Sclerosi multipla, l'efficacia del trapianto di staminali si mantiene fino a 5 anni

Il trapianto autologo di cellule staminali ematopoietiche, un trattamento sperimentato da pi¨ di 20 anni nei pazienti con sclerosi multipla severa o refrattaria ai trattamenti, potrebbe avere un successo a lungo termine nella terapia di questi individui. Lo dimostrano i risultati di una meta analisi presentata a Londra in occasione della 32░ edizione del Congresso dell'European Committee for Treatment and Research in Multiple Sclerosis (ECTRIMS), condotta dalla Prof.ssa Maria Pia Sormani e colleghi dell'UniversitÓ degli Studi di Genova.

Il trapianto autologo di cellule staminali ematopoietiche, un trattamento sperimentato da più di 20 anni nei pazienti con sclerosi multipla severa o refrattaria ai trattamenti, potrebbe avere un successo a lungo termine nella terapia di questi individui. Lo dimostrano i risultati di una meta analisi presentata a Londra in occasione della 32° edizione del Congresso dell’European Committee for Treatment and Research in Multiple Sclerosis (ECTRIMS), condotta dalla Prof.ssa Maria Pia Sormani  e colleghi dell’Università degli Studi di Genova.

Lo studio dimostra che dopo 5 anni dal trapianto, il 67% dei pazienti trattati in 15 trial clinici ha raggiunto lo stato di NEDA, ovvero nessuna attività di malattia. Inoltre, l’83% dei 764 soggetti inclusi nella meta analisi e sottoposti a trapianto autologo di cellule staminali ha mantenuto lo stato di NEDA per un periodo di due anni.

Secondo Sormani, “I risultati dimostrano una maggiore percentuale di soggetti che hanno raggiunto il NEDA tra quelli sottoposti a trapianto rispetto ai pazienti trattati con farmaci modificanti la malattia, sottolineando che il trapianto potrebbe essere un’alternativa di trattamento potenzialmente più efficace per i pazienti con una malattia molto aggressiva. La nostra analisi ha mostrato che il 67% dei soggetti trattati ha mantenuto lo stato di NEDA per un periodo di 5 anni”.

I pazienti arruolati nella meta analisi erano soggetti con una malattia aggressiva e che non avevano risposto ai farmaci. Gli esperti riconoscono, però, che l’apparente efficacia della terapia immuno-ablativa seguita dal trapianto autologo di cellule staminali non è definitiva. Come spiegano gli esperti, “Per valutare l’efficacia di questo trattamento occorrono studi clinici ad hoc per raggiungere un livello di evidenze accettabile per la comunità neurologica e le autorità regolatorie”.

Per l’analisi, i ricercatori hanno revisionato i dati pubblicati in letteratura dal 1995 al 2016 sul trapianto autologo di cellule staminali per il trattamento della sclerosi multipla.

Gli esperti hanno incluso dati riguardanti la mortalità, il tasso di progressione della malattia e lo stato di NEDA. La progressione della malattia era definita come un aumento di un punto della scala EDSS o un aumento di 0,5 punti se la scala EDSS era pari o superiore a 5,5.

La stima della mortalità combinata associata al trattamento era pari a 1,9% (IC 95% 1,2%-3,1%). Il tasso di mortalità a un anno era pari al 2,3% (IC 95% 0,54%-3,2%) e la mortalità generale durante il secondo anno dopo il trapianto era pari allo 0,9% (IC 95% 0,4%-1,8%). Nessun caso di decesso è stato osservato tra i pazienti trapiantati dopo il 2008 rispetto al 3,0% (IC 95% 1,9%-4,9%, P<0,001) dei pazienti arruolati negli studi precedenti.

Per quanto riguarda la mortalità, Sormani fa notare che tutti i decessi si erano verificati nel primo decennio di studi indicando l’esistenza di un miglioramento nelle tecniche di trapianto. Oltre ai pazienti dei primi studi, i soggetti maggiormente a rischio di mortalità associata al trapianto erano quelli con una malattia più avanzata, con un valore EDSS maggiore di 5,5. Anche i soggetti con forme progressive della malattia avevano un rischio superiore di eventi fatali associati al trattamento.

Nei primi studi analizzati, dove è stato osservato un più elevato tasso di mortalità associato al trattamento, l’incidenza di decessi era maggiore se meno del 40% dei pazienti che avevano la malattia nella forma recidivante remittente era nel trial.

“Nel trapianto di cellule staminali, spiega Sormani, l’ablazione del sistema immunitario fornisce un campo fertile per la formazione di un nuovo sistema immune libero dalle molecole infiammatorie associate ai sintomi della malattia. L’idea è che questo trattamento è in grado di sopprimere l’attività infiammatoria e ripristinare il sistema immunitario. In pratica, il sistema immunitario riparte da zero e si ricostruisce senza la malattia”.

Sormani M, et al "Autologous haematopoietic stem cell transplantation in multiple sclerosis: A meta-analysis" ECTRIMS 2016; Abstract 751.