Rischio di Alzheimer da anestesia generale? Correlazione potenziale indagata da una meta-analisi

Presentato a San Francisco nel corso del meeting annuale 2018 dell'American Society of Anesthesiologists, uno studio - basato su una revisione sistematica e una meta-analisi condotta da ricercatori coreani - ha trovato una potenziale relazione tra anestesia generale e malattia di Alzheimer (AD).

Presentato a San Francisco nel corso del meeting annuale 2018 dell’American Society of Anesthesiologists, uno studio - basato su una revisione sistematica e una meta-analisi condotta da ricercatori coreani - ha trovato una potenziale relazione tra anestesia generale e malattia di Alzheimer (AD).

Gli autori, occorre subito precisare, hanno rapidamente aggiunto che i risultati devono essere interpretati con cautela, data l'eterogeneità e i bias degli studi inclusi nell'analisi.

L’AD nel tempo è stato motivo di crescente timore fino a diventare una preoccupazione significativa per i pazienti sottoposti a chirurgia e anestesia, secondo Hyun Kang, docente di Anestesiologia e Medicina del Dolore all'Ospedale Universitario di Chung-Ang, a Seul (Corea del sud).

«Tuttavia, gli studi che hanno indagato la relazione tra anestesia generale e AD hanno prodotto risultati incoerenti» ha aggiunto Kang. «Pertanto, gli obiettivi di questa revisione sistematica e meta-analisi sono stati quelli di determinare l'associazione tra la somministrazione di anestesia generale e l’AD allo scopo di verificare se l'anestesia sia un fattore di rischio indipendente per demenza».

Dati significativi anche nelle analisi per sottogruppi
Kang e colleghi hanno cercato nei database MEDLINE, Embase e Google Scholar studi revisionati tra pari di coorte e caso-controllo, compresi studi caso-controllo nidificati, riportando la relazione tra anestesia generale e AD.

Gli studi erano eleggibili solo se ai partecipanti non era stata diagnosticata l’AD prima del periodo di studio; è stata inclusa solo l'esposizione all'anestesia generale per la chirurgia. Gli studi accettati per l'analisi sono stati valutati per la qualità utilizzando la scala di Newcastle-Ottawa. I ricercatori hanno anche valutato l'eterogeneità delle stime tra tutti gli studi inclusi, così come il bias di pubblicazione. L'elenco degli studi per l'analisi finale includeva 255.618 pazienti.

Al meeting di San Francisco, Kang ha riferito che il rischio di AD era significativamente aumentato con la precedente esposizione all'anestesia generale (dimensione dell'effetto combinato: 1,15, IC al 95% 1,10 -1,20; P <0,001).

I ricercatori hanno anche condotto varie analisi per sottogruppi. Queste analisi hanno mostrato che l'esposizione all’anestesia generale era associata a una dimensione dell’effetto combinato per AD significativamente aumentato negli studi caso-controllo (1,15; IC al 95% 1,07-1,22; P <0,001), studi di coorte (1,15; IC al 95% 1,09 -1,22; P <0,001), accertamento del caso con diagnosi clinica (1,23; IC al 95% 1,18-1,29; P <0,001) e valutazione dell'esposizione con cartelle cliniche (1,21; IC al 95%, 1,16-1,26; P <0,001).

Perché i risultati sono di difficile interpretazione?
Dopo aggiustamento per sospetto bias di pubblicazione, i risultati sono diventati statisticamente non significativi. «In conclusione, abbiamo osservato un'associazione significativa tra anestesia generale e AD» ha detto Kang. «Tuttavia, considerando l'eterogeneità e il bias di pubblicazione che abbiamo osservato, sollecitiamo cautela nell'interpretazione di questa analisi».

«Inoltre», ha proseguito «potrebbe essere impossibile distinguere l'influsso della chirurgia da quello dell'anestesia. Pertanto, sono necessari ulteriori studi su larga scala per ridurre il rischio di bias».

In effetti, separare da altri fattori gli effetti relativi della chirurgia e dell'anestesia, così come le condizioni che portano le persone alla chirurgia, rappresenta una delle maggiori difficoltà in questi tipi di studi, è stato fatto notare al termine della presentazione.

«Non possiamo discriminare tra intervento chirurgico e anestesia generale in termini di influsso sull’AD» ha convenuto Kang. «Per esempio, è noto che la chirurgia cardiaca aumenta il rischio di disfunzione cognitiva postoperatoria. Quindi, dovremmo effettuare più studi che controllano il rischio di un intervento chirurgico».

A.Z.

American Society of Anesthesiologists Annual Meeting 2018. San Francisco (USA). Abstract A1185.