dati di laboratorio e i risultati positivi dei primi studi clinici si tradurranno in terapie che rallentano la progressione della patologia» commentano Foltynie e Langston.

«Al momento non ci sono farmaci che hanno dimostrato di rallentare la progressione del PD: dimostrare che uno o più degli approcci candidati ha successo porterà a un cambio di visione nella cura del paziente» aggiungono.

«Un’utile cooperazione e il coordinamento tra i ricercatori di tutto il mondo stanno accelerando significativamente il percorso verso la scoperta di agenti che possono rallentare, arrestare o addirittura far regredire la progressione del PD» concludono.

G.O.

Foltynie T, Langston JW. Therapies to Slow, Stop, or Reverse Parkinson's Disease. J Parkinsons Dis. 2018;8(s1):S115-S121. doi: 10.3233/JPD-181481.
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