Risultati deludenti di natalizumab nell'ictus, stop allo sviluppo

La statunitense Biogen ha deciso di interrompere lo sviluppo di natalizumab nell'ictus ischemico acuto, dopo che il farmaco non riuscito a raggiungere gli endpoint primari e secondari di efficacia in uno studio di Fase 2b noto come ACTION 2. Nulla cambia per quanto concerne l'impiego del farmaco nella sclerosi multipla dove uno dei capisaldi della terapia delle forme pi gravi.

La statunitense Biogen ha deciso di interrompere lo sviluppo di natalizumab nell’ictus ischemico acuto, dopo che il farmaco non è riuscito a raggiungere gli endpoint primari e secondari di efficacia in uno studio di Fase 2b noto come ACTION 2.

Nei soggetti con ictus ischemico acuto, natalizumab non ha mostrato miglioramenti negli esiti clinici rispetto al placebo, come evidenziato dalle valutazioni di indipendenza e attività nella vita quotidiana. Entrambe le dosi testate del farmaco sono state generalmente ben tollerate e non sono stati osservati segnali di sicurezza nuovi o importanti.

Natalizumab è altamente efficace nell' inibire le lesioni infiammatorie nella sclerosi multipla e aveva dimostrato risultati promettenti in modelli preclinici di ictus, tra cui la riduzione dei volumi di ictus e il miglioramento degli esiti. La clinica però non ha confermato queste incoraggianti premesse.

Nulla cambia per quanto concerne l’impiego del farmaco nella sclerosi multipla dove è uno dei capisaldi della terapia delle forme più gravi.

Biogen non abbandona però il trattamento dell’ictus, dal momento che, a metà del 2018, prevede di avviare uno studio globale di Fase 3 per il candidato BIIB093 (glibenclamide intravenoso), per la prevenzione e il trattamento dell'edema cerebrale in una forma grave di ictus noto come infarto emisferico di grandi dimensioni, dove l’edema spesso comporta un’elevata mortalità.

«In qualità di pionieri delle neuroscienze, Biogen si impegna a sviluppare trattamenti per persone con patologie neurologiche acute, tra cui l'ictus», ha dichiarato Michael Ehlers, vicepresidente esecutivo di Biogen. «Siamo delusi dai risultati dello studio ACTION 2, ma abbiamo potuto approfondire la nostra conoscenza della malattia e continueremo a perseguire approcci innovativi in questo settore, incluso il BIIB093 per la prevenzione e il trattamento dell'edema nell'infarto emisferico di grandi dimensioni, uno dei più gravi tipi di ictus».

IIB093, precedentemente noto come Cirara (gliburide intravenoso), è stato acquisito lo scorso maggio da Remedy Pharmaceuticals per $120 milioni in contanti. Nel maggio 2019, Cirara dovrebbe completare uno studio di Fase 3 anch’esso nell’edema cerebrale nell’infarto emisferico di grandi dimensioni (LHI). Il farmaco, tuttavia, non compare nella pipeline di Biogen, e il reclutamento per lo studio non sembra essere ancora iniziato.

Lo studio ACTION 2
Natalizumab è un anticorpo monoclonale antagonista dell’integrina, un recettore di membrana coinvolto nell’adesione tra le cellule, indicato come monoterapia per il trattamento di pazienti con forme recidivanti di sclerosi multipla. Il farmaco è anche indicato per indurre e mantenere la risposta clinica e la remissione nei pazienti adulti con malattia di Crohn moderatamente o gravemente attiva con evidenza di infiammazione, che hanno avuto una risposta inadeguata o non hanno tollerato le terapie convenzionali e gli inibitori del TMF alfa.

Lo studio ACTION 2 è un trial multicentrico di Fase 2b, in doppio cieco, controllato verso placebo, randomizzato, dose-ranging con un follow-up di 90 giorni, per valutare la sicurezza e l'efficacia di natalizumab principalmente in pazienti con ictus ischemico acuto (AIS) di entità moderata. Lo studio ha valutato natalizumab vs placebo in circa 270 individui che hanno avuto una diagnosi clinica di AIS con ultimo periodo normale noto (LKN) minore o uguale a 24 ore prima dell'inizio del trattamento. Lo studio ha valutato le dosi di 300 e 600 mg rispetto al placebo, sia entro 9 ore dal LKN o tra 9-24 ore dopo il LKN.

L'obiettivo primario era quello di valutare gli effetti del natalizumab sulle misure cliniche di indipendenza e sulle attività di vita quotidiana. L'endpoint primario era una misura globale composita della disabilità funzionale dopo 90 giorni.

I risultati dettagliati dello studio saranno resi disponibili in un futuro forum scientifico.

Natalizumab era stato precedentemente valutato nell'AIS nello studio di Fase 2a ACTION. In questo studio, anche se il farmaco non aveva aggiunto l'endpoint primario di riduzione dell’estensione delle lesioni al giorno 5, gli endpoint secondari suggerivano un miglioramento dei risultati clinici nei pazienti trattati, tali da giustificare una sua ulteriore valutazione.

La pipeline di Biogen
Il fallimento dello studio ACTION 2 sposta ulteriormente la pipeline clinica di Biogen verso il morbo di Alzheimer. Dei 17 prodotti in pipeline, cinque sono coinvolti in studi clinici sull'Alzheimer, e tre di questi (aducanumab, BIIB098 ed E2609) in studi di Fase 3.

In merito, l’analista azionario di Jefferies, Michael Yee, in una nota agli investitori, ha scritto: «restiamo positivi a lungo termine e crediamo che il programma di Fase 3 sull’Alzheimer possa funzionare, ma l'azienda ha bisogno di programmi più equilibrati, perché è troppo orientata sull'Alzheimer».