Sclerosi multipla, ozanimod migliora la velocitÓ di elaborazione cognitiva e riduce le recidive e le lesioni cerebrali

In pazienti con sclerosi multipla ozanimod ha migliorato la velocitÓ di elaborazione cognitiva e ha ridotto recidive e lesioni rilevate con risonanza magnetica nei pazienti con malattia recidivante precoce. Sono i risultati delle analisi post hoc dei dati degli studi III SUNBEAM e RADIANCE Parte B, presentati al congresso dell'European Committee for Treatment and Research in Multiple Sclerosis (ECTRIMS) che si Ŕ tenuto a Berlino.

In pazienti con sclerosi multipla ozanimod ha migliorato la velocità di elaborazione cognitiva e ha ridotto recidive e lesioni rilevate con risonanza magnetica nei pazienti con malattia recidivante precoce. Sono i risultati delle analisi post hoc dei dati degli studi III SUNBEAM e RADIANCE Parte B, presentati al congresso dell’European Committee for Treatment and Research in Multiple Sclerosis (ECTRIMS) che si è tenuto a Berlino.

Più in dettaglio, in una analisi post hoc dei dati a 12 mesi dello studio registrativo di fase III SUNBEAM, ozanimod ha mostrato effetti positivi sulla velocità di elaborazione cognitiva in pazienti affetti da sclerosi multipla. Inoltre, in due analisi post hoc dei dati aggregati degli studi di fase III SUNBEAM e RADIANCE Parte B in pazienti con sclerosi multipla recidivante (RMS) precoce, il farmaco ha ridotto le percentuali di recidiva e le lesioni annualizzate rilevate con l'imaging a risonanza magnetica (MRI) in 12 mesi rispetto ai pazienti con malattia più avanzata.

I due studi hanno valutato l’efficacia e la sicurezza di ozanimod alle dosi orali di 1 e 0,5 mg per almeno 12 mesi (SUNBEAM) o per 24 mesi (RADIANCE) rispetto al trattamento di prima linea con interferone β-1a (IFN) alla dose settimanale di 30 μg per via intramuscolare.

Ozanimod
È un nuovo modulatore selettivo dei recettori 1 e 5 della sfingosina 1-fosfato (S1P1 e S1P5) a somministrazione orale, in sviluppo per il trattamento di patologie immuno-infiammatorie come sclerosi multipla, colite ulcerosa e morbo di Crohn. È un composto sperimentale non ancora approvato per nessun uso in nessun Paese.

Si ritiene che il legame selettivo con S1P1 inibisca la migrazione verso i siti di infiammazione di specifici linfociti attivati. Il risultato è una riduzione dei linfociti T e B circolanti che porta a un effetto antinfiammatorio, senza incidere sul resto della risposta immunitaria. Si ritiene inoltre che l'associazione selettiva con S1P5 attivi cellule specifiche all'interno del sistema nervoso centrale e che abbia il potenziale per favorire la rimielinizzazione e prevenire i difetti sinaptici.

Miglioramento della funzione cognitiva
Una analisi post hoc ha esaminato l'effetto di ozanimod sulla velocità di elaborazione cognitiva, basato sulle prestazioni del Symbol Digit Modalities Test (SDMT). Al 12esimo mese ozanimod ha mostrato vantaggi nel punteggio SDMT rispetto a interferone (differenza di 1,6 punti con ozanimod 1 mg e 1,2 punti con ozanimod 0,5 mg), inoltre un maggior numero di pazienti ha evidenziato miglioramenti clinicamente significativi (≥4 punti) nella velocità di elaborazione con entrambe le dosi di ozanimod rispetto a IFN.

«Il rallentamento dell’'elaborazione cognitiva, che è comune nella sclerosi multipla, spesso compromette la qualità della vita delle persone che vivono con questa condizione cronica», ha detto Bruce Cree dell'Università della California e autore di entrambe le analisi. «Questi nuovi risultati suggeriscono che, in confronto a interferone, ozanimod abbia un effetto benefico sulla rapidità di elaborazione».

Meno recidive e lesioni MRI
Una analisi post hoc sulla percentuale annualizzata delle recidive (ARR) e sulle lesioni MRI ha valutato l'effetto di ozanimod in pazienti con RMS precoce rispetto a quelli con malattia più avanzata. La RMS precoce è stata definita sulla base di un profilo di base composito, tra cui 3 anni o meno dalla diagnosi, una scala di disabilità estesa (EDSS) di 3,5 o meno e l'uso di uno o nessun trattamento modificante la malattia. Negli studi di fase III aggregati, sono state valutate due dosi di ozanimod orale (1 mg e 0,5 mg) rispetto a IFN in 2.659 pazienti trattati per due anni.

In questa analisi l'ARR a 12 mesi era inferiore con ozanimod rispetto a IFN sia per i pazienti con RMS precoce (ozanimod 1 mg: 0,149, 0,5 mg: 0,200, IFN: 0,285), sia in quelli con RMS più avanzata, rispettivamente 0,217, 0,277 e 0,363).

Lo stesso per la riduzione delle lesioni MRI in entrambe le forme della malattia. Nei pazienti con RMS precoce, il numero medio di lesioni captanti il gadolinio (GdE, gadolinium-enhancing) a 12 mesi era 0,263 con ozanimod 1 mg, 0,458 con ozanimod 0,5 mg e 0,656 con IFN. Per quelli con RMS più avanzata, il numero medio di lesioni GdE era rispettivamente di 0,278, 0,323 e 0,915.

Il numero medio di lesioni T2 nuove o più grandi a 12 mesi per i pazienti con RMS precoce è stato 2.952 con ozanimod 1 mg, 3.744 con ozanimod 0,5 mg e 4.633 con IFN. Per i pazienti con RMS più avanzata, i numeri erano rispettivamente 2.514, 2.903 e 4.710.

In entrambi gli studi le reazioni avverse più comuni (≥ 5%) che sono risultate più elevate con ozanimod rispetto a IFN erano infezioni del tratto respiratorio superiore, infezioni del tratto urinario, aumenti di alanina aminotransferasi e aumenti di gamma-glutamil transferasi.

Bibliografia

Clerico M et al. Extended interval dosing of natalizumab: is efficacy preserved? Presented at: 34th Congress of the European Committee for Treatment and Research in Multiple Sclerosis. October 10-12, 2018; Berlin, Germany. Poster P587.

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