A un anno dall'avvio della sperimentazione, è al momento positivo l'esito per la paziente italiana 'numero uno' che per prima è stata trattata con cellule staminali mesenchimali adulte contro la sclerosi multipla (SM), nell'ambito del progetto internazionale MESEMS.

Ad annunciarlo è Antonio Uccelli, coordinatore mondiale della sperimentazione e responsabile del Centro Sm dell'Università di Genova, in occasione del 29/o Congresso dell’European Committe for Treatment and Research in Multiple Sclerosis (Ectrims).

L’esperto è però cauto nel trarre le primissime conclusioni, e afferma: “Lei è contentissima, ma prima di poter dire che” la cura “funziona, cioè è sicura ed efficace nello ‘spegnere’ l’infiammazione alla base della sclerosi nei casi in cui la malattia non ha ancora danneggiato irreparabilmente i tessuti, ci vorrà ancora tempo”.

"La prima paziente trattata con staminali, italiana, ha iniziato la sperimentazione un anno fa ed ha ora terminato lo studio. Ad un anno - afferma Uccelli - non sono stati evidenziati effetti collaterali, ricadute o rischi, e la paziente riporta una soggettiva sensazione di benessere e miglioramento". Un esito dunque positivo ma è ancora troppo presto per trarre delle conclusioni, e l'esperto invita alla prudenza. La sperimentazione prevede, in totale, l'arruolamento di 160 pazienti e finora ne sono stati arruolati 36. I primi risultati definitivi sono attesi per il 2015.

Lo studio clinico portato avanti da Uccelli in collaborazione con centri specializzati di tutto il mondo, dalla Francia all’Australia, “a oggi ha arruolato in tutto 36 pazienti, 21 dei quali già trattati, ed è attualmente nella fase II”, racconta. La 32enne è però l’unica ad aver completato il protocollo previsto per questa fase, mentre un’altra paziente sempre italiana di 47 anni lo finirà a novembre.

Il progetto MESEMS è un trial internazionale di fase 2, realizzato in doppio cieco, multicentrico. Si basa sulle evidenze dimostrate nei modelli animali di sclerosi multipla, le quali ci fanno supporre che le cellule staminali mesenchimali possano avere una duplice funzione nella terapia della SM.

Da una parte si ipotizza che le mesenchimali possano ragionevolmente spegnere il processo infiammatorio e l’autoaggressione delle cellule immunitarie contro la struttura del sistema nervoso centrale. Dall’altra i ricercatori si propongono di verificare se esse possano rilasciare fattori utili alla sopravvivenza e possibilmente alla riparazione del tessuto danneggiato dalla malattia.

 Le cellule staminali mesenchimali  sono cellule multipotenti, di solito estratte dal midollo osseo, che hanno cioè la capacità di differenziarsi in altri tipi di cellule. Il loro destino naturale è quello di differenziare in cellule dell’osso, della cartilagine e del tessuto adiposo. Benché alcuni abbiano dimostrato che possono differenziare in vitro anche in cellule nervose, la maggior parte degli studi hanno dimostrato che questo non avviene in maniera significativa dopo somministrazione nell’uomo».

 Lo studio coinvolge nove nazioni: Italia, con 4 Centri (Genova, Milano San Raffaele, Verona e Bergamo), Francia, Spagna, Inghilterra, Danimarca, Svezia, Canada, Australia e Svizzera, dove verranno effettuate le analisi delle immagine di risonanza per controllare l’efficacia del trattamento.

“L’obiettivo – spiega Uccelli – è finire questa parte entro la metà del 2015, arruolando e trattando in tutto 160 pazienti. L’Italia è partita per prima e per questo ha già un paio di pazienti che hanno terminato il trattamento. Inoltre, abbiamo appena stretto una collaborazione con David Miller del National Hospital For Neurology and Neurosurgery Queen Square di Londra, che cercherà di capire attraverso sofisticate tecniche radiologiche se le staminali siano in grado, oltre che di fermare l’infiammazione, anche di riparare i tessuti e di facilitare la rimielinizzazione. A quel punto decideremo come impostare l’ultima fase di sperimentazione, la fase III”.

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