SLA, frequenti problemi cognitivi e comportamentali che peggiorano con la progressione della malattia

A differenza di quanto spesso si ritiene, la sclerosi laterale amiotrofica (SLA) non influenza solo la funzione motoria, ma comporta anche problemi cognitivi e comportamentali che si intensificano con il progredire della malattia. Al punto che negli stadi finali della patologia solo il 20 per cento dei pazienti ne Ŕ privo. Sono i risultati di uno studio osservazionale irlandese appena pubblicato su Neurology.

A differenza di quanto spesso si ritiene, la sclerosi laterale amiotrofica (SLA) non influenza solo la funzione motoria, ma comporta anche problemi cognitivi e comportamentali che si intensificano con il progredire della malattia. Al punto che negli stadi finali della patologia solo il 20 per cento dei pazienti ne è privo. Sono i risultati di uno studio osservazionale irlandese appena pubblicato su Neurology.

In particolare, sarebbero più compromessi i domini cognitivi legati alla fluidità delle lettere e alle funzioni esecutiva e linguistica, e alcuni fattori comportamentali come maggiori apatia e disinibizione, con solo una minima influenza su memoria e funzione visuo-spaziale.

«I cambiamenti cognitivi e comportamentali sono un sintomo comune della SLA e si riscontrano nelle prime fasi della malattia» ha detto l’autrice Sharon Abrahams dell’Università di Edimburgo, Irlanda. «Sono ancora più comuni negli stadi successivi e si verificano nell'80% dei pazienti».

La SLA è caratterizzata da degenerazione progressiva dei motoneuroni e porta alla morte entro 2 o 3 anni dall'inizio della malattia. La comprensione della malattia è cambiata radicalmente negli ultimi 25 anni, ha detto la Abrahams. «Prima era considerato una patologia del sistema motorio, limitata al controllo del movimento». Negli ultimi anni i ricercatori hanno tuttavia appreso che alcuni pazienti sviluppano cambiamenti cognitivi e comportamentali, fino alla demenza frontotemporale.

I dettagli dello studio
La relazione tra la progressione fisica della malattia e questi cambiamenti cognitivo/comportamentali non era chiara. Soprattutto non era noto se si verificano all'inizio della malattia o se progrediscono con l’aumento della disabilità.

Lo studio osservazionale multicentrico ha incluso 161 pazienti (età media all'esordio della malattia, 59,4 anni, età media al momento del test, 61,4 anni) che soddisfacevano i criteri per SLA possibile, probabile o definita, reclutati in tre centri di ricerca a Edimburgo, Dublino e Londra tra giugno 2014 e giugno 2016. Per 149 di questi i caregiver hanno fornito i dati comportamentali. Sono stati inclusi anche 80 controlli sani.

Per misurare la stadio clinico della patologia è stato utilizzato il nuovo King's Clinical Staging System, che valuta i pazienti in base al numero di aree interessate dal deterioramento fisico: stadio 1, se è interessata una sola regione, come le braccia o le gambe, stadi 2 e 3, se sono interessate rispettivamente due e tre regioni, e stadio 4 in caso di problemi respiratori e alimentari che richiedono un supporto esterno.

Per valutare lo stato neuropsicologico, i ricercatori hanno utilizzato l’Edinburgh Cognitive and Behavioural ALS Screen (ECAS), progettato per rilevare i tipi di cambiamento cognitivo e comportamentale riscontrati nella malattia. L'ECAS consiste di 15 sottotest attraverso cinque domini cognitivi. I ricercatori hanno unito i domini che sono tipicamente influenzati dalla SLA (funzioni linguistiche, funzioni esecutive, fluidità delle lettere) per generare un punteggio composito SLA-specifico e hanno combinato la memoria e la funzione visuospaziale per generare un punteggio SLA-non specifico.

Differenze significative…
Nel gruppo SLA, il 64% dei pazienti aveva una malattia classica con insorgenza dei sintomi negli arti superiori o inferiori, il 26% aveva un esordio bulbare (se vengono colpiti prima i motoneuroni a livello della corteccia cerebrale), il 9% un esordio misto (bulbare e spinale) e l'1% un esordio respiratorio.

Lo studio ha mostrato differenze significative tra i gruppi relativamente a linguaggio, funzioni esecutive (problemi di pianificazione, attenzione, organizzazione e decision making), fluidità delle lettere e memoria, ma nessuna differenza significativa per il funzionamento visuospaziale. I punteggi totali compositi SLA-specifici, SLA-non specifici e ECAS hanno dimostrato differenze significative tra i gruppi.

I ricercatori hanno anche scoperto che i pazienti nei quali la malattia ha colpito la regione bulbare avevano maggiori probabilità di avere problemi cognitivi e comportamentali. «Sembra che in questo tipo di pazienti queste vie cerebrali possano essere più vulnerabili», ha commentato Abrahams.

…correlate allo stadio della malattia
L'analisi ha mostrato che i domini cognitivi SLA-specifici, le prestazioni totali ECAS e il numero di caratteristiche comportamentali segnalate erano significativamente correlate agli stadi clinici della malattia, mentre non lo erano le funzioni cognitive non tipicamente influenzate dalla malattia (memoria e funzionamento visuospaziale).

«Pensiamo che nella SLA i lobi frontali siano particolarmente vulnerabili alla patologia e che queste funzioni siano meno dipendenti dai lobi frontali», ha spiegato Abrahams. «Le funzioni interessate, come le funzioni esecutive, dipendono maggiormente dai lobi frontali intatti».

Anche la compromissione comportamentale è risultata correlata allo stadio della malattia. Tutti e cinque i domini comportamentali dell'ECAS hanno dimostrato una compromissione crescente nelle fasi più avanzate.

«Questo è il primo studio a dimostrare che i cambiamenti cognitivi e del comportamento sono presenti nelle prime fasi della SLA e che i pazienti sono sempre più compromessi negli stadi successivi della malattia», ha detto la Abrahams. Allo stadio terminale della malattia solo il 20% dei pazienti non presenta cambiamenti cognitivi o comportamentali».

Importanza di uno screening precoce
La credenza che la SLA comporti un progressivo deterioramento motorio ma non cognitivo può essere dovuta al fatto che la disabilità fisica può mascherare i deficit cognitivi o che i pazienti in genere smettono di lavorare, quindi vengono meno sollecitate le loro funzioni cognitive superiori, ha spiegato la Abrahams

Le nuove scoperte sottolineano l'importanza di uno screening precoce di routine utilizzando sistemi di valutazione come l'ECAS, in modo da identificare i cambiamenti nella fase precoce della malattia. «Potrebbero essere messe in atto delle strategie per ridurre al minimo l'impatto di queste menomazioni sui pazienti e su chi li assiste, come fornire un supporto con la pianificazione e il processo decisionale, o aiutare i caregiver ad affrontare alcuni dei comportamenti problematici», concludono gli autori.

Bibliografia

Crockford C et al. ALS-specific cognitive and behavior changes associated with advancing disease stage in ALS. Neurology. Published online September 12, 2018

http://n.neurology.org/content/early/2018/09/12/WNL.0000000000006317