Ricoveri per ictus dimezzati, è l'effetto Covid-19?

Neurologia

I ricoveri per ictus nei Pronto Soccorso italiani in questi giorni si sono quasi dimezzati. Il dato arriva da una rilevazione condotta in 81 centri italiani della rete delle unità neurovascolari. Ne abbiamo parlato con il Prof Danilo Toni, Presidente dell'Italian Stroke Organization e Direttore Unità di Trattamento Neurovascolare e Neurologia d'Urgenza e Unità Ictus del Policlinico Umberto I di Roma.

I ricoveri per ictus nei Pronto Soccorso italiani in questi giorni si sono quasi dimezzati. Il dato arriva da una rilevazione condotta in 81 centri italiani della rete delle unità neurovascolari.

Ne abbiamo parlato con il Prof Danilo Toni, Presidente dell’Italian Stroke Organization e Direttore Unità di Trattamento Neurovascolare e Neurologia d’Urgenza e Unità Ictus del Policlinico Umberto I di Roma.

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"Il numero di pazienti che giungono in questi giorni nei PS dei nostri ospedali per ictus cerebrale è diminuito del 50%-60% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

E’ quanto emerge da un’inchiesta effettuata preso 81 centri facenti parte della rete delle unità neurovascolari che eseguono terapie di rivascolarizzazione farmacologica e/o meccanica in Italia. Tutti hanno riferito una riduzione dei ricoveri dell’ordine di grandezza suddetto, con la sola eccezione di quattro centri nei quali, però, la non riduzione dei numeri è conseguente ad una politica locale di accentramento dei pazienti in pochi centri e quindi è solo apparente.

Certamente il timore della pandemia Covid -19 è una verosimile causa di questo fenomeno, per cui i pazienti con sintomi minori o transitori, i cosiddetti attacchi ischemici transitori, tendono a rimanere a casa. Questo rappresenta un rischio notevole per la salute di questi pazienti, perché fino al 30% dei pazienti con ictus lieve può peggiorare nei giorni successivi e rimanere invalido e fino al 15% dei pazienti con attacco ischemico transitorio possono avere un ictus più grave nel mese successivo, con il rischio più elevato nelle prime 48 ore.

Ma forse il timore dell’epidemia non è la sola spiegazione possibile. Infatti, il 60% circa dei pazienti Covid-19 sono ultrasessantenni e, secondo quanto evidenziato nel report sulle caratteristiche dei pazienti deceduti per la malattia (ISS 20 marzo 2020), le più comuni patologie croniche pre-esistenti, che contribuiscono alla maggiore fragilità clinica, sono i più importanti fattori di rischio per ictus cerebrale ischemico o emorragico: ipertensione arteriosa (73,8%), diabete mellito (33,9%), cardiopatia ischemica (30,1%), fibrillazione atriale (22,0%) e pregresso ictus cerebrale (11,2%).

Quindi, su 69.000 casi al 24 marzo, circa 41.000 sono pazienti ultrasessantenni con possibili fattori di rischio per ictus. Se pensiamo che lo scorso anno gli ospedali italiani hanno dimesso circa 100.000 pazienti con diagnosi di ictus ischemico o emorragico, in un mese dalla segnalazione dei primi casi di Covid-19 più di un terzo di cittadini a rischio di ictus sono stati colpiti da Covid 19. E da quanto apprendiamo da un’indagine eseguita dalla SIC in 50 ospedali italiani, il dato si applica anche ai ricoveri per infarto miocardico. E’ certamente un dato epidemiologico abnorme, che si verifica in un momento eccezionale per il nostro sistema sanitario e che richiederà valutazioni più approfondite una volta che si sarà tornati alle condizioni di normalità”.