Schizofrenia, arriva in Italia cariprazina, antipsicotico con ampia azione sui sintomi

I malati di schizofrenia italiani avranno presto una nuova opzione terapeutica. ArriverÓ a breve anche nel nostro Paese cariprazina, un nuovo antipsicotico per il trattamento della schizofrenia, in grado di agire su tutta la sintomatologia con effetti collaterali ridotti. Approvato dall'Ema nel luglio 2017, il farmaco sarÓ commercializzato da Recordati a partire dal 3 dicembre 2018.

I malati di schizofrenia italiani avranno presto una nuova opzione terapeutica. Arriverà a breve anche nel nostro Paese cariprazina, un nuovo antipsicotico per il trattamento della schizofrenia, in grado di agire su tutta la sintomatologia con effetti collaterali ridotti. Approvato dall’Ema nel luglio 2017, il farmaco sarà commercializzato da Recordati a partire dal 3 dicembre 2018, con un prezzo non superiore alla media delle attuali terapie orali.

Cariprazina è un antipsicotico di terza generazione con caratteristiche che lo rendono unico all’interno di questa classe terapeutica. Rispetto ai precedenti trattamenti ha il vantaggio di essere efficace sia sui sintomi positivi che negativi della patologia e di avere ridotti effetti collaterali, neurologici (sindrome simil-parkinsoniana) e metabolici, oltre a uno scarso impatto sull’apparato cardiovascolare.

La schizofrenia è una malattia psichiatrica grave e debilitante. «Il numero di persone con disturbo schizofrenico è circa lo 0,8-1% della popolazione», afferma Claudio Mencacci dell’Ospedale Sacco di Milano. «È importante sottolineare che nei servizi pubblici la schizofrenia, insieme alla depressione si contendono “la palma” dei disturbi maggiormente prevalenti. Questa patologia assorbe oltre il 37% di tutte le prestazioni erogate dai servizi pubblici e praticamente rappresenta il 43% di tutta l’utenza che fa capo alla semi residenzialità e il 58% dell’utenza dei centri residenziali. Per questo tipo di malattia, l’impegno del SSN è particolarmente significativo».

Sintomi positivi, negativi e cognitivi

I sintomi della schizofrenia sono molto variabili e, almeno inizialmente, possono non rendere immediatamente riconoscibile la presenza della malattia.
  • Quando si parla di sintomi positivi si fa riferimento a tutti quei comportamenti immediatamente riconoscibili che non si vedono nelle persone sane, come allucinazioni, manie, disturbi del pensiero e disturbi del movimento.
  • I sintomi negativi, come inattività, tristezza e morale a terra e incapacità a sostenere le attività, possono confondersi quelli di altre malattie, soprattutto mentali.
  • Anche i sintomi cognitivi non sono particolarmente evidenti e quindi possono essere facilmente male interpretati. Possono creare molti problemi nella quotidianità in quanto rendono difficile la conduzione di una vita normale, anche dal punto di vista lavorativo. Consistono in problemi di concentrazione, problemi di memoria e difficoltà di esecuzione.

Efficacia anche su sintomi negativi e cognitivi
«La sintomatologia negativa ha un impatto rilevante sui soggetti con schizofrenia, anche nell’esordio della patologia, con un inizio subdolo, motivo per cui spesso i pazienti ricevono diagnosi adeguate solo dopo un lungo periodo di malattia», continua Mencacci. «Questi sintomi rimangono spesso misconosciuti, perché fondamentalmente rappresentati dalla cosiddetta “sindrome amotivazionale”».

«Dal punto di vista farmacologico, questo nuovo antipsicotico è considerato un agonista dopaminergico parziale che, oltre ad avere una maggior tollerabilità dei farmaci di 1a e 2a generazione, sembra essere particolarmente efficace sui sintomi negativi, per una propria peculiarità farmacologica, che è quella di agire da agonista parziale sui recettori dopaminergici di tipo D3 (a differenza di tutte le altre molecole che agiscono solo sui recettori D2)», dichiara Edoardo Spina dell’Università di Messina «Infatti i farmaci che agiscono sui recettori D3 possono avere un’azione favorevole sui sintomi negativi e cognitivi della schizofrenia».

Effetti collaterali ridotti
«I vantaggi dell’utilizzo di cariprazina», aggiunge Andrea Fagiolini dell’Università di Siena «includono il fatto che gli effetti collaterali, rispetto ai farmaci precedenti sono ridotti: da quelli anti-colinergici (come bocca secca, stitichezza, ritenzione urinaria, esacerbazione degli effetti pericolosi del glaucoma a angolo chiuso), agli anti-adrenergici (come ipotensione ortostatica), anti-istaminergici (come sedazione, aumento di peso) e metabolici (come aumento di peso, aumento del colesterolo, aumento dei trigliceridi). Così come sono ridotti i rischi di aritmia».

Il profilo di tollerabilità della molecola, la monosomministrazione orale giornaliera e una lunga emivita favoriscono l’aderenza e la continuità terapeutica, una delle principali criticità nel trattamento farmacologico.

Si può pensare alla guarigione?
«Cariprazina nasce in uno scenario ben preciso – afferma Stefano Pallanti, dello Stanford University Medical Center – dove esiste ormai la consapevolezza che la schizofrenia sia una patologia con un ampio spettro di disturbi. Questo ha portato, come conseguenza, allo sviluppo di un farmaco con un meccanismo d’azione studiato per intervenire in modo mirato su tutte le dimensioni del disturbo, specialmente su quelle negative, apparentemente più subdole, ma che sono sempre state le più difficili da trattare».

«E questo segna un cambio di passo – continua Pallanti - Ancora oggi nella mente delle persone i farmaci per la schizofrenia sono rimedi per ‘controllare’, mentre in base alle evidenze cliniche recenti possiamo affermare che si tratta di farmaci per ‘curare’. Infatti dati recenti dell’NIMH, l’Ente Federale Americano per la Salute Mentale, dimostrano come diversi pazienti, se presi in carico tempestivamente e curati bene, possono guarire. Finora la schizofrenia era considerata una malattia cronica progressiva, oggi possiamo definirla, in una percentuale non trascurabile, una malattia episodica recidivante».

«Dobbiamo quindi promuovere questo tipo di cultura – aggiunge Pallanti - che porta a interventi più precisi e più precoci, per aumentare la percentuale di soggetti che non avranno più una prognosi negativa. Prognosi che, in una percentuale significativa anche se ancora minoritaria, può essere curata fino alla guarigione. E cariprazina diventa uno dei farmaci che ci aiuterà in questo compito, perché nasce con una funzione ben precisa: non bloccare la salienza (significato della percezione del mondo), essere ben tollerato ed efficace, non destinato alla gestione cronica del paziente, ma alla riabilitazione che ci porta verso la guarigione».