Sclerosi multipla, buoni risultati preliminari con evobrutinib (inibitore BTK)

La tedesca Merck ha annunciato che i risultati di uno studio clinico di Fase II, in pazienti con sclerosi multipla che assumevano un farmaco sperimentale, hanno evidenziato una significativa riduzione delle lesioni caratteristiche della malattia. La sperimentazione ha valutato evobrutinib, un inibitore della tirosina-chinasi di Bruton (BTK), come trattamento per la sclerosi multipla recidivante remittente.

La tedesca Merck ha annunciato che i risultati di uno studio clinico di Fase II, in pazienti con sclerosi multipla che assumevano un farmaco sperimentale, hanno evidenziato una significativa riduzione delle lesioni caratteristiche della malattia. La sperimentazione ha valutato evobrutinib, un inibitore della tirosina-chinasi di Bruton (BTK), come trattamento per la sclerosi multipla recidivante remittente.

Il farmaco ha raggiunto l'obiettivo primario dello studio, limitando significativamente le lesioni T1 che aumentano il gadolinio rispetto al placebo, dopo 12, 16, 20 e 24 settimane.

La tirosina-chinasi di Bruton è una molecola che traduce il segnale proveniente dal recettore presente sulla superficie dei linfociti B, attivandoli.

Le lesioni T1 vengono evidenziate con una modalità della risonanza magnetica che permette di individuare maggiori dettagli. In particolare, somministrando una sostanza denominata gadolinio e osservando come “entra” nelle lesioni (è captato selettivamente), si può valutare l’intensità dei fenomeni infiammatori che vi si sviluppano.

Un farmaco multivalente
Nella sclerosi multipla, lo studio clinico di Fase II sta valutando la sicurezza e l'efficacia di evobrutinib in pazienti con sclerosi multipla recidivante remittente. I 267 pazienti arruolati sono stati divisi in cinque gruppi e trattati con tre diversi dosaggi di evobrutinib, placebo o dimetilfumarato, per 24 settimane. Alla fine delle 24 settimane, ai pazienti trattati con placebo verrà somministrato evobrutinib alla dose più bassa.

Rispetto al placebo, evobrutinib ha prodotto riduzioni "clinicamente significative" delle lesioni infiammate di recente, che caratterizzano le ricadute della sclerosi multipla. Questi declini sono stati osservati in quattro punti temporali dalle 12 alle 24 settimane, che sono serviti come endpoint primario dello studio.

Merck ha fatto sapere che la sperimentazione ha raggiunto il suo obiettivo primario, ma non ha fatto alcun cenno sul significato statistico e deve ancora fornire i valori di significatività. Altre parti mancanti dei dati includono la quantificazione dell'effetto di evobrutinib sulle lesioni, un confronto tra il farmaco e il dimetilfumarato, e qualsiasi informazione sugli eventi avversi.

Il farmaco è in valutazione anche per il trattamento dell’artrite reumatoide e del lupus eritematoso sistemico.
Merck sta anche studiando un altro inibitore BTK proprietario in oncologia, M7583, attualmente in fase di valutazione in uno studio clinico di Fase I sulle neoplasie ematologiche.

La società di ricerca GlobalData stima che il mercato della terapia della sclerosi multipla avrà un tasso di crescita annuo composto del 2,9% nei prossimi anni, e raggiungerà $ 25,3 mld nel 2026.

Gli inibitori BTK in altre patologie
La cosa certa su evobrutinib è il suo meccanismo d'azione, e gli inibitori di BTK si sono già dimostrati molto efficaci e redditizi in altri contesti patologici.
Ad esempio, Imbruvica (ibrutinib) di J&J/AbbVie ha ottenuto l'approvazione della Fda per diversi tipi di linfoma, leucemia linfatica cronica e la malattia cronica graft-versus-host. Nel 2017, J&J ha fatto registrare $ 1,89 mld di entrate dal farmaco mentre AbbVie $ 2,57 mld.

Anche Sanofi ha mostrato interesse per gli inibitori della BTK, anticipando $ 40 mln e mettendo sul piatto altri $ 756 mln a raggiungimento dei traguardi di sviluppo del candidato contro la sclerosi multipla PRN2246, di Principia Biopharma. Alcuni mesi prima di questo accordo, Loxo Oncology ha accettato di pagare $ 40 mln per acquisire il programma BTK di RedX Pharma.

Evobrutinib
È un inibitore orale altamente selettivo della tirosina-chinasi di Bruton, importante per lo sviluppo e il funzionamento di varie cellule immunitarie, compresi i linfociti B e i macrofagi. Il farmaco è progettato per inibire le risposte primarie delle cellule B, come la proliferazione e il rilascio di anticorpi e citochine, senza influenzare direttamente le cellule T. Si ritiene che l'inibizione di BTK sopprima le cellule produttrici di autoanticorpi, azione ritenuta terapeuticamente utile in alcune malattie autoimmuni. Evobrutinib è attualmente sotto indagine clinica e non è approvato per alcun uso in nessuna parte del mondo.